Il telescopio spaziale Roman della Nasa è stato lanciato da Cape Canaveral e si è dispiegato con successo: i pannelli solari sono aperti e lo strumento è ora in viaggio verso L2, il punto di Lagrange a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra. Il lancio è avvenuto perfettamente e la missione partirà con l’obiettivo di mappare vaste regioni del cosmo e indagare la natura della materia e dell’energia oscura.
La missione è stata definita il risultato di anni di lavoro e di complessa ingegneria: l’amministratore capo della Nasa Jared Isaacman ha sottolineato che “il telescopio Roman sta per aprire una finestra completamente nuova sul nostro universo”. Per la responsabile scientifica Jackie Townsend, Roman potrebbe permettere la scoperta di migliaia di nuovi pianeti grazie a un campo visivo molto più ampio rispetto ai predecessori.
Cosa cercherà il telescopio Roman
La missione di Roman punta a tre linee di osservazione principali: la ricerca di esopianeti, l’indagine delle galassie finora non osservabili e lo studio delle componenti che costituiscono la materia e l’energia oscura. Il telescopio osserverà zone estese del cielo con una sensibilità in grado di rilevare segnali deboli e transienti, aprendo la possibilità di trovare mondi che oggi risultano invisibili agli strumenti in orbita bassa.
Il progetto è anche il primo telescopio spaziale dedicato a una donna: la struttura porta il nome di Nancy Grace Roman, la prima astronoma capo della Nasa, ricordata per il suo impegno nello sviluppo del primo grande osservatorio spaziale. Questa dedica è stata evidenziata come simbolo dell’importanza del ruolo femminile nella ricerca astronomica e nella promozione dei telescopi spaziali come strumenti fondamentali per l’astronomia moderna.
Strumenti, dati e ritmo delle osservazioni
Al centro della capacità osservativa di Roman c’è una camera a campo largo da 300 megapixel che permetterà di scandagliare porzioni di cielo molto più ampie rispetto a quanto possibile con Hubble. Secondo il progetto, Roman raccoglierà una mole di dati che supera di gran lunga quella dei telescopi precedenti: mentre Hubble ha inviato 172 terabyte nel corso della sua attività finora, per Roman si attendono 2.500 terabyte solo nei primi cinque anni.
Questa capacità si traduce in un aumento della velocità di mappatura: Roman può coprire aree dell’universo fino a mille volte più rapidamente di Hubble, raccogliendo in un mese dati che al predecessore avrebbero richiesto un secolo. Il confronto di scala apre scenari nuovi per la costruzione di mappe tridimensionali del cosmo e per testare modelli sulla distribuzione della materia oscura e sull’evoluzione dell’energia oscura, che secondo la missione spiega l’espansione accelerata dell’universo.
I costi del lancio del telescopio Roman
Il telescopio, costato 4,3 milioni di dollari, è stato lanciato con un razzo di SpacX e porterà avanti osservazioni sistematiche che potranno fornire dati utili per comprendere la struttura dell’universo su larga scala. Roman raggiungerà la sua orbita attorno a L2 e inizierà la fase operativa dopo le verifiche in rotta e le calibrazioni degli strumenti.
La missione si propone dunque di trasformare la quantità e la qualità dei dati disponibili sugli oggetti celesti, con ricadute previste sulla scoperta di pianeti, lo studio delle galassie e la comprensione dei componenti oscuri che costituiscono la maggior parte dell’universo.
