La crisi migratoria che ha travolto Ceuta è tutt’altro che conclusa. A diversi giorni dall’arrivo di decine di migliaia di persone, nelle strade dell’exclave spagnola continuano a trovarsi tra i 3.000 e i 5.000 migranti, mentre Madrid accelera le operazioni di rimpatrio e cresce lo scontro politico sulla gestione dell’emergenza.
A fare il punto è Alberto Gaitán, assessore alla Presidenza e al Governo dell’amministrazione di Ceuta, che in un’intervista alla Cadena Ser ha spiegato come non esista ancora un dato ufficiale definitivo sul numero delle persone entrate né su quello dei migranti che hanno già lasciato la città. Secondo le informazioni ricevute dal ministero dell’Interno, sarebbero circa 73.000 le persone già rimpatriate. Tuttavia, tra le 3.000 e le 5.000 resterebbero ancora disperse in varie zone della città.
Ceuta, strutture al collasso e situazione critica per i minori
Gaitán ha descritto una situazione estremamente complessa. Molti migranti si trovano nelle aree collinari e lungo le scogliere che circondano Ceuta e, qualora non decidessero di rientrare volontariamente nei Paesi d’origine, la loro gestione diventerebbe ancora più difficile. Il Centro di soggiorno temporaneo per immigrati (Ceti), progettato per ospitare circa 600 persone, è ormai completamente pieno. All’esterno della struttura, inoltre, sarebbero accampate altre mille persone.
Ancora più delicata la questione dei minori non accompagnati. L’assessore ha riferito che sono stati censiti 862 ragazzi, mentre la capacità riconosciuta dal governo centrale è di appena 29 posti. Una situazione che Gaitán ha definito una sovraoccupazione vicina al 3.000%, con il rischio che il numero continui ad aumentare nei prossimi giorni.
Le accuse a Madrid: “Intervento tardivo e insufficiente”
L’amministrazione di Ceuta punta il dito contro il governo guidato da Pedro Sánchez, sostenendo che l’emergenza fosse stata segnalata con largo anticipo. Secondo Gaitán, da tempo erano stati denunciati gli insoliti movimenti di migranti via mare e il progressivo aumento degli attraversamenti a nuoto nei giorni precedenti all’ondata migratoria del 30 luglio.
Per questo motivo, l’amministrazione locale aveva chiesto al governo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale, chiudere il valico di frontiera e rafforzare la presenza di polizia, Guardia Civil ed esercito. Richieste che, secondo l’assessore, non sarebbero state accolte. A suo giudizio, proprio il ritardo nell’intervento avrebbe favorito l’ingresso di circa 80.000 persone in una città che conta appena 85.000 abitanti, arrivando di fatto a raddoppiare la popolazione nel giro di poche ore.
Le richieste avanzate prima della crisi a Ceuta
Gaitán ha ricordato anche un incontro avuto il 16 luglio con la segretaria di Stato competente, durante il quale era stata proposta l’installazione di barriere galleggianti al largo di Ceuta. L’obiettivo era trovare una soluzione dopo una sentenza del Tribunale Supremo che, secondo l’amministrazione locale, aveva reso impossibili i respingimenti immediati dei cittadini marocchini che raggiungevano la città via mare.
Tra le proposte avanzate figurava anche una modifica della legge sull’immigrazione presentata dal Partito Popolare. L’assessore ha spiegato che il governo aveva assicurato di voler valutare l’iniziativa, ma gli eventi sarebbero precipitati prima che venissero adottate decisioni concrete.
Gaitán: “Il Marocco non è un partner affidabile”
Nel corso dell’intervista, Gaitán ha rivolto dure accuse anche al Marocco, sostenendo che quanto accaduto dimostrerebbe come Rabat non possa essere considerata un partner affidabile per la Spagna. Secondo l’esponente dell’amministrazione di Ceuta, il governo marocchino avrebbe già utilizzato in passato i propri cittadini per esercitare pressione sulla frontiera, richiamando quanto avvenuto nel 2021. Ha inoltre contestato il bilancio delle vittime circolato finora. Mentre alcune fonti parlano di sette morti, Gaitán ha affermato che i dati ufficiali in possesso dell’amministrazione indicherebbero 73 cadaveri identificati.
Cosa dice la stampa spagnola su Ceuta?
La crisi continua a dominare le aperture della stampa spagnola. Secondo La Vanguardia, il governo starebbe accelerando le procedure di rimpatrio dei migranti ancora presenti a Ceuta. El País ospita un’intervista al presidente della città autonoma Juan Jesús Vivas, che sollecita una risposta più incisiva da parte dello Stato e chiede rispetto da parte del Marocco.
ABC riferisce invece che il governo sarebbe pronto a negoziare una riforma urgente della legge sull’immigrazione, mentre El Mundo parla di tensioni interne tra i ministeri dell’Interno e della Difesa nella gestione dell’emergenza.
El Periódico sottolinea infine come Rabat continui a respingere ogni responsabilità, attribuendo l’ondata migratoria alle reti dei trafficanti e alla disinformazione.
Milei attacca Sánchez sulla gestione dell’immigrazione
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente argentino Javier Milei. In un’intervista televisiva ha accusato il premier spagnolo Pedro Sánchez di utilizzare l’immigrazione per ottenere nuovi elettori attraverso la naturalizzazione dei migranti, sostenendo che questa strategia servirebbe a rafforzare il proprio potere politico.
Le dichiarazioni arrivano pochi giorni dopo la firma, da parte dello stesso Milei, di un decreto che introduce norme più severe sull’ingresso e sull’espulsione degli stranieri ritenuti responsabili della diffusione di messaggi d’odio o di atti considerati offensivi nei confronti dei simboli nazionali argentini.
Per approfondire: La destra Usa e i fondi al Marocco dietro la crisi di Ceuta
