A dieci anni dal terremoto che ha sconvolto il Centro Italia, il governo punta a presentare la ricostruzione come una fase ormai entrata in una nuova stagione. Nella prefazione al volume Le pietre della rinascita, presentato al Meeting di Rimini, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sottolinea il lavoro svolto negli ultimi anni e indica nella rinascita economica e sociale dell’Appennino centrale il principale obiettivo da raggiungere.
Meloni: “Un cambio di passo dopo troppi rinvii”
Meloni rivendica innanzitutto l’accelerazione impressa dal governo alla ricostruzione dopo una fase caratterizzata, a suo giudizio, da troppi ritardi e partenze rimaste senza seguito. La presidente del Consiglio evidenzia in particolare l’aumento dei contributi destinati alla ricostruzione privata e la ripresa degli interventi pubblici, rimasti a lungo fermi.
Secondo la premier, però, il percorso non può considerarsi concluso. “Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare”, scrive nella prefazione, assicurando che il governo intende proseguire il lavoro con determinazione. Al centro della strategia ci sarebbe uno sforzo condiviso tra le diverse istituzioni, con l’obiettivo di accompagnare non soltanto la ricostruzione materiale, ma anche quella economica e sociale dei territori colpiti.
La notte del 24 agosto 2016 e un cratere di 8mila chilometri quadrati
Nel testo intitolato Segni di speranza, Meloni torna quindi alla notte del 24 agosto 2016, quando alle 3.36 una violentissima scossa diede inizio alla sequenza sismica che avrebbe colpito il Centro Italia anche nei mesi successivi.
L’area interessata dalla devastazione, ricorda la presidente del Consiglio, si estende per circa 8mila chilometri quadrati e comprende quattro Regioni e 138 Comuni. Una dimensione che ha trasformato quello che Meloni definisce oggi il “cantiere più grande d’Europa” in una sfida che va ben oltre la semplice riparazione degli edifici danneggiati.
Meloni ricorda il valore storico dell’Appenino centrale
Per la premier, infatti, nei territori del cratere non si stanno rimettendo in piedi soltanto abitazioni, edifici pubblici, chiese e attività produttive. Il processo riguarda anche la possibilità di ricostruire la vita delle comunità travolte dal terremoto, in territori il cui volto è stato profondamente modificato dal sisma.
Meloni sottolinea inoltre il valore storico e culturale dell’Appennino centrale, considerato uno dei luoghi in cui si concentra una parte importante dell’identità italiana ed europea. Qui si trovano edifici civili, storici e religiosi che, secondo la presidente del Consiglio, rappresentano testimonianze fondamentali della storia nazionale e continentale e che devono poter continuare a essere preservati e valorizzati.
Le “pietre” della memoria tornano nei loro luoghi
Proprio a questa eredità è dedicato il volume presentato al Meeting di Rimini, che documenta gli interventi di recupero del patrimonio artistico e culturale danneggiato dal terremoto. Meloni descrive il percorso compiuto da alcuni di questi luoghi e monumenti, costruiti attraverso secoli di storia, che sono stati restaurati, recuperati e riportati nei contesti ai quali appartenevano.
Attorno a questi simboli, osserva la premier, le comunità hanno potuto ricominciare a ritrovarsi e i legami con la propria storia hanno acquistato nuova forza. La conservazione del passato viene così collegata alla possibilità di costruire il futuro, attraverso un equilibrio tra radici e modernità, patrimonio e nuovi investimenti.
Restare e tornare per costruire il futuro
Nella parte conclusiva della prefazione, Meloni insiste quindi sulla necessità di creare le condizioni affinché le persone possano continuare a vivere nei territori colpiti dal sisma o decidere di tornarvi. La ricostruzione deve rispondere, secondo la presidente del Consiglio, alla richiesta di futuro di chi è nato e cresciuto in questi luoghi.
Restare, sottolinea, non significa rinunciare al cambiamento né accettare di rimanere indietro. Allo stesso modo, tornare non dovrebbe essere interpretato come un semplice gesto nostalgico: entrambe le scelte possono diventare una forma di partecipazione alla rinascita dei territori e alla costruzione di una nuova fase della loro storia.
Meloni parla della strategia del governo
È questo, secondo Meloni, il significato complessivo dell’azione avviata dal governo attraverso le sue diverse strutture. La ricostruzione dovrà quindi continuare con “determinazione e caparbietà”, non limitandosi alla restituzione degli edifici, ma puntando a una nuova vitalità dell’Appennino centrale.
Il lavoro viene portato avanti, conclude la premier, sotto il coordinamento del commissario per la ricostruzione Guido Castelli e della Struttura commissariale Sisma 2016. L’obiettivo dichiarato è trasformare il recupero dei territori colpiti in un processo più ampio di rinascita, capace di tenere insieme memoria, comunità, investimenti e prospettive per il futuro.
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