Dopo la confessione di Valter Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, a Viale Mazzini si stringono i tempi sulla conduzione di Report.
Il Comitato Etico della Rai, che da settimane ha avviato un’indagine interna, ha chiuso ieri l’audizione del giornalista e si appresta a consegnare il proprio parere nei prossimi giorni. L’azienda si trova così a sciogliere i nodi sul futuro del programma giornalistico e ad accelerare sul tassello della conduzione, in vista della nuova stagione, la cui messa in onda è prevista a inizio novembre.
Ranucci verso l’addio a Report? Tutti i nomi in lizza
Sulla riconferma di Sigfrido Ranucci alla guida del programma si allungano così ombre sempre più dense, sostenute anche dalle prese di posizione arrivate dal mondo politico. A premere con decisione per un intervento dei vertici di Viale Mazzini è il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che chiede una misura drastica nei confronti del giornalista: “Il servizio pubblico, finanziato da tutti gli italiani, sospenda la collaborazione con chi è coinvolto in questa torbida vicenda“. Con la posizione del conduttore storico messa apertamente in discussione e il parere del Comitato Etico alle porte, si è quindi già messo in moto il toto-nomi.
Giulio Valesini e Giorgio Mottola al momento, secondo indiscrezioni, sono tra i profili interni più accreditati, profondi conoscitori della macchina editoriale della trasmissione e storici inviati. Resta più viva che mai anche l’ipotesi Federico Ruffo, giornalista già noto al pubblico di Report per la sua passata collaborazione e pronto a ripartire a breve in prima serata alla guida di Mi Manda Rai 3.
Sul fronte dei grandi possibili ritorni si fa strada il nome di Milena Gabanelli, storica fondatrice e prima conduttrice del format, la cui presenza garantirebbe una scelta nel segno della continuità. Non mancano, infine, ipotetici profili che guardano al di fuori della redazione: da Alessio Zucchini, volto noto del TG1, fino a Massimo Giletti.
Ranucci nel caos, lo sfogo del giornalista
Intanto, tra rumors di corridoio, indagini interne e tensioni politiche, il giornalista ha affidato ai social un’amara presa di posizione: “Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza. Muoiono tutti nello stesso identico modo — non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta”.

