Sem Fabrizi, ambasciatore italiano in Etiopia, è stato richiamato a Roma dal ministero degli Esteri dopo una richiesta del governo etiope, in una decisione che segna un precedente nelle relazioni tra i due Paesi. L’ambasciatore in Etiopia era in carica da poco meno di un anno e il richiamo è stato motivato, secondo il ministero, dalla necessità di evitare che il governo locale lo dichiarasse “persona non grata”, una condizione che avrebbe portato alla sua espulsione.
Come è arrivata la rottura con ambasciatore italiano in Etiopia
Il richiamo è collegato a tensioni accumulate dopo il vertice Italia-Africa tenutosi ad Addis Abeba il 13 febbraio, dove la presidente del Consiglio aveva partecipato a un incontro con il primo ministro etiope. Abiy avrebbe espresso riserve sul comportamento dell’ambasciatore in un colloquio ristretto davanti alla presidente, e l’ambasciatrice etiope a Roma, Demitu Hambisa, avrebbe ripetutamente chiesto alla Farnesina la rimozione di Fabrizi durante incontri ufficiali.
Nel giro di pochi giorni, riferiscono fonti del ministero, la situazione è degenerata fino alla minaccia formale di dichiarare Fabrizi persona non grata. Per evitare una espulsione pubblica e clamorosa, il ministro degli Esteri ha deciso il richiamo, concordando con l’ambasciatore un trasferimento in un incarico diverso, che sarà definito nelle prossime settimane.
Le possibili cause del dissidio
Il dossier non indica una sola causa chiara. Tra le versioni circolate compaiono questioni pratiche, come controversie sulle concessioni di visti diplomatici, e divergenze su valutazioni legate ai diritti umani e al rispetto del diritto internazionale. L’Etiopia è impegnata da anni in un conflitto nella regione del Tigrè, e nelle ultime fasi la guerra è tornata a essere molto violenta, con gravi accuse di trattamenti degradanti verso i profughi e blocchi dei rifornimenti.
Secondo più interlocutori del ministero, Fabrizi aveva un profilo definito come piuttosto rigoroso e scrupoloso nel seguire il rispetto delle regole internazionali, un approccio che sarebbe risultato scomodo per il governo etiope rispetto allo stile più accomodante del suo predecessore. A questo si è aggiunta la volontà dell’Etiopia di mantenere stretti rapporti politici e di collaborazione, anche nell’ambito del Piano Mattei, che include numerosi progetti nel Paese.
Implicazioni per le relazioni tra Italia ed Etiopia
Il richiamo dell’ambasciatore rappresenta per molti osservatori un precedente che potrebbe rendere più semplice per altri governi chiedere la rimozione di diplomatici italiani in futuro. L’azione segna un’interruzione significativa rispetto al normale svolgimento di un mandato, che di solito dura diversi anni: Fabrizi era in carica da circa dieci mesi, una durata molto più breve del consueto.
La scelta è stata letta anche come la volontà di mantenere il rapporto politico con Addis Abeba, nonostante le criticità sul piano dei diritti umani. Il rischio, avvertono alcuni funzionari, è che la pratica del richiamo «per pressione» diventi una leva utilizzabile in contesti diversi, con conseguenze sulle garanzie e sull’autonomia dell’azione diplomatica italiana.
Gestione interna e reazioni politiche
La comunicazione del ministero è stata gestita con cautela e, secondo quanto filtrato, inizialmente non si è voluto dare rilievo pubblico alla vicenda vista la pausa estiva. In un primo momento è circolata la versione che Fabrizi fosse rientrato “per ragioni personali” e che il suo trasferimento fosse stato concordato di comune accordo con il ministero.
La vicenda ha però suscitato interrogazioni parlamentari: il Partito Democratico e Italia Viva hanno annunciato che presenteranno quesiti al ministero degli Esteri per ottenere chiarimenti ufficiali sulla dinamica e sulle ragioni del richiamo.
La decisione del governo di richiamare l’ambasciatore, concordando al tempo stesso un nuovo incarico per lui, chiude oggi la fase più immediata del caso. Rimane aperto il nodo politico e diplomatico: la scelta pesa nelle relazioni bilaterali e solleva interrogativi su come saranno gestite in futuro controversie analoghe tra l’Italia e partner strategici in Africa.
Sem Fabrizi tornerà ora in Italia in attesa della nomina al nuovo incarico; la Farnesina seguirà le interlocuzioni con Addis Abeba per limitare l’impatto istituzionale del richiamo e preservare i canali di dialogo sul terreno.
