La Fondazione Studi Consulenti del lavoro ha rilevato una crescita record dell’occupazione in Italia e in Spagna nel triennio 2023-2026: il fenomeno interessa entrambi i mercati ma con caratteristiche strutturali molto diverse.
Composizione della crescita in Italia
In Italia l’aumento dell’occupazione è stato trainato dai contratti a tempo indeterminato, concentrati soprattutto nei settori del manufatturiero e delle costruzioni. Il report registra un incremento di 1,2 milioni di occupati nel triennio e un tasso di occupazione al 63,1%, mentre la quota di contratti a termine è scesa dal 16% al 14,7%.
La crescita ha interessato in misura marcata componenti storicamente più deboli del mercato del lavoro: le donne e il Mezzogiorno hanno contributo in maniera significativa all’espansione dell’occupazione, delineando una dinamica che il rapporto definisce come di maggiore stabilità e qualità rispetto all’altro Paese preso in esame.
Il modello spagnolo: numeri e caratteristiche
In Spagna l’occupazione è aumentata di 1,5 milioni di lavoratori, arrivando a un totale di 22,8 milioni. Il quadro è segnato dall’introduzione della categoria dei fissi discontinui, contratti formalmente a tempo indeterminato che però alternano periodi di attività e periodi di inattività senza salario.
Secondo l’analisi, quando questi lavoratori non sono attivi — una platea stimata tra 700mila e 1 milione di persone — non vengono conteggiati come disoccupati, una caratteristica che modifica la lettura tradizionale delle statistiche sull’occupazione.
Settori e qualità del lavoro
Il settore che ha trainato l’occupazione in Spagna comprende attività ad alta intensità di manodopera: l’alberghiero, la ristorazione, il commercio e le attività legate al tempo libero. Questi comparti sono descritti come prociclici e caratterizzati da salari inferiori alla media, con una domanda di lavoro prevalentemente non qualificata.
In Italia, al contrario, la crescita risulta più ancorata a profili qualificati e a posizioni a maggiore stabilità contrattuale, una differenza che il rapporto mette in evidenza come centrale per interpretare la sostenibilità delle due riprese occupazionali.
Disoccupazione e persistenti squilibri
I dati sulla disoccupazione mostrano andamenti divergenti: in Italia il tasso è sceso al minimo storico del 5,1%, con una riduzione del 42,6% rispetto al 2019; in Spagna il tasso è al 9,9%, il valore più basso dal 2008 ma ancora il più elevato nell’area Ocse. La quota di disoccupazione di lunga durata in Spagna raggiunge il 35,7% del totale, evidenziando una persistenza delle difficoltà per una fetta significativa dei lavoratori.
Sfide per il prossimo periodo
Le prospettive e i problemi futuri differiscono tra i due Paesi. In Italia una criticità segnalata dal rapporto è il mismatch tra domanda e offerta: le imprese italiane riferiscono difficoltà a reperire il 47% dei profili ricercati, con carenze più accentuate nei ruoli tecnico-specialistici. Questa domanda di competenze qualificate rappresenta, secondo l’analisi, un potenziale canale per assorbire disoccupati e inattivi se accompagnata da politiche di formazione mirata.
In Spagna, invece, la domanda di lavoro resta in gran parte orientata verso manodopera per attività stagionali o a bassa qualifica, con meno spinte verso l’assorbimento di figure altamente specializzate.
Nel complesso, il confronto evidenzia che occupazione Italia Spagna è un fenomeno con lo stesso segno nella crescita numerica ma con qualità e stabilità molto diverse, elementi che modelleranno le politiche del lavoro e le strategie di mercato nei prossimi anni.
