El Niño continua a rafforzarsi nel Pacifico tropicale e potrebbe trasformarsi nei prossimi mesi in uno degli episodi più intensi mai osservati, se non nel più forte dall’inizio delle rilevazioni moderne. Le ultime previsioni internazionali stanno aumentando l’attenzione su un fenomeno climatico capace di modificare precipitazioni e temperature su scala globale e i cui effetti potrebbero diventare particolarmente evidenti tra la fine del 2026 e il 2027.
La World Meteorological Organization (WMO) conferma che un El Niño forte è già in corso e dovrebbe intensificarsi ulteriormente. Le proiezioni dei principali centri meteorologici indicano anomalie della temperatura superficiale del Pacifico equatoriale che potrebbero superare i 2,9 gradi centigradi in alcune delle principali aree utilizzate per monitorare il fenomeno.
La NOAA statunitense è ancora più netta sul possibile sviluppo: secondo il Climate Prediction Center, esiste oltre il 90% di probabilità che El Niño raggiunga la categoria “very strong” durante l’autunno e l’inverno 2026-2027 dell’emisfero settentrionale.
Perché si parla di “Super El Niño”
L’espressione “Super El Niño”, utilizzata in questi giorni da diversi media e osservatori, non rappresenta in realtà una categoria meteorologica ufficiale. La WMO classifica gli episodi ENSO come deboli, moderati, forti o molto forti.
Il termine viene però utilizzato informalmente per descrivere gli eventi eccezionalmente intensi. Ed è proprio questa la traiettoria che preoccupa gli esperti per il fenomeno attuale: alcune previsioni indicano che le temperature superficiali del Pacifico equatoriale potrebbero superare di oltre 3 gradi la media, raggiungendo livelli superiori a quelli tipici dei grandi El Niño del passato.
Il precedente episodio del 2023-2024 era stato classificato dalla WMO tra i cinque più forti mai registrati. Quello in corso potrebbe spingersi ancora oltre, anche se serviranno i dati dei prossimi mesi per stabilire definitivamente la sua intensità.
Siccità da una parte, piogge estreme dall’altra
El Niño nasce dal riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico tropicale centrale e orientale e si verifica generalmente ogni due-sette anni. Le conseguenze, però, possono estendersi molto oltre l’Oceano Pacifico.
Secondo le attuali proiezioni, India e altre aree dell’Asia meridionale, Australia meridionale e orientale e alcune zone dell’America centrale potrebbero registrare precipitazioni inferiori alla media. Condizioni più umide sono invece previste in altre regioni, tra cui parti dell’Africa orientale, dell’Asia centrale, del Nord America occidentale e del Sud America sudorientale.
Il quadro potrebbe essere ulteriormente complicato dalla possibile formazione di un Dipolo positivo dell’Oceano Indiano, un altro importante meccanismo climatico in grado di amplificare in alcune regioni il rischio di siccità, alluvioni e incendi.
Anche l’Europa non è completamente estranea agli effetti. Le proiezioni WMO per il periodo agosto-ottobre mostrano una forte probabilità di temperature superiori alla norma nell’Europa meridionale, mentre le conseguenze sulle precipitazioni possono cambiare sensibilmente da una zona all’altra.
Il rischio di un 2027 da record
Una delle maggiori preoccupazioni riguarda le temperature globali. El Niño ha normalmente un effetto riscaldante sul clima terrestre e il suo impatto sulle temperature tende a manifestarsi con particolare forza nell’anno successivo alla sua formazione.
Per questo il 2027 è già osservato speciale dagli scienziati. Un El Niño eccezionalmente intenso si sta infatti sviluppando su un pianeta già riscaldato dalle emissioni di gas serra e con temperature oceaniche estremamente elevate.
È una combinazione che potrebbe spingere ulteriormente verso l’alto le temperature medie globali. Il precedente El Niño del 2023-2024 aveva già contribuito, insieme al cambiamento climatico di origine antropica, ai record termici registrati a livello mondiale.
A rischio anche caffè, cacao e zucchero
Le conseguenze non riguardano soltanto il meteo. Agricoltura, produzione alimentare, energia, trasporti e pesca sono tra i settori maggiormente esposti.
La siccità nel Sud-est asiatico può mettere sotto pressione la produzione di caffè, mentre condizioni meteorologiche anomale nell’Africa occidentale rappresentano un rischio per il cacao. Anche zucchero, cereali e altre materie prime agricole potrebbero subire oscillazioni della produzione e dei prezzi.
Reuters ha ricordato come i grandi El Niño del passato abbiano prodotto conseguenze economiche durate anni. Gli episodi del 1982-83 e del 1997-98 sono stati associati, secondo alcune stime economiche, a perdite globali nell’ordine di migliaia di miliardi di dollari negli anni successivi.
Il rischio maggiore resta però quello per le popolazioni più vulnerabili, soprattutto nelle aree già colpite da siccità, conflitti e insicurezza alimentare.
Un fenomeno naturale in un pianeta sempre più caldo
El Niño è un fenomeno naturale e non è provocato dal cambiamento climatico. La WMO sottolinea inoltre che al momento non esistono prove definitive che il riscaldamento globale stia aumentando la frequenza o l’intensità degli episodi di El Niño.
Il problema è il contesto nel quale oggi questi fenomeni si verificano. Un’atmosfera e oceani più caldi contengono più energia e umidità, condizioni che possono amplificare le conseguenze di ondate di calore e precipitazioni estreme.
Per questo l’El Niño del 2026 viene seguito con particolare attenzione. Il suo picco dovrebbe arrivare tra la fine dell’anno e l’inizio del 2027. Solo allora sarà possibile stabilire se sarà davvero il più intenso mai misurato. Ma le previsioni attuali indicano già un evento fuori dall’ordinario, destinato a influenzare clima, agricoltura ed economia mondiale nei prossimi mesi.
