Il Pentagono valuta di ritirare almeno un terzo dei militari americani dall’Europa, ma nessun taglio è atteso prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. La riduzione potrebbe raggiungere le 40.000 unità, dimezzando di fatto la presenza degli Stati Uniti nel continente. L’ipotesi arriva mentre si moltiplicano le minacce della Russia e suscita preoccupazione al Congresso.
Le opzioni militari del Pentagono e i Paesi interessati
Il capo del Pentagono Pete Hegseth attende l’analisi iniziale di Alexus Grynkewich, comandante supremo alleato in Europa. Il documento dovrebbe articolare quattro linee d’azione: la riduzione delle forze aeree, del personale navale e delle truppe di terra, oltre a un eventuale trasferimento di militari verso i Paesi del fianco est della Nato.
I tagli potrebbero interessare Germania, Spagna e Italia. Tre funzionari americani hanno riferito alla Nbc che questi Paesi probabilmente figureranno tra quelli coinvolti, precisando che ospitano la maggior parte delle truppe degli Stati Uniti in Europa.
Hegseth avrà tempo fino al 6 novembre per esaminare la relazione: per quella data sono attese le raccomandazioni definitive di Grynkewich. Le conclusioni passeranno successivamente a Donald Trump, cui spetta l’ultima parola. Le decisioni sono quindi rinviate a dopo il voto di metà mandato.
Trump, dal ritorno alla Casa Bianca, preme sull’Europa perché si faccia carico della propria sicurezza e ha minacciato più volte una drastica riduzione della presenza americana. Ha però anche lodato la Polonia e gli sforzi del presidente Karol Nawrocki «verso la creazione di una base dell’esercito americano» nel Paese.
Il presidente americano è da tempo irritato con l’Europa e ora è ulteriormente frustrato dalla sua possibile alleanza con il Canada di Mark Carney, con cui gli Stati Uniti sono in guerra commerciale.
Il Congresso può intervenire sui fondi
La prospettiva di un ritiro dall’Europa sta innervosendo il Congresso: sarebbe la maggiore riduzione dalla fine della Guerra Fredda e ridisegnerebbe radicalmente le relazioni degli Stati Uniti con i principali alleati. «Un taglio di 25.000 militari non è accettabile in nessun modo», ha dichiarato una fonte repubblicana alla Nbc.
Il costo molto elevato del rientro delle truppe o del loro dispiegamento in altre aree offre al Congresso una leva per intervenire. Il ritiro potrebbe infatti essere bloccato negando al Pentagono i fondi necessari a sostenere le spese del trasferimento altrove.
Un provvedimento approvato dal Congresso in dicembre vieta inoltre l’utilizzo di determinati fondi del Dipartimento della Difesa qualora il contingente in Europa scendesse sotto le 76.000 unità, oppure se gli Stati Uniti dovessero disimpegnarsi dalle basi nell’area. Secondo gli esperti, tuttavia, la misura non garantisce il mantenimento della presenza americana: esistono molteplici possibilità di aggirare le restrizioni.
Alla questione dei finanziamenti si aggiunge l’imprevedibilità di Trump. Secondo gli osservatori, Hegseth porterà a termine qualsiasi decisione del presidente per salvare il proprio incarico. Il capo del Pentagono è fortemente criticato anche all’interno del Partito repubblicano ed è considerato uno dei possibili avvicendamenti che Trump disporrà dopo le elezioni di metà mandato.
Un deputato conservatore ha presentato contro Hegseth una richiesta di messa in stato d’accusa, sulla quale è previsto un voto a novembre.
