l governo italiano chiede all’Europa nuovi margini per affrontare gli effetti dell’inflazione e del caro energia sui conti pubblici. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo che l’aumento dei prezzi rispetto alle previsioni iniziali venga preso in considerazione nell’applicazione delle regole europee sulla spesa. Da Bruxelles, però, è arrivata una prima risposta prudente: “Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri”, ha dichiarato la portavoce della Commissione Paula Pinho.
Meloni chiede maggiore flessibilità all’Europa
Nella lettera Meloni mette al centro il divario tra l’inflazione prevista quando sono stati definiti i percorsi di spesa e quella effettivamente registrata. Il tetto alla crescita della spesa netta previsto dalle regole europee è infatti espresso in termini nominali e, secondo il governo, rischia di non riflettere pienamente l’aumento di alcune uscite pubbliche determinato dai prezzi.
Il problema, sostiene la premier, non riguarda soltanto l’Italia. L’inflazione produce infatti adeguamenti automatici della spesa che non dipendono direttamente dalle decisioni dei governi. L’esempio principale indicato da Meloni è quello delle pensioni, a cui si aggiungono altre prestazioni legate all’andamento dei prezzi.
“L’inflazione incide su una spesa pari al 20,4% del Pil”
Secondo i dati riportati dalla presidente del Consiglio nella lettera, in Italia la spesa direttamente interessata da un’inflazione significativamente superiore alle previsioni alla base del piano di bilancio equivale al 20,4% del Pil.
A questa quota si aggiungono altre componenti della spesa che subiranno gli effetti dell’aumento dei prezzi già nel 2027, per un valore equivalente al 12% del Pil.
Meloni sostiene quindi che il quadro fiscale europeo lasci alla Commissione un margine per considerare questi fattori nella valutazione preventiva del rispetto della regola sulla spesa, in particolare durante l’esame degli imminenti Documenti programmatici di bilancio.
La richiesta sulle maggiori entrate generate dall’inflazione
Nella lettera compare anche un altro punto centrale. L’aumento dell’inflazione determina temporaneamente maggiori entrate fiscali indirette, ma le attuali regole europee non consentono automaticamente di utilizzare queste risorse per finanziare interventi compensativi se uno Stato non dispone già di spazio all’interno del percorso concordato della spesa netta.
Il governo italiano chiede quindi di individuare una soluzione che permetta di destinare almeno una parte delle entrate aggiuntive a misure temporanee e mirate per attenuare l’aumento dei costi energetici sostenuti da famiglie e imprese.
Secondo Meloni, senza maggiore flessibilità lo spazio disponibile per intervenire rimane limitato e potrebbe rendere necessarie misure restrittive in una fase caratterizzata da rischi al ribasso per l’economia.
Bruxelles frena: “Abbiamo già dato più flessibilità”
Dalla Commissione europea è arrivata però una prima risposta cauta. “Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri”, ha dichiarato la portavoce Paula Pinho rispondendo alle domande sulla richiesta italiana.
Bruxelles ha ricordato in particolare l’estensione della clausola nazionale di salvaguardia, che consente determinati margini aggiuntivi anche sul fronte energetico oltre che per gli investimenti nella difesa.
La posizione della Commissione non chiude comunque il confronto. La lettera di Meloni è ora sul tavolo dell’esecutivo europeo e il governo punta a portare la questione nelle prossime riunioni europee.
Il dossier verso Ecofin e Consiglio europeo
Meloni ha indicato come primo appuntamento la riunione dell’Ecofin del 9 ottobre, seguita dal Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. L’Italia non è inoltre l’unico Paese a chiedere nuovi margini: anche la Grecia ha sollecitato maggiore flessibilità per consentire misure temporanee a sostegno di cittadini e imprese.
Sul fronte energetico, Italia e Repubblica Ceca hanno inoltre presentato alla Commissione un documento congiunto che propone interventi sul sistema Ets per ridurre l’impatto dello shock dei prezzi dell’energia, tra cui maggiore flessibilità nell’assegnazione delle quote e il rinvio dell’entrata in vigore dell’Ets 2 per trasporti ed edifici.
Il governo prepara la manovra
La partita europea si intreccia direttamente con la preparazione della manovra 2027. A Palazzo Chigi si è tenuta una riunione della maggioranza con Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.
Al centro del confronto ci sono l’impatto dell’inflazione, il caro energia e gli spazi disponibili per sostenere famiglie e imprese. Il governo punta a utilizzare i margini ottenuti sul fronte energetico, quantificati da Meloni in 14 miliardi di euro in due anni, soprattutto per interventi strutturali capaci di ridurre il costo dell’energia per il sistema produttivo.
