Angela Camuso ha reso pubblica il 20 agosto una lettera in cui accusa Sigfrido Ranucci di avance durante incontri di lavoro risalenti al 2018 e al 2019, e il conduttore ha replicato pubblicamente ad Asiago. La lettera è uscita su Il Tempo e, secondo il racconto della giornalista, i contatti tra i due erano nati nella speranza di una collaborazione con il programma Report.
Le accuse di Camuso
Nella testimonianza pubblicata su Il Tempo, Camuso descrive scambi di messaggi e almeno due incontri, specificando che non ci fu mai un rapporto fisico o sessuale. Secondo il racconto, nel dicembre 2018 lei inviò il curriculum a Ranucci proponendosi come inviata e ricevette un messaggio vocale in cui il conduttore commentava la sua foto profilo WhatsApp definendola “in grande forma” e concludendo “con un bacio”.
Il 9 febbraio 2019 i due si sarebbero incontrati nella sede Rai di via Teulada, dove Camuso afferma di aver presentato idee per possibili servizi. Quella sera, scrive, il tono dei messaggi cambiò: Ranucci le avrebbe scritto che aveva “gli occhi luminosi” e che era stata “l’unica cosa bella” vista durante la giornata. Camuso precisa che “il nostro colloquio quella mattina in Rai non era stato un appuntamento romantico“.
“Non ebbi il coraggio di andarti contro”
La giornalista racconta inoltre di aver risposto in modo cordiale e di non aver contestato immediatamente quei messaggi perché temeva di compromettere la possibilità di lavorare per Report. “Non mi ribellai. Non mi indignai. Non ebbi il coraggio di andarti contro“, scrive, spiegando che sperava ancora di ottenere la collaborazione.
Nei giorni successivi, sempre secondo la ricostruzione, furono proposti nuovi incontri: Ranucci, a detta di Camuso, suggerì appuntamenti nel tardo pomeriggio o a “sera inoltrata”, mentre lei avrebbe insistito per incontrarlo nel pomeriggio. L’incontro definitivo non si tenne e Camuso non lavorò mai per la trasmissione.
La replica di Ranucci e il riferimento a Zaccaria
Sigfrido Ranucci è intervenuto pubblicamente durante la presentazione del suo libro Il ritorno della casta ad Asiago, ribaltando le accuse nel quadro più ampio delle polemiche che dice di aver subito nella sua carriera. “Dal 2000 faccio i conti con queste cose“, ha affermato, ricordando che “c’era un signore in Rai, che si chiamava Zaccaria, che mi ha difeso”
Ranucci cita Roberto Zaccaria, presidente della Rai dal 1998 al 2002, richiamando una fase in cui l’azienda prese le sue difese dopo le polemiche legate al ritrovamento della videocassetta di Paolo Borsellino. Il riferimento costruisce un parallelo con il presente: allora, sostiene implicitamente Ranucci, la Rai lo difese mentre era sotto attacco; oggi, invece, il rapporto con l’azienda appare molto più teso, tanto che al conduttore sarebbe stato chiesto di concordare preventivamente le proprie dichiarazioni pubbliche.
Ranucci: “Inchieste archiviate”
Ranucci ha continuato affermando che “le inchieste sono finite con un’archiviazione”. Questo passaggio è stato citato dal conduttore senza indicare esplicitamente a quale procedimento si riferisse e senza chiarire che quest’archiviazione riguardasse la testimonianza resa pubblica da Camuso. Ranucci ha poi difeso la trasmissione: “È una delle trasmissioni più virtuose, che costano meno e fanno più ascolti in prima serata Rai“, e ha respinto le critiche con la formula “Solo chi non vuole capire continua a rimestare nel torbido“.
Camuso, nelle conclusioni della sua lettera, sposta il punto dall’elenco dei messaggi al quadro più ampio del rapporto di potere che può crearsi negli ambienti di lavoro. “Speravo che tu, Sigfrido, fossi diverso“, scrive, e indica proprio su questo terreno la sua accusa: non solo i singoli messaggi, ma la possibilità che la posizione di chi dirige un programma influenzi dinamiche professionali e personali.
