Gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni legato all’Iran, con misure che colpiscono il settore marittimo e alcune società considerate coinvolte nelle attività economiche del Paese. Nel provvedimento sono state inserite otto petroliere e dieci entità, sei delle quali con sede in Cina.
Washington punta sulle reti legate al petrolio iraniano
Il Dipartimento del Tesoro americano ha spiegato che le nuove restrizioni sono state introdotte per contrastare quelli che definisce i tentativi del governo iraniano di ottenere risorse economiche attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte mondiali per il trasporto energetico.
Secondo Washington, Teheran starebbe cercando di sfruttare i flussi commerciali collegati all’area per sostenere la propria economia e garantire nuove entrate finanziarie. Le sanzioni rappresentano quindi un ulteriore strumento di pressione nei confronti dell’Iran.
Il Tesoro Usa: “Non permetteremo di finanziare terrorismo e repressione”
In una nota diffusa dopo l’annuncio delle misure, il Tesoro americano ha dichiarato che l’obiettivo è impedire all’Iran di utilizzare la navigazione internazionale per aggirare le difficoltà economiche e finanziare attività considerate destabilizzanti.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che il regime iraniano si trova in una situazione economica particolarmente complessa, caratterizzata da una forte inflazione e da una crescente necessità di liquidità.
Secondo Bessent, gli Stati Uniti non consentiranno a Teheran di “tenere in ostaggio il commercio globale” attraverso il controllo delle rotte marittime strategiche né di utilizzare tali risorse per sostenere il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica, accusato da Washington di attività legate al terrorismo e alla repressione interna.
Nuovo fronte nella pressione internazionale su Teheran
Il nuovo pacchetto di sanzioni si inserisce nel quadro della strategia americana volta a limitare le fonti di finanziamento dell’Iran e a colpire i soggetti ritenuti coinvolti nelle sue attività commerciali.
Il coinvolgimento di diverse entità con sede in Cina evidenzia inoltre il peso delle reti internazionali attraverso cui Washington ritiene che il sistema iraniano riesca a mantenere i propri scambi economici nonostante le precedenti misure restrittive.
