Sigfrido Ranucci torna a parlare della vicenda che lo vede al centro delle polemiche e denuncia una campagna mediatica che, a suo giudizio, avrebbe assunto dimensioni eccezionali. In un messaggio pubblicato sui propri canali social, il giornalista ha ringraziato quanti gli hanno espresso solidarietà e ha definito quanto accaduto negli ultimi due mesi una vera e propria operazione di delegittimazione.
Ranucci: “Oltre duemila articoli contro di me”
Ranucci sostiene di essere stato oggetto, negli ultimi due mesi, di una quantità di articoli che supera quota duemila. Il giornalista parla di una “character assassination” che considera senza precedenti, non soltanto in Italia ma, secondo la sua valutazione, forse anche a livello internazionale.
Nel suo intervento descrive inoltre questa esposizione mediatica come una sorta di “gogna politica” portata avanti da giornali che considera riconducibili a precise aree di partito. Il conduttore ha quindi rivolto un ringraziamento alle persone che in queste settimane gli hanno fatto arrivare messaggi di vicinanza e affetto.
L’appuntamento a Cerveteri con “Diario di un trapezista”
Ranucci ha poi dato appuntamento al pubblico per domani a Cerveteri, dove sarà impegnato con il suo spettacolo Diario di un trapezista. Al termine della rappresentazione, ha spiegato, resterà a disposizione degli spettatori per parlare con loro, confrontarsi e, più semplicemente, stringere una mano o scattare una fotografia. Il giornalista ha lasciato intendere che proprio dopo quell’appuntamento potrebbero emergere elementi in grado di rendere più comprensibile l’intera vicenda: “Dopo quello spettacolo molte cose saranno più chiare”, ha scritto.
Unirai Figec replica a Ranucci sul caso Lavitola
Oltre alle parole di Ranucci è arrivata anche una reazione di Unirai Figec, che ha contestato in particolare un passaggio dell’intervento di Giuseppe Giulietti rilanciato dal giornalista sui suoi profili social. Il sindacato considera particolarmente grave il fatto che le accuse siano state indirizzate contro la Rai e i suoi vertici, fino a suggerire che l’azienda avrebbe dovuto interrogarsi sull’opportunità di continuare a far lavorare Valter Lavitola.
Secondo Unirai Figec, questa ricostruzione finirebbe per coinvolgere non soltanto i vertici della Rai, ma anche la reputazione dei lavoratori dell’azienda. Il sindacato pone quindi una domanda sul ruolo attribuito a Lavitola nella vicenda, ricordando che l’uomo è indicato dagli inquirenti come presunto mandante dell’attentato e che avrebbe ammesso di averne commissionato la realizzazione.
“La Rai non è il nemico”
Unirai Figec respinge quindi quella che considera una rappresentazione della Rai come soggetto da mettere sotto accusa attraverso insinuazioni e allusioni. L’organizzazione sindacale sostiene invece che l’azienda debba essere considerata una realtà chiamata ad accertare i fatti e a garantire il servizio pubblico.
Per questo il sindacato ha preso le distanze dalle affermazioni rilanciate da Ranucci e ha chiesto alla Rai di difendere con decisione la propria reputazione e quella delle migliaia di persone che vi lavorano. Unirai Figec ha inoltre sollecitato gli organismi competenti dell’azienda a valutare se la condotta contestata sia compatibile con il Codice Etico della Rai, con gli obblighi legati al ruolo ricoperto e con i principi del Servizio Pubblico.
La nota si chiude con un messaggio netto: secondo Unirai Figec, la Rai non dovrebbe essere considerata un avversario, perché “la Rai è chi ci lavora”.
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