Giuseppe Conte ha annunciato alla rassegna PiazzAsiago che «il nodo delle armi all’Ucraina lo scioglieremo con le primarie», proponendo dunque di far decidere gli italiani su una questione che divide la coalizione progressista. L’intervista col vicedirettore della Stampa Alessandro De Angelis ha visto il leader del Movimento 5 Stelle ribadire che «non votiamo il sostegno militare, aiuti e sanzioni economiche sì», e presentare la sua linea politica con toni netti e articolati.
La proposta di Giuseppe Conte e il suo ragionamento
Nel suo intervento Conte ha spiegato che, se vincesse le primarie, «il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale che tuteli gli interessi dell’Ucraina», definita da lui «il Paese aggredito», e ha aggiunto che richiamerebbe entrambi i leader internazionali per avviare negoziati. Il leader ha inoltre osservato come esista un grande arsenale sul territorio e si sia sviluppato anche un mercato delle armi, sollevando dubbi su «che fine facciano quelle armi» e mettendo al centro la ricerca di una svolta negoziale.
Nel corso dell’intervista Conte ha ripetuto la sua intenzione di sottoporre ai cittadini la decisione tramite primarie e ha illustrato la sua strategia di contatti diretti con i protagonisti internazionali per provare a imprimere una direzione diplomatica alla crisi. Le sue parole hanno mescolato linee di politica estera, richiami alla tutela dell’Ucraina e forti elementi di critica verso la logica dell’invio di armamenti.
Reazioni nel campo politico e accuse
La dichiarazione di Conte ha provocato subito reazioni nette nel panorama politico: il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani ha commentato che Conte è «libero di stare dalla parte della Russia, dell’aggressore», mentre Carlo Calenda ha chiamato in causa il Pd chiedendo una risposta politica netta. Le prese di posizione esterne hanno sottolineato come la proposta incida sulla tenuta della coalizione e richieda un pronunciamento chiaro degli alleati.
All’interno del campo progressista alcuni deputati hanno invece marcato le distanze, denunciando il rischio di rottura sul tema che per loro rappresenta «del più alto valore» in termini di sicurezza europea, e commentando con toni duri la scelta del leader del Movimento 5 Stelle. Tra i commenti social è emersa la critica più aspra del senatore Filippo Sensi, che ha bollato la posizione come un rischio di spaccatura.
La mossa di Conte ha quindi trasformato la questione delle armi all’Ucraina in un elemento di confronto pubblico e interno alla coalizione, lasciando sul tavolo la proposta di primarie come strumento per ricondurre la decisione alla volontà degli elettori e alimentando un dibattito dalle ricadute politiche immediate per il Pd e per l’intero schieramento.
