Sigfrido Ranucci ha posto al centro della sua difesa l’allontanamento da Report, che attribuisce a una campagna denigratoria composta da 2.800 articoli. Lo ha detto ad Agrigento a margine di uno spettacolo e ha annunciato a Il Fatto Quotidiano che «farò tutto il possibile perché mi vengano riconosciuti i miei diritti», ringraziando nel contempo i direttori del Tg3 e di RaiNews24 per avergli «aperto le porte» e offerto «una sorta di asilo politico in questo momento».
Le accuse di Ranucci e la difesa della sua storia professionale
Secondo il giornalista, la decisione di allontanarlo da Report è stata giustificata dopo che «dopo 2 mesi che hanno ravanato nel passato, come ravano i maiali tra le ghiande e il fango, hanno sollevato dei cunei d’ombra». Ranucci ha indicato nel direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, la figura che «non mi ha giudicato più credibile» e che ha deciso di destinarlo ad altre testate. Per il conduttore si tratta di un affronto professionale che tocca anche la sua storia personale e familiare: «Credo di avere il diritto di vedere rispettata la mia storia e la mia famiglia, che ha fatto dei sacrifici perché io conducessi in questi anni Report e facessi l’inviato, mettendo a rischio la mia incolumità e anche quella dei miei familiari».
Ranucci ha definito la vicenda «una battaglia per la libertà di stampa», ribadendo che «non è ammissibile, in nessun Paese al mondo, che ci sia una regia che preveda una campagna denigratoria con 2.800 articoli». Nella sua ricostruzione la ripetuta pubblicazione di materiale sul suo passato ha creato la giustificazione formale per il suo spostamento dalla trasmissione d’inchiesta, e per questo intende promuovere azioni «in tutte le sedi» per tutelare sia il suo ruolo sia la possibilità che i cittadini ricevano un’informazione consapevole.
Reazioni politiche, difesa del team e prospettive professionali
Ranucci ha richiamato gli attacchi ricevuti dalla maggioranza: «C’è stato il presidente del Senato, un ministro come Salvini e poi tutto il gotha di Fratelli d’Italia. Mi hanno definito una vergogna umana», ha ricordato. Alla domanda se dietro la sua rimozione ci fosse direttamente la premier, il giornalista ha risposto che «questo non lo posso dire», ma ha aggiunto di essere rimasto «dispiaciuto dal suo silenzio perché la giudico una persona più alta».
Ranucci ha difeso la squadra storica di Report e ha espresso critiche sull’opzione di affidare la trasmissione a Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti: «Sono dei professionisti, ma non vanno bene per Report. Questa è la mia opinione». Ha avvertito che l’allontanamento di alcuni membri della redazione sarebbe «una perdita gravissima per l’azienda», ricordando che sono «persone che si sono formate in vent’anni e hanno competenze sulla sanità, sulla pubblica amministrazione, sulla mafia e sull’ambiente che non ha nessuno in Rai».
Infine Ranucci ha ribadito l’impegno personale: se le porte della Rai dovessero restare chiuse, «farò quello che ho sempre fatto con Report: una battaglia per le libertà, per l’inclusione e per stare vicino alle persone più fragili e più deboli». Questa è la sua promessa pubblica e il passo che intende seguire nei prossimi mesi.
