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Terremoto in Colombia, il caffè rischia nuovi rincari: esportazioni paralizzate e mercato sotto pressione

Le frane provocate dal sisma di magnitudo 7.4 hanno bloccato alcune delle principali vie verso il porto di Buenaventura. La Colombia è il terzo produttore mondiale di caffè e uno dei principali fornitori di Arabica: un'interruzione prolungata potrebbe avere conseguenze sui prezzi internazionali

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sacchi di caffè pronti per l’esportazione dalla Colombia

Image by Cesar Gonzalez from Pixabay

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Il terremoto che ha devastato la Colombia rischia di produrre conseguenze ben oltre le aree colpite dal sisma. Tra i settori economici maggiormente esposti c’è quello del caffè, una delle principali esportazioni agricole del Paese e una componente fondamentale dell’offerta mondiale di Arabica.

Il sisma di magnitudo 7.4 del 10 agosto ha provocato frane, crolli e interruzioni della rete stradale, colpendo anche l’Eje Cafetero, il cuore della produzione colombiana. A preoccupare il mercato, però, non sono soltanto gli eventuali danni alle coltivazioni e agli impianti di lavorazione. Il problema più immediato riguarda la logistica: diverse strade strategiche verso Buenaventura, principale sbocco del caffè colombiano sul Pacifico, risultano impraticabili per i mezzi pesanti.

Perché il blocco di Buenaventura è così importante

Buenaventura rappresenta uno snodo essenziale della filiera. Storicamente circa il 60% delle esportazioni colombiane di caffè passa dal porto, percentuale che rende qualsiasi interruzione dei collegamenti con il terminal potenzialmente rilevante per il mercato internazionale.

Gustavo Gómez, presidente dell’Associazione nazionale degli esportatori di caffè, Asoexport, ha spiegato che la strada verso Buenaventura non è attualmente percorribile dai veicoli commerciali destinati alle operazioni di import-export. Il risultato è una sostanziale paralisi delle spedizioni attraverso il principale corridoio del Paese.

Non significa che tutto il caffè colombiano sia impossibile da esportare. Gli operatori stanno cercando rotte alternative verso i porti della costa caraibica, ma la deviazione comporta inevitabilmente tempi e costi maggiori. Tra le alternative figurano Cartagena e Santa Marta, mentre l’apertura di Puerto Antioquia ha recentemente ampliato le possibilità logistiche del settore. Secondo Asoexport, proprio quest’ultimo porto potrebbe ridurre in condizioni normali alcuni costi di trasporto rispetto alle rotte tradizionali.

Il terremoto ha colpito il cuore del caffè colombiano

Il problema logistico si somma ai danni provocati dal sisma nelle aree produttive. Tra le zone maggiormente coinvolte figurano infatti Risaralda, Valle del Cauca e Caldas, territori appartenenti o collegati alla storica regione cafetera colombiana.

La Colombia ha circa 840 mila ettari coltivati a caffè e la filiera garantisce il sostentamento a circa 540 mila famiglie. Il Paese è inoltre il terzo produttore mondiale dopo Brasile e Vietnam ed è particolarmente importante per il mercato dell’Arabica lavato di alta qualità.

Proprio questa specializzazione rende difficile sostituire immediatamente il prodotto colombiano con chicchi provenienti da altre aree del mondo.

La produzione era già prevista in calo

L’emergenza arriva inoltre in un momento tutt’altro che semplice per il settore. Nell’annata 2024-2025 la Colombia aveva raggiunto 14,87 milioni di sacchi da 60 chili, il raccolto più abbondante degli ultimi trent’anni. Per il ciclo 2025-2026, però, le previsioni indicavano già prima del terremoto una discesa verso 12,8 milioni di sacchi, quasi il 14% in meno.

Alla base della flessione ci sono il normale ciclo fisiologico delle piante e soprattutto le piogge eccessive, che hanno penalizzato parte delle coltivazioni. Il terremoto aggiunge quindi un nuovo elemento di incertezza a un’offerta che si prevedeva già inferiore rispetto all’annata precedente.

Cosa può succedere al prezzo del caffè

È questo l’aspetto che interessa direttamente anche i consumatori europei e italiani. I future sull’Arabica hanno mostrato nuove tensioni, arrivando recentemente fino a circa 3,26 dollari per libbra, mentre gli operatori cercano di valutare l’effettiva durata dell’interruzione colombiana.

Il terremoto non implica automaticamente un aumento immediato del prezzo della tazzina al bar. Tra la quotazione della materia prima e il prezzo pagato dal consumatore intervengono infatti numerosi altri fattori: trasporto, energia, tostatura, imballaggi, cambio valutario, distribuzione e margini commerciali.

Molto dipenderà soprattutto dalla durata dell’emergenza. Se le principali arterie verso Buenaventura dovessero essere riaperte rapidamente e le esportazioni potessero essere deviate senza forti rallentamenti verso altri porti, l’impatto potrebbe restare limitato e temporaneo.

Uno scenario diverso si aprirebbe invece se le verifiche evidenziassero danni significativi a strade, impianti di lavorazione, magazzini o coltivazioni, oppure se la paralisi delle spedizioni durasse settimane. In quel caso il mercato dovrebbe fare i conti non soltanto con un problema logistico, ma con una possibile riduzione dell’offerta effettivamente disponibile.

Il precedente del 2021

La vulnerabilità della filiera colombiana ai blocchi di Buenaventura non è nuova. Nel 2021, durante le proteste e i blocchi stradali che interessarono il Paese, il porto rimase di fatto inaccessibile per oltre un mese. Secondo Asoexport, in quel periodo il numero di container di caffè esportati attraverso Buenaventura arrivò sostanzialmente a zero e maggio registrò uno dei peggiori risultati nella storia delle esportazioni del settore.

Il precedente mostra perché il mercato stia seguendo con particolare attenzione la situazione delle strade dopo il terremoto.

Perché la Colombia pesa sul mercato mondiale

Tra il 92 e il 95% del caffè prodotto in Colombia viene esportato. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di destinazione, mentre l’Unione europea assorbe una quota significativa delle vendite colombiane.

Un’interruzione prolungata delle forniture avrebbe quindi effetti che andrebbero ben oltre l’economia colombiana. Il rischio è che importatori e torrefattori siano costretti a competere per una quantità inferiore di Arabica disponibile oppure a ricorrere maggiormente a origini alternative, esercitando pressione anche sulle quotazioni di altri produttori.

Per capire se l’emergenza si tradurrà davvero in nuovi rincari serviranno però le prossime settimane. Gli elementi da osservare sono soprattutto tre: la riapertura delle strade verso Buenaventura, l’entità dei danni nelle aree di produzione e la capacità di spostare rapidamente le esportazioni verso altri porti.

Per ora il terremoto colombiano aggiunge un ulteriore fattore di instabilità a un mercato del caffè che arrivava all’emergenza già con una produzione nazionale prevista in calo. Ed è proprio la combinazione tra minore raccolto, problemi logistici e incertezza sulle infrastrutture a rendere il prezzo dell’Arabica uno degli effetti economici del sisma da tenere maggiormente sotto osservazione.

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