Continua lo scontro intorno all’addio di Sigfrido Ranucci alla conduzione di Report. Dopo le dichiarazioni del giornalista sulle scelte della Rai per il futuro della trasmissione, a intervenire è Unirai-Figec, che prende le difese dei colleghi individuati dall’azienda e attacca duramente l’ormai ex conduttore.
Al centro della polemica ci sono soprattutto le parole utilizzate da Ranucci per commentare la decisione della Rai e i nomi scelti per prendere il suo posto. Dichiarazioni che il sindacato considera offensive nei confronti dei giornalisti coinvolti.
Unirai contro Ranucci: “Non può definire mediocre la scelta della Rai”
“Solidarietà ai colleghi indicati dalla Rai per condurre Report”, afferma Unirai in una nota. Il sindacato contesta innanzitutto il giudizio espresso da Ranucci sulla scelta dell’azienda, definita dal giornalista uno “schiaffo alla meritocrazia”.
Secondo Unirai, l’ex conduttore non può “offendere e definire mediocre” la decisione della Rai, ricordando che i due giornalisti scelti sono vincitori di concorso e possono vantare una lunga esperienza professionale nel giornalismo d’inchiesta.
Ma a provocare la reazione più dura è soprattutto un altro termine utilizzato da Ranucci: “collaborazionisti”. Per il sindacato non si tratta semplicemente di una critica alla linea adottata dall’azienda, ma di una definizione capace di mettere in discussione la dignità professionale dei colleghi.
“È un’etichetta infamante”, sostiene Unirai, perché rischierebbe di presentarli davanti all’opinione pubblica come professionisti che hanno “tradito il proprio ruolo”.
Report cambia volto dopo l’uscita di Ranucci
Nella stessa nota il sindacato difende il nuovo corso della trasmissione e rivendica il cambiamento deciso dalla Rai. Report sarà più giovane e avrà anche un volto femminile, sottolinea Unirai, che lega il rinnovamento anche alla possibilità di recuperare una parte del pubblico della trasmissione.
La presa di posizione arriva nel pieno delle tensioni provocate dal cambio alla guida dello storico programma d’inchiesta. Ranucci aveva criticato apertamente la scelta dei suoi successori, mentre anche alcuni inviati della trasmissione avevano contestato la decisione presa dall’azienda.
Il caso Regeni e l’ipotesi del Cairo
Un secondo fronte riguarda invece le alternative professionali che sarebbero state prospettate a Ranucci dalla Rai. Tra queste, secondo quanto raccontato dal giornalista, ci sarebbe stata anche la possibilità di diventare corrispondente dal Cairo.
Commentando l’ipotesi, Ranucci aveva fatto riferimento alla morte di Giulio Regeni, chiedendosi provocatoriamente se qualcuno auspicasse per lui la stessa sorte del ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto.
Un accostamento che Unirai condanna con particolare durezza. Secondo il sindacato, quelle parole chiamano in causa “un ragazzo torturato e ucciso” e finiscono per attribuire alla Rai una presunta volontà di nuocere al giornalista.
“Le parole hanno un peso. Soprattutto quando vengono pronunciate da chi ha una responsabilità pubblica e professionale”, conclude Unirai, chiedendo “rispetto per tutti. Per i colleghi, per la Rai e per chi non c’è più”.
Ranucci rivendica il premio come miglior conduttore
Ranucci, intanto, nelle stesse ore ha sottolineato quello che considera un paradosso. Il giornalista ha annunciato sui social di aver ricevuto il 48esimo Premio Nazionale Garitta come miglior conduttore televisivo, riconoscimento assegnato sulla base di un sondaggio nazionale condotto nelle ultime settimane su un campione di 3mila persone.
“Nonostante non sia più, per la Rai, il conduttore di Report, oggi ricevo il 48esimo Premio Nazionale Garitta”, ha scritto, ringraziando il pubblico per la “passione e dedizione”.
Lo scontro sull’uscita da Report continua dunque ad allargarsi. Alle tensioni interne alla Rai si è aggiunta nelle ultime ore anche la polemica politica ad Agrigento, dove Fratelli d’Italia ha contestato la concessione del Teatro dell’Efebo per uno spettacolo di Ranucci dopo alcune sue dichiarazioni su Totò Riina.
