Il Decreto Omnibus alza del 50% la base imponibile dei fringe benefit per le auto aziendali oltre il quinto anno dalla prima immatricolazione e, ottenuto il via libera della Ragioneria generale dello Stato, approda in Parlamento. Il provvedimento è stato varato dal Consiglio dei ministri il 10 giugno come quarto correttivo dei decreti attuativi della delega fiscale. L’iter riparte dalle commissioni competenti e, chiuso quel passaggio, tornerà all’attenzione del governo dopo la pausa estiva.
La misura copre tutte le alimentazioni, incluse le elettriche, con un obiettivo esplicito: accelerare il rinnovo delle flotte aziendali. Da qui l’intervento sull’imponibile che incide direttamente sul valore del beneficio riconosciuto al lavoratore per l’uso privato del veicolo assegnato.
Calcolo del fringe benefit sulle auto aziendali
La maggiorazione riguarda la base imponibile usata per determinare il fringe benefit legato all’auto aziendale in uso al dipendente. Il criterio che fa scattare l’aumento è esclusivamente l’anzianità del mezzo: una volta superati i cinque anni dalla prima immatricolazione, scatta l’incremento del 50%. In pratica, non contano cilindrata, alimentazione o emissioni; conta l’età del veicolo e il suo utilizzo a fini personali, che viene valorizzato fiscalmente in misura più alta.
Impatto su busta paga e welfare
Effetto immediato: cresce l’imposizione in busta paga sui fringe benefit legati all’auto aziendale quando il veicolo oltrepassa la soglia temporale fissata. Ma il decreto interviene anche sul perimetro del welfare e dei familiari fiscalmente rilevanti. Viene infatti eliminato il requisito della convivenza o della percezione di assegni alimentari per accedere a specifiche agevolazioni, semplificando l’accesso ai benefici. La decorrenza è fissata al periodo d’imposta in corso al 20 dicembre 2025, con l’intento dichiarato di superare le criticità emerse con la disciplina precedente. Non solo un aggiustamento tecnico, dunque, ma un riallineamento delle regole a prassi applicative più lineari.
Autonomi, Iva e successioni
Per i lavoratori autonomi viene introdotta un’imposta sostitutiva del 26% sui crediti d’imposta acquistati dai professionisti. È prevista la possibilità di applicarla anche ai crediti acquisiti dal periodo d’imposta 2024, mediante presentazione di dichiarazione integrativa. Quanto all’Iva, si amplia la finestra temporale: registrazione e detrazione potranno avvenire fino alla dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello di ricezione della fattura, offrendo margini operativi più ampi in contabilità. Sul capitolo successioni e donazioni, gli interessi sulla maggiore imposta dovuta maturano dopo 90 giorni dalla scadenza per la presentazione della dichiarazione; inoltre, il pagamento anticipato viene esteso anche alle imposte ipotecaria e catastale.
Coperture e fondo per l’attuazione
Il pacchetto trova coperture da più leve fiscali. Rientrano tra queste il riallineamento dei valori contabili e fiscali; l’aumento dall’11% al 20% della ritenuta sui dividendi corrisposti ai fondi pensione europei; l’affrancamento delle partecipazioni detenute in Paesi “black list”. A supporto strutturale della riforma è inoltre prevista una dotazione aggiuntiva stimata in circa 1,12 milioni di euro l’anno dal 2028 al 2040, destinata al fondo per l’attuazione della riforma fiscale. In questo modo, le misure operative e le relative coperture viaggiano su binari paralleli, con un profilo pluriennale definito.
Nell’insieme, il decreto ridisegna criteri e scadenze con effetti su fringe benefit, welfare aziendale, detrazione Iva e gestione dei crediti fiscali. Il calendario parlamentare prevede ora l’esame nelle commissioni e, al termine, il ritorno del testo all’esecutivo per i successivi passaggi dopo la pausa estiva.
