Il Bitcoin è salito oltre i 70mila dollari mercoledì 19 agosto, mettendo a segno un balzo superiore al 10% che ha interrotto il sopore degli ultimi mesi. Le principali altcoin hanno seguito l’esempio, con Ethereum in particolare in rialzo di oltre il 20%. Il mercato ha associato la fiammata alla nuova spinta del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per l’approvazione del Clarity Act, ma la chiave per leggere il movimento potrebbe essere soprattutto tecnica.
Il rialzo ha riportato sotto i riflettori sia il quadro normativo in fase di definizione negli Stati Uniti sia lo schema storico dei cicli del Bitcoin: da un lato la spinta politica sul disegno di legge, dall’altro la possibile costruzione del nuovo ciclo rialzista seguendo lo schema quadriennale che ha scandito la storia della criptovaluta.
Che cos’è il Clarity Act
Il Digital Asset Market Clarity Act punta a colmare un vuoto normativo del mercato americano delle criptovalute. La proposta è stata approvata dalla Camera a luglio 2025 e resta all’esame del Senato; Donald Trump è tornato mercoledì 19 agosto a chiederne il via libera. Il nodo centrale è la vigilanza: la Sec, l’autorità che controlla i mercati finanziari, manterrebbe la competenza sulle criptovalute che presentano le caratteristiche di una security, ovvero di un titolo finanziario.
Alla Cftc (Commodity Futures Trading Commission), l’autorità federale che vigila sui mercati delle materie prime e dei derivati, verrebbe invece affidato il controllo delle cosiddette «digital commodities», vale a dire il Bitcoin, l’Ether e la gran parte delle altre criptovalute che oggi non vengono considerate security. La legge definirebbe così in maniera più netta competenze e responsabilità delle due autorità e il perimetro di intervento di ciascuna.
Cosa cambia operativamente
Operativamente la novità è meno rivoluzionaria di quanto possa sembrare: Bitcoin, Ether e molte altre criptovalute sono già liberamente negoziabili negli Stati Uniti e dallo scorso marzo Sec e Cftc hanno chiarito che la maggior parte di questi strumenti non deve essere trattata come un titolo finanziario. Il problema pratico è che oggi la Cftc, pur potendo intervenire contro frodi e manipolazioni, non dispone di pieni poteri sul mercato delle criptovalute; il Clarity Act colmerebbe questo vuoto.
Secondo il disegno di legge, gli operatori in digital asset dovrebbero registrarsi presso la Cftc e sottostare ai suoi controlli, con obblighi sulla custodia e separazione del patrimonio dei clienti, sulla solidità finanziaria e sulla prevenzione delle manipolazioni. In sostanza, attività che già esistono verrebbero inserite in un quadro federale di regole e controlli confrontabile con quello degli altri mercati finanziari.
Gli effetti sul mercato, il ciclo del Bitcoin e le ragioni tecniche
La tesi del mercato è che una regolamentazione federale completa possa rendere il settore più appetibile per banche, fondi e altri grandi investitori, favorendo nuovi afflussi di capitale. Va però ricordato che gli istituzionali possono già investire nelle criptovalute e lo fanno anche attraverso gli ETF: il beneficio più certo del Clarity Act sarebbe quindi la riduzione del rischio normativo, perché le aperture introdotte dalle attuali autorità diventerebbero legge e risulterebbero più difficili da cancellare da una futura amministrazione.
A offrire una chiave di lettura alternativa è la storia stessa del Bitcoin. Finora le sue quotazioni si sono mosse seguendo cicli di circa quattro anni, scanditi dall’halving, il meccanismo che ogni 210mila blocchi (all’incirca ogni quattro anni) dimezza la quantità di nuovi bitcoin immessi sul mercato. La sequenza si è ripetuta: dopo i dimezzamenti del 2012, del 2016 e del 2020 le quotazioni sono salite fino a un nuovo massimo storico, poi è arrivata una correzione e infine il recupero graduale che ha dato avvio al ciclo successivo.
Nel ciclo iniziato con l’halving di aprile 2024 il Bitcoin ha raggiunto il nuovo record a ottobre 2025, per poi invertire rotta nel 2026. Se lo schema continuerà a ripetersi, proprio il 2026 dovrebbe registrare il minimo dal quale prenderà forma la ripresa del 2027, prima del nuovo halving atteso nel 2028. Nei cicli precedenti il bottom si è toccato sempre verso la fine dell’anno, perciò la fiammata recente va letta con prudenza.
Dal punto di vista tecnico i presupposti appaiono però evidenti: dopo una fase laterale iniziata a fine maggio, le quotazioni hanno rotto al rialzo la trendline ribassista che guidava i corsi dai record di ottobre 2025. Al momento i prezzi sono a ridosso di una resistenza in area 72.500-73.000; il superamento di quella soglia potrebbe favorire un ulteriore balzo fino a circa 83.000 dollari. In caso contrario il Bitcoin potrebbe tornare a scendere fino a testare la trendline rialzista attorno a 60mila dollari e da lì gettare le basi per il nuovo ciclo rialzista.
In sintesi: il movimento dei giorni scorsi incorpora sia fattori normativi legati al Clarity Act negli Stati Uniti sia dinamiche tecniche coerenti con lo schema quadriennale del Bitcoin. Quale dei due fattori peserà di più sulla durata e sull’entità del rialzo dipenderà dall’evoluzione del quadro regolamentare e dall’esito delle resistenze tecniche citate.
