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Ranucci: “Il governo vuole sostituirmi, il Pd si rivolge alla Ue”

Il conduttore di Report ha rilanciato sui social un intervento dell'eurodeputato Pd Sandro Ruotolo, che ha annunciato di aver interessato la Commissione europea sulle dichiarazioni di Matteo Salvini

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Sigfrido Ranucci sorride in studio con logo Report rosso.

X@LaSintesiItalia

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

La vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci si allarga anche al piano politico e istituzionale. Il conduttore di Report ha rilanciato sui social un intervento dell’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo, che ha annunciato di aver interessato la Commissione europea sulle dichiarazioni di Matteo Salvini e sulla richiesta di sospendere Ranucci dalla conduzione del programma di Rai3.

Ruotolo scrive alla Commissione europea

Ruotolo, responsabile Informazione della segreteria del Partito democratico e rappresentante dei Socialisti e Democratici nel gruppo di lavoro del Parlamento europeo sull’attuazione dell’European Media Freedom Act, ha scritto alla vicepresidente esecutiva della Commissione Ue Henna Virkkunen.

Al centro della comunicazione ci sono le ripetute dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini nei confronti di Ranucci e la richiesta rivolta alla Rai di sospendere il giornalista dalla conduzione di Report. Per Ruotolo, la questione riguarda direttamente l’indipendenza del servizio pubblico italiano e l’applicazione dell’European Media Freedom Act. L’eurodeputato sostiene che non possa essere un esponente del governo a decidere il futuro professionale di un giornalista Rai, né stabilire chi debba condurre un programma del servizio pubblico.

“Ranucci vittima di un attentato, non imputato politico”

Ruotolo interviene anche sulla vicenda giudiziaria relativa all’attentato contro Ranucci, sottolineando che spetta alla magistratura stabilire fatti, movente e responsabilità. Secondo il parlamentare, allo stato degli atti l’ordinanza del giudice non attribuisce al conduttore alcuna conoscenza preventiva dell’attentato né una partecipazione al suo piano. Da qui la critica alla narrazione politica della vicenda: trasformare Ranucci, vittima dell’attentato, in una sorta di imputato politico sarebbe, secondo Ruotolo, inaccettabile.

L’eurodeputato richiama quindi gli articoli 4 e 5 dell’European Media Freedom Act. Il primo tutela la libertà e l’indipendenza editoriale dei media e vieta alle autorità pubbliche di interferire nelle loro politiche e decisioni editoriali; il secondo stabilisce che gli Stati membri debbano garantire l’indipendenza editoriale e funzionale dei media di servizio pubblico.

La richiesta alla Commissione è dunque di valutare se le dichiarazioni e le sollecitazioni di Salvini nei confronti della Rai possano configurare un’interferenza o un tentativo di condizionamento politico delle decisioni editoriali e quali iniziative Bruxelles intenda eventualmente adottare.

Cappellini racconta il sondaggio commissionato da Lavitola

Parallelamente, il direttore di Repubblica Stefano Cappellini ha ricostruito sul quotidiano la vicenda del sondaggio che Valter Lavitola avrebbe voluto realizzare per verificare le potenzialità elettorali di Ranucci come possibile candidato premier del centrosinistra.

Cappellini racconta di aver incontrato Lavitola tre volte per ragioni professionali. Il terzo incontro risale alla fine di febbraio 2026 e si sarebbe svolto nel ristorante dell’imprenditore, che gli avrebbe parlato di una persona molto conosciuta e popolare intenzionata forse a entrare in politica. Senza rivelarne il nome, Lavitola avrebbe sostenuto che, qualora avesse deciso di candidarsi, questa persona avrebbe potuto puntare alla premiership del centrosinistra.

Secondo il racconto di Cappellini, Lavitola gli chiese un aiuto per predisporre le domande di un sondaggio che avrebbe dovuto contribuire a convincere il misterioso personaggio a scendere in campo. Il direttore di Repubblica non diede particolare peso alla richiesta e, dopo aver dimenticato inizialmente di inviare l’appunto, il 20 aprile mandò a Lavitola un file con una decina di domande.

Il nome di Ranucci emerge ad aprile

Nei mesi successivi Lavitola avrebbe contattato Cappellini altre tre volte per parlare del sondaggio. Il 29 aprile gli comunicò che la bozza era stata sottoposta anche a Mieli e Ranucci. Cappellini, sapendo dai giornali che quest’ultimo era amico di Lavitola, ipotizzò che gli avesse chiesto un parere.

Il 9 giugno arrivò un altro messaggio, nel quale Lavitola indicava due punti da correggere o integrare nel sondaggio e spiegava che il candidato di cui stavano parlando era proprio Ranucci. A quel punto Cappellini gli chiese direttamente il nome e ricevette la conferma: “Sigfrido Ranucci”.

Lavitola avrebbe spiegato di voler attendere i risultati del sondaggio prima di rivelare l’identità del possibile candidato, sostenendo inoltre che un’indagine realizzata negli Stati Uniti avrebbe prodotto un risultato “pazzesco”. Cappellini, però, giudicò immediatamente l’operazione poco credibile: secondo il direttore di Repubblica, non c’erano concrete possibilità che Ranucci diventasse candidato premier e la storia del sondaggio americano non risultava convincente.

Per questo Repubblica decise di non pubblicare nulla. Cappellini ritiene oggi che sia stata una scelta fortunata, considerando il rischio che un articolo su Ranucci candidato potesse essere successivamente utilizzato per sostenere una presunta complicità del giornalista nel progetto di Lavitola.

I messaggi di luglio e il riferimento all’attentato

Nel suo racconto, Cappellini riferisce anche di due messaggi ricevuti da Lavitola poco prima che l’imprenditore venisse coinvolto nell’inchiesta sull’attentato a Ranucci. Il 2 luglio Lavitola gli avrebbe comunicato di essere insieme alla persona che si stava occupando del sondaggio e di aver deciso di interrompere l’iniziativa alla luce delle novità sull’indagine relativa alla bomba.

Ancora più significativo, secondo Cappellini, è il messaggio arrivato all’1.34 del 7 luglio. Lavitola gli comunicava di essere indagato per l’attentato e prevedeva che, dopo l’interrogatorio, sarebbe stato arrestato. Nel messaggio aggiungeva una frase riferita al rischio che i suoi rapporti con lui potessero creare problemi a Cappellini, arrivando a evocare scherzosamente l’eventualità che il direttore gli chiedesse di organizzare un attentato.

Cappellini, rileggendo quelle parole, gli chiese quindi se avesse appena scritto che era stato Ranucci a chiedergli di organizzare l’attentato. Lavitola negò: secondo la sua risposta, si sarebbe trattato soltanto di una battuta sul fatto di essere ormai conosciuto come possibile attentatore.

Per approfondire: Il futuro di Report e il caso Ranucci: da Gabanelli a Giletti, tutte le ipotesi per la conduzione

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