La gestione dell’emergenza migratoria a Ceuta continua ad alimentare lo scontro politico in Europa. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha puntato il dito contro alcuni Paesi dell’Unione europea, accusandoli di non aver dimostrato sufficiente solidarietà nella fase più critica, citando tra questi anche l’Italia.
Albares attacca Roma: “Non ha risposto come avrebbe dovuto”
Alla vigilia della riunione dei ministri dell’Interno dell’Ue, Albares ha spiegato in un’intervista all’emittente pubblica Tve che la crisi di Ceuta deve essere considerata un problema europeo e non soltanto spagnolo. Secondo il ministro, però, alcuni governi non avrebbero rispettato lo spirito di collaborazione richiesto dalla situazione. Tra questi, ha indicato anche l’Italia, definendo il governo italiano uno di quelli che “non sono stati all’altezza”. Albares ha esteso le sue critiche anche ad alcuni esponenti politici spagnoli, accusandoli di aver assunto posizioni “irresponsabili”.
Rispondendo alle critiche arrivate da Roma sulla gestione dell’emergenza nella città autonoma spagnola al confine con il Marocco, il ministro ha ricordato le difficoltà affrontate dall’Italia negli anni passati sul fronte degli sbarchi.
“L’Italia è stata assolutamente inondata di immigrati irregolari”, ha dichiarato Albares, citando in particolare le “crisi ripetitive” sull’isola di Lampedusa, che a suo giudizio il nostro Paese non sarebbe riuscito a risolvere. La Spagna, invece, ha sempre mostrato solidarietà “politicamente e con i fatti”, ha rivendicato il ministro, sottolineando che lo stesso atteggiamento viene ora richiesto agli altri partner europei.
La replica del Viminale: “Sbarchi in calo del 55% grazie alle politiche del governo”
Alle critiche arrivate da Madrid ha risposto il Viminale, che respinge la ricostruzione del ministro degli Esteri spagnolo e rivendica i risultati ottenuti dal governo sul fronte dell’immigrazione.
Secondo fonti del Ministero dell’Interno, da gennaio 2026 a oggi gli sbarchi di migranti irregolari in Italia sono diminuiti del 55% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il Viminale sottolinea inoltre che il calo raggiunge circa l’82% rispetto al 2023, primo anno del governo Meloni, quando – spiegano le stesse fonti – l’esecutivo si trovò ad affrontare «una situazione ereditata dai precedenti governi che era completamente fuori controllo».
Le fonti del Ministero contestano anche il riferimento di Albares alla situazione di Lampedusa, definendo superata l’immagine dell’isola come simbolo di un’emergenza permanente. «Quanto alla presunta invasione di Lampedusa – affermano – al momento sull’isola sono presenti 98 migranti e da tempo non si vive alcuna situazione di emergenza».
Von der Leyen: “La migrazione è una sfida europea”
Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che in una lettera inviata al premier spagnolo Pedro Sánchez ha ribadito la necessità di una risposta comune da parte dell’Ue.
“La migrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea. Per questo la solidarietà è fondamentale”, ha scritto la presidente della Commissione, indicando cinque priorità per affrontare il fenomeno: prevenire gli arrivi irregolari attraverso la cooperazione con i Paesi terzi, rafforzare le frontiere esterne, migliorare i sistemi di allerta, contrastare le reti dei trafficanti e aumentare i rimpatri.
Von der Leyen ha assicurato che la Spagna può contare sul sostegno delle istituzioni comunitarie e ha definito questi interventi elementi essenziali della strategia europea contro l’immigrazione irregolare. Secondo la presidente della Commissione, negli ultimi due anni gli ingressi irregolari nell’Ue sono diminuiti del 55%, mentre nel 2026 il calo sarebbe stato del 37%. Per von der Leyen, l’emergenza di Ceuta deve diventare una lezione per l’Europa: una maggiore cooperazione tra gli Stati membri può aumentare la capacità di risposta e la preparazione davanti a nuove crisi.
Il ruolo del Marocco e la richiesta di maggiore aiuto a Bruxelles
La presidente della Commissione ha ribadito anche l’importanza del rapporto con Rabat, definendo il Marocco un “importante partner strategico” nella gestione dei flussi migratori. Secondo von der Leyen, l’Ue sta già collaborando con il governo marocchino, insieme alla Spagna, per migliorare i sistemi di controllo alle frontiere e rafforzare il sostegno tecnico e finanziario al Paese nordafricano. Dopo quanto accaduto a Ceuta, ha aggiunto, sarà necessario potenziare la sorveglianza nei punti più delicati, anche attraverso barriere fisiche dove ritenute necessarie.
Anche Albares ha sottolineato l’importanza di mantenere aperto il dialogo con Rabat. Il ministro spagnolo ha chiesto però un maggiore coinvolgimento dell’Unione europea, ricordando che Ceuta rappresenta l’unica frontiera terrestre dell’Ue con il continente africano e una delle aree con il più forte squilibrio economico e sociale al mondo.
Secondo Albares, la collaborazione del Marocco è stata decisiva nella gestione dell’emergenza. “Dal primo momento il Marocco ha offerto la sua collaborazione per impedire i flussi di persone e, soprattutto, perché ritornassero immediatamente”, ha dichiarato, aggiungendo che la volontà di Rabat sarebbe quella di riportare indietro “fino all’ultimo migrante”.
Albares: “Necessario combattere la disinformazione”
Il ministro degli Esteri spagnolo ha inoltre attribuito un ruolo importante alla diffusione di false informazioni online nella crescita improvvisa degli arrivi a Ceuta. A suo avviso, la disinformazione avrebbe spinto migliaia di giovani a dirigersi verso l’exclave spagnola.
“Bisogna monitorare i social network e combattere la disinformazione”, ha affermato Albares, secondo cui una rete di comunicazione coordinata avrebbe contribuito ad amplificare l’emergenza attraverso notizie false sullo spazio Schengen. Il ministro ha parlato anche di una “sincronizzazione dell’internazionale reazionaria”, accusando alcuni ambienti politici di aver diffuso rapidamente informazioni non verificate e alimentato tensioni sulla gestione della frontiera.
Rimpatri e gestione dell’emergenza dopo gli ingressi record
La crisi di Ceuta è stata definita da Albares un evento senza precedenti per la Spagna. Il ministro ha parlato di almeno 50mila ingressi via mare e via terra in un breve periodo, una situazione che Madrid ha affrontato anche attraverso il ritorno in Marocco di migliaia di persone.
Secondo il capo della diplomazia spagnola, il rimpatrio avvenuto in 48 ore rappresenterebbe un altro elemento eccezionale della vicenda, reso possibile dalla collaborazione con Rabat. La questione resta ora al centro del dibattito europeo, con la Spagna che chiede un maggiore impegno degli Stati membri e delle istituzioni comunitarie per gestire una frontiera considerata strategica per tutta l’Unione europea.
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