Gianni Di Vita è negli uffici della questura di Campobasso da oltre tre ore, dove è stato convocato per un confronto con una donna sua amica. L’incontro segue le indagini sulla vicenda delle morte avvelenate che hanno colpito una famiglia di Pietracatella, e si svolge alla presenza dei magistrati e degli investigatori impegnati nel caso.
Alla riunione in questura sono presenti la procuratrice di Larino Elvira Antonelli e il capo della Squadra Mobile Marco Graziano, entrambi indicati tra i referenti della procura per il coordinamento degli accertamenti. L’atmosfera resta riservata e gli investigatori mantengono il riserbo sulle fasi operative, mentre l’attività di ascolto prosegue per chiarire il quadro delle responsabilità.
Il confronto in questura e le modalità dell’audizione
Nel corso del confronto agenti della Squadra Mobile e rappresentanti della procura hanno ricostruito i contatti e le frequentazioni riferite dalle persone informate sui fatti, con domande mirate a verificare passaggi di responsabilità e movimenti temporali. L’audizione si è svolta negli uffici della questura di Campobasso e ha avuto carattere formale: la presenza della procuratrice e del capo della Squadra Mobile sottolinea la rilevanza processuale dell’atto.
Gli investigatori stanno comparando dichiarazioni e riscontri tecnici raccolti nelle settimane precedenti, incluse le analisi sui materiali ritrovati nell’abitazione di Pietracatella e il lavoro svolto dagli esperti chiamati a cercare tracce della sostanza. Gli approfondimenti puntano a chiarire se e come si siano verificati contatti con la sostanza identificata dagli esami come ricina, elemento al centro dell’accertamento giudiziario.
Le vittime e il quadro dell’inchiesta
Le indagini sono nate dopo la morte, avvenuta lo scorso dicembre, di due donne della stessa famiglia: Sara Di Vita e sua mamma Antonella Di Ielsi. Entrambe sono state trovate decedute e le successive analisi hanno evidenziato la presenza della sostanza tossica che ha portato alla ipotesi di avvelenamento.
Gli accertamenti proseguono su più fronti: raccolta di testimonianze, verifiche documentali e analisi di laboratorio. Il confronto in questura è una delle fasi operative previste per mettere a sistema elementi già acquisiti e valutare eventuali sviluppi. Il procedimento resta affidato alla procura di Larino, che coordina l’attività investigativa insieme alla polizia giudiziaria.
Aggiornato alle 14:17
