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È morto Zhu Rongji, l’ex premier che trasformò l’economia cinese: aveva 97 anni

Soprannominato lo "zar dell’economia", è stato primo ministro dal 1998 al 2003 e ha avuto un ruolo centrale nell’attuazione della politica di "riforma e apertura"

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Una foto di Zhu Rongji quando era primo ministro della Cina

Una foto di Zhu Rongji quando era primo ministro della Cina | FILIPPO MONTEFORTE // ANSA-CD - Alanews-it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

La Cina perde una delle figure più importanti della stagione delle riforme economiche che hanno accompagnato la sua ascesa sulla scena mondiale. Zhu Rongji, ex primo ministro cinese e protagonista della trasformazione del Paese in una potenza economica globale, è morto nella mattina di mercoledì 12 agosto a Pechino all’età di 97 anni. A riferirlo è stata l’agenzia di stampa statale Xinhua. Zhu lascia la moglie e due figli.

Dalla Cina pianificata alla potenza economica mondiale

Soprannominato lo “zar dell’economia”, Zhu Rongji è stato premier dal 1998 al 2003 e ha avuto un ruolo centrale nell’attuazione della politica di “riforma e apertura” avviata da Deng Xiaoping. Il suo obiettivo era rendere più efficiente e aperta un’economia ancora fortemente controllata dallo Stato, accompagnando la Cina verso un modello di mercato pur mantenendo l’impianto politico del Partito comunista.

La sua stagione al vertice dell’economia coincise con una fase di enorme trasformazione per il Paese. Le riforme contribuirono a una drastica riduzione della povertà, alla crescita della classe media e all’ingresso sempre più massiccio delle aziende straniere nel mercato cinese. La morte di Zhu rappresenta così, per molti cinesi, la fine simbolica di un’epoca caratterizzata da un forte ottimismo sulle prospettive economiche del Paese.

Gli oltre dieci anni di Zhu Rongji alla guida della politica economica

Zhu aveva iniziato a esercitare una forte influenza sulle scelte economiche cinesi già all’inizio degli anni Novanta, quando divenne vicepremier sotto la presidenza di Jiang Zemin, morto nel 2022. Rimase alla guida del governo fino al 2003, affrontando alcune delle più delicate trasformazioni del sistema economico nazionale.

Da tecnocrate determinato, promosse una serie di interventi destinati a modificare profondamente il funzionamento dell’economia. Tra questi ci furono una vasta revisione del sistema fiscale e tributario e una ristrutturazione del settore statale, considerato eccessivamente grande e inefficiente.

L’ingresso della Cina nel Wto

Uno dei risultati per cui Zhu è ricordato maggiormente a livello internazionale è l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) nel 2001. L’adesione rappresentò un passaggio decisivo nell’integrazione del Paese nell’economia globale e contribuì ad aprire ulteriormente la Cina al commercio e agli investimenti internazionali.

Negli anni successivi l’economia cinese conobbe una crescita a ritmi spesso superiori al 10%, alimentando la progressiva trasformazione del Paese in una delle principali potenze mondiali. Zhu aveva inoltre affrontato con decisione l’inflazione, riformato il sistema monetario e guidato la Cina durante le difficoltà provocate dalla crisi finanziaria asiatica del 1997.

Zhu Rongji, il premier dal pugno di ferro

Il suo stile diretto e poco incline ai compromessi gli procurò tanto sostenitori quanto oppositori all’interno del Partito comunista. La fermezza nella lotta alla corruzione e il pragmatismo con cui affrontava le questioni economiche gli valsero il soprannome di “premier dal pugno di ferro”.

A differenza dei tradizionali discorsi rigidamente preparati dei dirigenti cinesi, Zhu era conosciuto anche per la lingua tagliente, l’umorismo e un temperamento facilmente riconoscibile. Nel 1998, poco dopo essere diventato premier, pronunciò una delle sue frasi più celebri: disse che avrebbe continuato ad avanzare senza esitazioni anche davanti a un campo minato o a un abisso, facendo tutto il possibile fino alla morte.

Una carriera segnata dalle purghe politiche

Nato nella provincia meridionale dello Hunan, Zhu studiò ingegneria elettrica alla prestigiosa Tsinghua University e successivamente iniziò a lavorare nell’agenzia statale incaricata della pianificazione economica. Come accadde a molti esponenti della sua generazione, la sua carriera fu però sconvolta dalle turbolenze politiche dell’epoca di Mao Zedong. Alla fine degli anni Cinquanta venne espulso dal Partito comunista dopo aver criticato la politica economica del governo. Una nuova epurazione arrivò durante la Rivoluzione culturale, circa un decennio più tardi.

Dopo la morte di Mao, Zhu venne riabilitato politicamente e poté rientrare nel Partito. Da quel momento iniziò la sua rapida ascesa attraverso diversi incarichi in campo economico, fino alla nomina a sindaco di Shanghai nel 1988. Il suo operato nella metropoli attirò l’attenzione di Deng Xiaoping e, nel 1991, Zhu fu scelto come vicepremier con responsabilità sulla gestione dell’economia. Sette anni più tardi sarebbe diventato primo ministro.

Riforme dolorose e milioni di lavoratori licenziati

La modernizzazione da lui sostenuta ebbe però anche costi sociali molto pesanti. La ristrutturazione delle imprese statali inefficienti portò alla perdita del posto di lavoro per circa 40 milioni di lavoratori, secondo le stime riportate nel bilancio della sua carriera.

Anche il percorso verso il Wto fu tutt’altro che privo di critiche. Alcuni esponenti del governo accusarono Zhu di aver concesso troppo nei negoziati internazionali e ci furono persino accuse secondo cui avrebbe sacrificato gli interessi nazionali pur di ottenere l’ingresso della Cina nell’organizzazione.

La scommessa di Zhu Rongji sul commercio internazionale

Con il tempo, tuttavia, la scelta di Zhu si rivelò uno dei passaggi fondamentali della crescita cinese. L’adesione al Wto è considerata dagli analisti un momento decisivo per l’inserimento della Cina nei circuiti dell’economia mondiale, favorendo l’espansione degli scambi commerciali e degli investimenti esteri e contribuendo alla crescita senza precedenti degli anni successivi.

Il suo operato lasciò un’impressione profonda anche fuori dalla Cina. Henry Kissinger, ex segretario di Stato americano, definì Zhu Rongji nella prefazione a una raccolta dei suoi scritti e discorsi una mente penetrante, capace di confrontarsi con uno dei più importanti programmi di riforma della storia moderna.

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