Un giovane ragazzo di origini tunisine è morto la sera del 10 agosto nel Cpr di Palazzo San Gervasio, a Potenza. Secondo le prime ricostruzioni il ragazzo è caduto da un tetto della struttura; l’ipotesi più accreditata dagli investigatori è il suicidio, sebbene non venga esclusa la possibilità di una precipitazione per cause accidentali. Otto persone trattenute nella struttura sono state arrestate dopo i disordini scoppiati nella stessa sede.
La dinamica della morte e gli accertamenti
Il giovane è precipitato da un tetto del centro: le autorità hanno avviato indagini per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. Le verifiche comprendono ricostruzioni dei fatti e ascolti di persone presenti nella struttura.
Nel quadro degli accertamenti vengono esaminate anche le condizioni di salute e le eventuali cure cui il giovane fosse sottoposto. La vicenda ha avuto un’immediata ricaduta istituzionale e politica nella regione, con richieste di chiarimenti sul funzionamento interno del centro e sulla tutela delle persone trattenute.
Le reazioni del centrosinistra lucano: “I Cpr vanno chiusi”
I consiglieri regionali della Basilicata della minoranza di centrosinistra hanno diffuso una nota congiunta in cui affermano: “Con Meloni l’Italia è meno umana e meno sicura”. Nella stessa nota i firmatari – Alessia Araneo (M5s), Antonio Bochicchio (Psi), Angelo Chiorazzo (Basilicata Casa Comune), Roberto Cifarelli (gruppo misto), Piero Lacorazza (Pd), Piero Marrese (Basilicata democratica), Viviana Verri (M5s) e Giovanni Vizziello (Basilicata Casa Comune) – sostengono che “nell’ennesima morte di una giovane ragazzo detenuto presso il Cpr di Palazzo San Gervasio (Potenza) si sintetizza tutto il fallimento delle politiche fintamente securitarie del centrodestra”
I consiglieri chiedono rispetto e silenzio sulla vicenda personale, ma sollevano dubbi sulle condizioni dei luoghi di detenzione: “I centri di permanenza per il rimpatrio sono luoghi infernali di detenzione e vanno chiusi. Si tratta di centri dalle condizioni degradanti per chi vi è detenuto e difficili per chi vi lavora”, si legge nella nota, che aggiunge la richiesta di accertamenti e la richiesta di chiusura dei Cpr “nell’attesa che fatti e responsabilità vengano accertati”
Il sindacato: denuncia delle condizioni e richiesta di chiusura
Il segretario generale della Cgil Potenza, Vincenzo Esposito, ha chiesto “piena luce sulla morte del giovane tunisino che si sarebbe tolto la vita” e ha ribadito la richiesta di chiusura del centro. Esposito ha ricordato che a distanza di due anni dalla morte di Oussama, “un altro migrante perde la vita in quello che è un vero e proprio centro di detenzione” e ha definito i fatti di ieri “la punta dell’iceberg di un sistema fallimentare”.
Il rappresentante sindacale ha riferito che il Consiglio d’Europa aveva già denunciato prassi non aderenti alla tutela dei diritti umani e carenze nelle procedure, citando anche la prassi di somministrazione di psicofarmaci tramite diluizione in acqua e in cibo. Nella sua valutazione, il sistema di detenzione per reati amministrativi in attesa dei rimpatri è “sbagliato ed esclusivamente strumentale alle politiche restrittive e vessatorie del governo Meloni”, e ha elencato misure e provvedimenti recenti richiamati come parte della gestione del fenomeno migratorio.
Rapporti ispettivi, criticità strutturali e inchieste
Il commissario regionale del Pd Basilicata, Daniele Manca, ha chiesto che “si faccia piena luce sulla morte” e che venga avviata “una verifica complessiva sulle condizioni del Cpr di Palazzo San Gervasio e sull’effettiva tutela dei diritti umani delle persone che vi sono trattenute”. Nella sua nota il dem ha indicato la necessità di verificare “assistenza sanitaria e psicologica, prevenzione degli atti autolesionistici, condizioni igienico-sanitarie e pieno rispetto della dignità”.
Come riportato da Altreconomia, un report della visita di fine dicembre 2025 della deputata Pd Rachele Scarpa e dell’avvocato Antonello Ciervo descrive criticità strutturali: finestre rotte nonostante il riscaldamento acceso, docce non funzionanti, campanelli di emergenza inattivi e un’area sanitaria senza lavabo e con la presenza di mosche in infermeria. Nel dossier vengono anche segnalate carenze del gestore: nei 19 mesi di contratto della cooperativa Officine sociali sarebbero rimaste scoperte 5.592 ore di personale, con il 40% delle ore mediche e il 21% di quelle infermieristiche garantite nel 2024 e zero ore di infermieri tra aprile e settembre 2025.
La storia del Cpr di Palazzo San Gervasio
La storia del centro è segnata da verifiche e inchieste: il Cpr, una ex fabbrica riconvertita nel 2018, ha ricevuto 26 avvisi di chiusura; la Procura di Potenza ha indagato circa trenta persone per fatti riferiti alla gestione 2018-2022, ipotizzando maltrattamenti e la somministrazione di psicofarmaci (fra cui Rivotril) senza reale necessità medica, con almeno 35 casi di presunti maltrattamenti citati dal procuratore Francesco Curcio. Le indagini hanno ricostruito anche un sistema di nomine “pilotate” degli avvocati difensori che, nel 2019, avrebbe riguardato 855 trattenuti su 1.410. Nonostante ispezioni e contestazioni, nel luglio 2025 la Cooperativa Officine sociali si è successivamente riaffidata l’appalto da 15 milioni.
Le indagini sulla morte del giovane e sugli eventi che ne sono conseguiti sono in corso; le autorità competenti stanno procedendo agli accertamenti e le misure cautelari su otto trattenuti rimangono al centro delle verifiche.
