Monte dei Paschi di Siena passa al contrattacco nella battaglia per il futuro della banca. Il consiglio di amministrazione di Mps, riunito giovedì 20 agosto, ha approvato il piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio per promuovere due offerte pubbliche di scambio separate su Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa che cambia nuovamente gli equilibri del risiko bancario italiano e rappresenta la risposta più concreta all’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo sul gruppo senese.
La decisione è arrivata al termine di una lunga riunione e non è stata unanime: quattro dei tredici consiglieri si sono astenuti.
Due offerte su Banco Bpm e Banca Generali
Il piano prevede due distinte Ops attraverso azioni Mps. Gli obiettivi sono Banco Bpm, guidata da Giuseppe Castagna, e Banca Generali, società specializzata nel private banking e nella gestione del risparmio controllata dal gruppo Generali.
L’obiettivo è trasformare Mps da bersaglio di un’offerta a protagonista attiva del consolidamento bancario. Banco Bpm permetterebbe al Monte di aumentare dimensioni e presenza territoriale, mentre Banca Generali rafforzerebbe sensibilmente il gruppo nel wealth management.
Il dossier Banco Bpm era già stato aperto nei mesi scorsi. A giugno erano iniziati contatti per una possibile aggregazione tra le due banche, poi interrotti. Un elemento decisivo è stata la mancanza di sostegno di Crédit Agricole, principale azionista di Banco Bpm e contrario al progetto.
Lovaglio torna ora sul dossier con uno schema differente: non più una fusione concordata, ma un’offerta di scambio.
La risposta all’offerta di Intesa
Dietro la nuova strategia c’è soprattutto l’offerta di Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha lanciato a giugno un’operazione in contanti e azioni su Monte dei Paschi, valutata da Reuters ai valori attuali in circa 36 miliardi di euro.
Mps ha sostenuto che l’offerta sottovaluta la banca, mentre Messina ha escluso la possibilità di aumentare il prezzo.
Uno dei nodi riguarda inoltre gli interventi necessari per superare i problemi antitrust derivanti dall’integrazione. La prospettiva della cessione di una parte della rete ha alimentato i timori per un possibile ridimensionamento del Monte e del suo legame con Siena.
Generali e l’ipotesi della supercedola
Un altro tassello è rappresentato dalla partecipazione di circa il 13% in Generali arrivata a Mps attraverso Mediobanca. Secondo Reuters, tra le possibilità considerate per rafforzare la risposta a Intesa c’è anche l’utilizzo di parte di questa partecipazione.
Una delle ipotesi circolate prevede la possibile distribuzione agli azionisti Mps di una quota pari a circa il 4% di Generali, nell’ambito di una remunerazione straordinaria destinata a rendere più conveniente per i soci sostenere il progetto autonomo del Monte.
Su questo punto, però, è necessario distinguere le decisioni dalle ipotesi: il cda ha approvato le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, mentre struttura e dimensioni dell’eventuale supercedola non sono ancora definitive.
Ora la parola passa agli azionisti
Il via libera del consiglio non basta per procedere. Essendo Mps oggetto di un’offerta pubblica, entra in gioco la passivity rule, che limita le iniziative del cda potenzialmente in grado di ostacolare l’operazione in corso. Le mosse difensive dovranno quindi passare anche dal voto degli azionisti.
La vicenda è seguita da vicino anche dal governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso la speranza che Mps non venga smembrata, mentre in Toscana istituzioni e rappresentanti del territorio chiedono garanzie sull’occupazione e sul mantenimento del legame storico con Siena. L’incontro tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e gli enti locali, previsto inizialmente per il 20 agosto, è stato rinviato al 25 agosto.
La reazione della Borsa
Il mercato ha reagito immediatamente. Alla chiusura di Piazza Affari Mps ha perso circa lo 0,3%, mentre Banca Generali ha guadagnato circa l’1,2% e Banco Bpm lo 0,6%.
La giornata del 20 agosto segna così un cambio di scenario: Mps non intende limitarsi a difendersi dall’assalto di Intesa, ma prova a costruire attorno a sé un nuovo polo bancario. La prossima partita sarà giocata dagli azionisti e dalle autorità chiamate a valutare le operazioni
