La Ferrero di Alba ha licenziato un operaio dopo che, durante il turno, questi ha colpito un collega mentre faceva una dimostrazione di arti marziali. I fatti risalgono all’aprile del 2025 e l’uomo, addetto al confezionamento della Linea Kinder, avrebbe sferrato due colpi all’addome del lavoratore al suo fianco, che era stato preso alla sprovvista, stando a quanto riferito dai presenti.
La dinamica dell’episodio e il provvedimento aziendale
Secondo la ricostruzione contenuta nella documentazione interna, l’operaio — descritto come esperto e maestro di arti marziali — aveva iniziato a parlare delle proprie abilità e, verso la fine del turno, avrebbe detto «Dai ti faccio vedere una mossa» prima di colpire il collega. Un mese dopo l’azienda ha proceduto con il licenziamento. Nella lettera di contestazione consegnata all’operaio la società ha motivato il provvedimento con la gravità del gesto: «Gli accertamenti effettuati sulla sua condotta complessiva hanno portato alla luce l’estrema gravità del suo comportamento, tale da ledere il vincolo fiduciario necessariamente esistente in ogni rapporto di lavoro», si legge nella comunicazione aziendale.
La scelta di Ferrero è stata motivata dall’azienda come conseguenza del rischio di reiterazione del comportamento e della violazione delle regole di sicurezza sul luogo di lavoro. L’operaio ha impugnato il provvedimento contestando il licenziamento e denunciando, attraverso la difesa, un presunto abuso del potere disciplinare da parte datoriale.
La decisione del tribunale e le conseguenze economiche
A più di un anno di distanza, il Tribunale civile di Asti ha però dato ragione all’azienda. La giudice del lavoro Ivana Lo Bello ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendolo proporzionato al gesto commesso e sussistendo il nesso di causalità tra il comportamento del lavoratore e il provvedimento disciplinare.
Nella sentenza di primo grado il Tribunale «esclude anche l’eccepito abuso del potere disciplinare da parte datoriale denunciato dalla difesa dell’operaio», si legge. Il giudice ha inoltre condannato l’operaio al pagamento delle spese legali, quantificate in 8 mila euro circa. La pronuncia chiude per ora il primo grado del giudizio e lascia ferma la valutazione sull’uso del potere disciplinare da parte dell’azienda.
Il caso resta circoscritto ai documenti del procedimento e alle dichiarazioni raccolte in sede disciplinare: l’iter giudiziario di primo grado conferma il licenziamento dell’operaio della Ferrero come misura legittima alla luce della condotta contestata.
