L’Italia dei prossimi decenni sarà meno popolosa, più anziana e composta da famiglie sempre più piccole. È lo scenario tracciato dalle nuove previsioni demografiche dell’Istat, con base al primo gennaio 2025, che descrivono una riduzione della popolazione destinata ad accompagnare il Paese almeno fino al 2080.
Secondo lo scenario mediano elaborato dall’Istituto, dai 58,9 milioni di residenti del 2025 si passerà a 58,7 milioni nel 2030 e a 55 milioni nel 2050. La contrazione diventerà ancora più marcata nei trent’anni successivi: nel 2080 in Italia dovrebbero vivere 45,8 milioni di persone, oltre 13 milioni in meno rispetto al punto di partenza.
Il calo, sottolinea l’Istat, appare difficilmente reversibile: anche gli scenari demografici più favorevoli non indicano nel medio periodo un ritorno agli attuali livelli della popolazione.
Sempre meno nascite, aumentano gli anziani
Alla base della trasformazione c’è soprattutto il persistente squilibrio tra nascite e decessi. Nello scenario mediano, le nascite dovrebbero attestarsi intorno a 355mila l’anno fino al 2030, per poi diminuire a 335mila nel 2050 e a 281mila nel 2080.
I decessi seguiranno invece la direzione opposta, anche per effetto dell’ingresso delle numerose generazioni del baby boom nelle fasce di età più avanzate. Dai circa 652mila del 2025 si dovrebbe arrivare a un picco di 869mila morti nel 2058.
Il saldo migratorio con l’estero continuerà a essere positivo, ma secondo l’Istat non sarà sufficiente a compensare il deficit naturale tra nascite e decessi.
A cambiare sarà quindi anche la struttura per età del Paese. Gli over 65, che nel 2025 rappresentano circa un quarto della popolazione, arriveranno a pesare per oltre un terzo entro la metà del secolo. Nel 2080 l’età media dovrebbe raggiungere 52,1 anni, mentre gli ultraottantacinquenni saliranno fino all’8,4% della popolazione.
Nel 2050 più coppie senza figli che con figli
La trasformazione demografica investirà direttamente anche il modello familiare. Le coppie con figli, oggi circa 7,5 milioni e pari al 28,1% delle famiglie, dovrebbero scendere a 5,8 milioni nel 2050, rappresentando appena il 21,1% del totale.
Percorso inverso per le coppie senza figli, destinate a crescere dagli attuali 5,4 milioni a 5,9 milioni nel 2050, con un aumento dell’8,8%. La loro incidenza raggiungerà il 21,4% e, per la prima volta, diventeranno quindi più numerose delle coppie con figli.
Parallelamente aumenterà il peso delle persone che vivono sole, mentre la dimensione media delle famiglie continuerà a diminuire. Il risultato sarà un Paese nel quale il concetto stesso di nucleo familiare sarà sensibilmente diverso da quello attuale.
Il Mezzogiorno rischia il calo più pesante
La riduzione della popolazione non procederà però alla stessa velocità in tutta Italia. Nel breve periodo il Nord sarà l’unica area a registrare ancora una lieve crescita, passando da 27,5 milioni di residenti nel 2025 a 27,7 milioni nel 2030. Successivamente inizierà anche qui la discesa, fino a 24,2 milioni nel 2080.
Più difficile lo scenario del Mezzogiorno. I residenti dovrebbero passare dai 19,7 milioni del 2025 a 16,7 milioni nel 2050, per arrivare a soli 12,3 milioni nel 2080: oltre un terzo in meno rispetto ai livelli iniziali. Anche le aree interne saranno particolarmente esposte allo spopolamento.
Le conseguenze non riguarderanno soltanto la distribuzione territoriale. La riduzione della popolazione tra i 15 e i 64 anni restringerà progressivamente la platea potenzialmente disponibile per il mercato del lavoro, mentre crescerà quella anziana.
Una combinazione destinata, avverte l’Istat, a porre nuove sfide alla crescita economica, al sistema pensionistico, all’assistenza sanitaria e alla sostenibilità complessiva del welfare. Il problema demografico italiano, quindi, non riguarderà soltanto quanti abitanti avrà il Paese, ma soprattutto il rapporto sempre più squilibrato tra le diverse generazioni.
