Michele Criscitiello lo ha urlato in diretta su Sportitalia: la Federazione Italiana Giuoco Calcio chiede alle emittenti di pagare per riprendere e trasmettere le parole del Commissario Tecnico e del Presidente del Club Italia. 500€, secondo la cifra che il deus ex machina di Sportitalia ha testimoniato pubblicando una comunicazione ufficiale della Federazione di cui anche noi di Alanews siamo in possesso essendoci informati ormai tempo addietro.
Si può discutere dei modi, del megafono, della retorica del “siamo morti, ci devono fare il funerale”. Non si può liquidare il merito, perché il merito esiste ed è serio.
Cos’è la rate card della FIGC
Partiamo dai fatti, perché su questo tema circola molta indignazione e poca precisione. Da fine 2024 la FIGC ha attivato un servizio ufficiale di produzione e distribuzione di contenuti audio e video durante i raduni di Coverciano. La Federazione riprende conferenze stampa e sedute di allenamento con uno standard che arriva fino a tre telecamere in HD o 4K, e mette quelle immagini a disposizione delle testate attraverso una propria piattaforma. L’accesso è a uso esclusivo della testata richiedente, ai soli fini del diritto di cronaca, non trasferibile e non cedibile a terzi. Per attivarlo bisogna accettare un modulo, la cosiddetta rate card, cioè un listino. Un listino sulle immagini della Nazionale…
Accredito gratuito, cronaca a pagamento: la contraddizione
Ciò che suona più come una beffa che come una concessione, è che l’accredito fisico alle conferenze stampa resta gratuito. L’attesissima presentazione di Roberto Mancini e Claudio Ranieri di oggi, per dire, è aperta a chiunque abbia un tesserino dell’Ordine e mandi una mail entro l’orario indicato. Nessuno paga per entrare in sala. Se per la FIGC quello è un passaggio che garantisce il diritto di cronaca è garantito, a nostro avviso non è esattamente così.
Un’agenzia di stampa video non vive di una conferenza al mese. Vive di presenza quotidiana, di allenamenti, di dichiarazioni, di materiale che va montato e distribuito nel giro di minuti a decine di redazioni. Non solo. Nel contesto editoriale che viviamo oggigiorno, anche i non addetti ai lavori comprenderanno le difficoltà che una testata giornalistica vive in termini di costi e ricavi: 500€ per un contenuto non esclusivo, non prodotto direttamente quindi comunque da editare e distribuire in base alle esigenze di ogni realtà, non è un contenuto premium, è un costo extra. Il feed federale, per chi fa questo lavoro sul serio, non è un lusso opzionale. È l’accesso. È l’unico modo concreto per esercitare quel diritto di cronaca che la FIGC dice di garantire. E quando l’unica via praticabile per fare cronaca ha un listino, allora non stai facendo pagare un servizio accessorio. Stai facendo pagare la cronaca.
Chi ci rimette non sono i grandi broadcaster
C’è poi il punto che dà a questa storia il suo peso vero, ed è chi ci rimette. Non ci rimettono Rai, Sky o Mediaset, che i diritti li trattano a un altro tavolo e a un’altra scala. Ci rimettono le agenzie e le testate che ogni giorno, senza clamore, garantiscono che una notizia – in questo caso sportiva, ma vale per qualsiasi argomento – arrivi verificata, montata e pulita a chi la deve pubblicare. Ci rimette chi fa questo mestiere con serietà e con margini stretti, e che ora si trova davanti una barriera economica dove prima c’era un diritto. La Nazionale non è un club. È un bene di interesse pubblico, sostenuto anche da denaro pubblico, e le sue immagini raccontano una cosa che appartiene al Paese. Metterci sopra un tornello è un’operazione che monetizza benissimo per la Federazione e impoverisce l’ecosistema informativo che ci sta intorno.
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Su Criscitiello una precisazione è doverosa, e non per prudenza ma per onestà. Non è un osservatore neutrale. È editore, imprenditore, proprietario di un’emittente e, a suo modo, un attore dentro il mercato dei diritti sportivi che critica. Quando alza la voce, ha sempre anche un interesse. Ma il fatto che la denuncia arrivi da una parte in causa non la rende meno fondata. Su questo punto specifico ha ragione, e la circostanza che la sollevi lui non ci autorizza a girarci dall’altra parte. Anzi, come alanews ci accodiamo a quello che a nostro avviso deve essere un appello sposato da tutti gli attori della filiera dell’informazione.

La cronaca non è un abbonamento
La domanda che resta è semplice, e la giriamo alla Federazione senza sarcasmo. Se il diritto di cronaca è davvero garantito, perché l’unico modo pratico di esercitarlo passa da un listino? Chi informa ogni giorno, e informa bene, non chiede favori. Chiede di poter fare il proprio lavoro senza che venga trasformato in una voce di ricavo altrui. La cronaca non è un abbonamento. E il giorno in cui lo diventa, a perderci non è chi la vende. È chi la legge, la guarda, la ascolta.
