La famiglia di Chiara Poggi non intende costituirsi parte civile nell’eventuale processo ad Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio della 26enne avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. A chiarire la posizione sono stati gli avvocati Francesco Compagna e Gian Luigi Tizzoni, che assistono i genitori e il fratello della vittima. Intanto, dopo la seconda chiusura delle indagini, la difesa di Sempio valuta la possibilità di chiedere un incidente probatorio sull’impronta 33, uno degli elementi centrali della nuova inchiesta.
I Poggi non saranno parte civile contro Andrea Sempio
“Non abbiamo da avanzare alcuna pretesa economica nei confronti di persone innocenti”, ha dichiarato Compagna, legale di Marco Poggi, fratello di Chiara e storico amico di Sempio.
Tizzoni, che assiste i genitori della vittima, ha però precisato che si tratta di valutazioni ancora premature anche sotto il profilo processuale. Finché resta valida la sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi per l’omicidio, secondo il legale costituirsi parte civile in un eventuale processo a Sempio porrebbe anche il problema di chiedere due volte un risarcimento per lo stesso delitto.
I Poggi rimarrebbero comunque persone offese nel procedimento. I loro avvocati intendono invece partecipare a un eventuale giudizio di revisione della condanna di Stasi, qualora la sua difesa presenti l’istanza alla Corte d’Appello di Brescia.
La Procura verso la richiesta di rinvio a giudizio
La Procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta le indagini nei confronti di Sempio, accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà e dall’odio verso la vittima. Il passaggio precede la possibile richiesta di rinvio a giudizio.
Anche la difesa ritiene probabile che si arrivi davanti a un giudice. L’avvocata Angela Taccia ha sostenuto che, a suo giudizio, non esistano elementi sufficienti per giustificare il rinvio a giudizio, pur ritenendo probabile che la Procura proceda in questa direzione.
La legale ha descritto Sempio come “rassegnato” ma fiducioso nel lavoro del proprio collegio difensivo.
La difesa di Sempio valuta l’incidente probatorio sull’impronta 33
Tra le novità c’è anche la possibile strategia della difesa sull’impronta 33, la traccia individuata su una parete delle scale che conducono alla cantina della villetta dei Poggi.
Dopo la chiusura delle indagini, i legali di Sempio stanno valutando di chiedere un incidente probatorio durante l’eventuale udienza preliminare, in modo da affidare a un perito nominato dal giudice un nuovo esame dell’impronta.
La mossa consentirebbe di sottoporre uno degli elementi più discussi dell’inchiesta a una valutazione terza rispetto ai consulenti della Procura e della difesa. Proprio i Poggi avevano chiesto nei mesi scorsi che l’impronta 33 fosse inserita nell’incidente probatorio, richiesta che allora non era stata accolta.
Il Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta
Resta aperto anche il confronto sulle analisi genetiche effettuate nel 2007 sui pedali della bicicletta di Stasi. Tizzoni ha contestato la ricostruzione secondo cui non sarebbe stato trovato il Dna di Chiara Poggi.
“Ritengo che sia un po’ propaganda e non informazione leggere e sentire che non esiste Dna di Chiara Poggi su quei pedali”, ha dichiarato il legale.
Tizzoni ha richiamato due estrazioni risultate positive e contenenti 16 aplotipi, ricordando che anche il professor Carlo Previderè, consulente della Procura, ha ribadito l’attendibilità dell’attribuzione del profilo genetico alla vittima.
I consulenti dei pm hanno infatti definito il profilo attribuito a Chiara un dato “solido” sotto il profilo della riproducibilità e dell’attendibilità. Hanno però evidenziato che le successive repliche nulle avrebbero meritato ulteriori approfondimenti per comprenderne le ragioni.
Il nodo delle analisi negative del 20 settembre 2007
Al centro del confronto ci sono proprio due ripetizioni dell’analisi effettuate il 20 settembre 2007, che non avevano restituito un profilo genetico utile.
Secondo Tizzoni, quel risultato non smentisce le precedenti estrazioni positive. Il legale sostiene che in quell’occasione lo strumento non abbia prodotto alcun risultato interpretabile e che quindi non si possa parlare di un esito negativo in contrasto con quelli ottenuti in precedenza.
La questione è diventata particolarmente rilevante nella nuova inchiesta perché la Procura sta ricostruendo anche la gestione degli accertamenti tecnici effettuati nel 2007.
Tizzoni: “La difesa di Stasi sapeva degli accertamenti”
Tizzoni contesta anche l’ipotesi secondo cui alcune analisi sarebbero state effettuate senza che la difesa di Stasi ne fosse a conoscenza.
Il legale ha ricordato che i consulenti della difesa parteciparono agli accertamenti e decisero il 17 settembre 2007 di non proseguire con la propria presenza. Successivamente fu presentata un’eccezione di nullità per il mancato avviso, respinta dall’allora pm Rosa Muscio e, secondo Tizzoni, mai più riproposta.
Il legale ha inoltre richiamato una memoria del professor Francesco Maria Avato, consulente della difesa di Stasi, nella quale si faceva riferimento ad analisi svolte in sua assenza il 20 settembre.
Secondo Tizzoni, questo elemento contraddirebbe la ricostruzione secondo cui quegli accertamenti sarebbero stati completamente sconosciuti alla difesa.
I Poggi “sconcertati” dal nuovo fronte sui carabinieri
C’è poi un altro elemento emerso dalle dichiarazioni di Tizzoni. Il legale ha descritto la famiglia Poggi come “obiettivamente sconcertata” dalle contestazioni che stanno investendo anche l’attività svolta dai carabinieri nelle diverse fasi del caso.
Tizzoni ha richiamato la condanna in primo grado per falsa testimonianza di un carabiniere e l’indagine che coinvolge il colonnello Gennaro Cassese, oltre ai dubbi sollevati sul lavoro svolto dal Ris.
Secondo il legale, il susseguirsi delle contestazioni sta inevitabilmente incidendo sulla fiducia della famiglia, che per anni ha fatto affidamento sull’attività investigativa e sulle conclusioni raggiunte nei processi.
La possibile revisione del processo ad Alberto Stasi
Parallelamente all’inchiesta su Sempio resta aperto il fronte di Alberto Stasi, condannato definitivamente a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.
La difesa potrebbe chiedere la revisione del processo davanti alla Corte d’Appello di Brescia, ma al momento l’istanza non risulta ancora presentata. La procuratrice generale di Milano Francesca Nanni ha definito la strada della revisione “lunga e tortuosa”.
La Procura generale dovrà esaminare anche i nuovi atti prodotti dall’inchiesta pavese. Secondo le informazioni disponibili, allo stato attuale non sarebbe orientata a presentare autonomamente una richiesta di revisione, a meno che dal materiale acquisito non emergano nuove prove decisive.
La famiglia Poggi, a differenza di quanto prospettato per l’eventuale procedimento contro Sempio, ha già fatto sapere attraverso i propri legali che sarà presente in un eventuale giudizio di revisione della condanna di Stasi.
