“Sì, ma con il senno di poi, bisogna trovarsi in quelle situazioni”. Sono le parole con cui Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, ha risposto nel luglio 2026 a chi gli chiedeva se fosse pentito. Una frase che segna un cambiamento nel linguaggio utilizzato dall’uomo negli anni successivi alla sparatoria, ma che arriva dopo una lunga serie di dichiarazioni nelle quali aveva escluso il pentimento e sostenuto di aver agito senza alternative.
Le prime parole dopo la sparatoria
Era il 28 aprile 2021 quando tre uomini entrarono nella gioielleria di Roggero a Grinzane Cavour. Il titolare reagì alla rapina sparando con la propria pistola: due rapinatori morirono e un terzo rimase ferito. Già nelle ore successive, interrogato sull’accaduto, Roggero descrisse la sua reazione come una scelta obbligata. “Ho dovuto, o io o loro”, disse, spiegando di essersi trovato davanti a uomini armati. “Non provo niente. Mi spiace sia successo un fatto così, è molto brutto, ma o io o loro”, aggiunse ai microfoni del Tg1.
La prima versione pubblica della vicenda era dunque già costruita intorno a un concetto preciso: la necessità di scegliere tra la propria vita e quella dei rapinatori. Una posizione che Roggero avrebbe continuato a sostenere anche negli anni successivi, mentre l’inchiesta e poi il processo ricostruivano la dinamica della sparatoria.
Nel 2023 la condanna e il “non c’era alternativa”
Il 4 dicembre 2023 la Corte d’Assise di Asti condannò Roggero in primo grado a 17 anni di carcere per l’uccisione di due dei rapinatori. Dopo la lettura della sentenza, il gioielliere non mostrò pentimento per quanto accaduto. Alla domanda diretta rispose: “Non c’era alternativa, non potevo fare diversamente”. E aggiunse: “Cosa è successo è successo. Non si può recriminare”.
In un’intervista rilasciata nello stesso periodo al Corriere della Sera, la domanda sul pentimento tornò nuovamente. La risposta fu ancora una volta negativa: “Non c’era alternativa, dopo che avevano picchiato mia moglie“. E quando gli venne chiesto se si fosse pentito della morte di due persone, Roggero rispose: “Come è andata è andata, cosa è successo è successo“. Poco dopo spiegò la propria posizione con un’altra frase destinata a diventare una delle più citate della vicenda: «Penso che io avrei potuto essere morto».
Anche davanti alle telecamere della Rai, in quei giorni, Roggero aveva ribadito la stessa ricostruzione: “Non c’era alternativa”. E alla contestazione secondo cui avrebbe inseguito i rapinatori quando erano già in fuga, aveva continuato a sostenere di non sapere dove fosse la moglie e di aver agito in una situazione di estrema confusione. “Ognuno ha il suo destino. Quelli là avevano quel destino là. Io avrò il mio”, aveva dichiarato.
Dalla legittima difesa alla condanna definitiva
La linea sostenuta da Roggero e dalla sua difesa nel processo era quella della legittima difesa, nella convinzione di trovarsi davanti a una minaccia per la propria vita e per quella dei familiari. I giudici, invece, hanno ritenuto responsabile Roggero per gli omicidi e per il ferimento del terzo rapinatore. La condanna di primo grado a 17 anni è stata poi ridotta nei successivi gradi di giudizio fino alla pena definitiva di 14 anni e 9 mesi.
E anche dopo la condanna definitiva, la sua posizione pubblica non sembrava coincidere con quella di chi riconosceva un errore nella propria reazione. Quando nel luglio 2026 si è presentato al carcere di Bollate, alla domanda sul pentimento ha infatti aggiunto alla risposta affermativa una precisazione: «con il senno di poi, bisogna trovarsi in quelle situazioni». Nello stesso periodo ha continuato a sostenere di aver avuto paura e di aver reagito perché aveva una pistola puntata contro.
Oggi la parola è “pentimento”
È proprio quel “sì” pronunciato nel 2026 a rappresentare la novità rispetto alle dichiarazioni precedenti. Per anni Roggero aveva risposto alle domande sul rimorso attraverso espressioni come “non c’era alternativa“, “non potevo fare diversamente” e “potevo essere morto io“. Oggi, invece, alla domanda se sia pentito, risponde affermativamente, anche se lega quel pentimento al “senno di poi” e alla necessità di trovarsi personalmente in una situazione simile per comprenderne la difficoltà.
Il cambiamento, però, non coincide con una completa ritrattazione delle sue precedenti parole. Nelle dichiarazioni più recenti Roggero continua infatti a richiamare la paura provata durante la rapina e a sostenere che, in quel momento, non avrebbe avuto modo di sapere che l’arma dei rapinatori era una pistola giocattolo. La nuova parola utilizzata è dunque “pentito“, ma accompagnata dalla stessa spiegazione che aveva caratterizzato per anni il suo racconto della vicenda.
Il confronto tra le sue dichiarazioni racconta così un’evoluzione che passa da «o io o loro», pronunciato nel 2021, a «non c’era alternativa» e «potevo essere morto io», ripetuti dopo la condanna del 2023, fino al più recente «sì, ma con il senno di poi». Non è necessario aggiungere altro: sono le sue stesse parole, pronunciate in momenti diversi, a mostrare quanto sia cambiato nel tempo il modo con cui Roggero racconta quella giornata.
E oggi, dopo la condanna definitiva e l’ingresso in carcere, quella parola che per anni aveva respinto — pentimento — è finalmente entrata nel suo racconto.
