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Berlino, attentatore al Pride ucciso dalla polizia: aveva legami con l’Isis

L'attentatore, Abdul Ballout, un 21enne già noto per radicalizzazione islamista, ha travolto la folla con un furgone, uccidendo una persona e ferendone 29

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Ufficiale di polizia tedesco sorveglia scena, veicoli emergenza, foto sospettato. Berlino, attentatore al Pride ucciso dalla polizia: aveva legami con l'Isis

Berlino, attentatore al Pride ucciso dalla polizia: aveva legami con l'Isis | X@mauriziocanetta

Marta Colazzo di Marta Colazzo

Ucciso l’attentatore al Pride di Berlino: aveva legami con l’Isis. Un furgone ha travolto la folla nel Tiergarten: una persona è morta e 29 sono rimaste ferite, secondo le autorità i feriti non risultano in pericolo di vita. L’aggressore è sceso dal veicolo e ha colpito i passanti con un’arma da taglio, descritta da testimoni come un machete.

Il sospetto, Abdul Ballout, 21 anni, è stato ucciso dalla polizia dopo l’irruzione in un capanno da giardino a Spandau. Un’unità speciale ha aperto il fuoco dopo essere stata attaccata con un’arma da taglio; il giovane è deceduto sul posto nonostante i tentativi di rianimazione.

L’attentato al Pride di Berlino

Secondo le ricostruzioni, un furgone bianco Citroen ha invaso il parco vicino al percorso della parata e si è schiantato contro un albero. Dopo l’impatto, l’uomo alla guida è sceso e ha aggredito i presenti con un’arma da taglio. Il bilancio, confermato dalle autorità, è di una vittima e 29 feriti, nessuno in condizioni critiche allo stato. Le prime testimonianze dal Tiergarten hanno descritto l’arma come un machete e la dinamica come un investimento seguito da un attacco a terra.

L’area interessata si trova a poche centinaia di metri dal termine del percorso della parata e dal palco principale dell’evento, uno dei più partecipati del movimento LGBTQ+ in Europa. Le riprese e le foto diffuse subito dopo hanno mostrato i soccorsi all’opera e i partecipanti che lasciavano rapidamente la zona.

Ucciso l’attentatore al Pride di Berlino: aveva legami con l’Isis

Le forze dell’ordine hanno cercato il sospetto per ore fino a individuarlo in un capanno da giardino a Spandau. Durante l’irruzione, la squadra speciale ha fatto fuoco perché aggredita con un’arma da taglio, hanno riferito gli inquirenti. Ballout è morto sul posto; i sanitari intervenuti non sono riusciti a rianimarlo. La polizia ha definito l’uomo il sospetto responsabile dell’attacco al Pride di Berlino.

In parallelo, i controlli sono stati estesi con perlustrazioni ai confini, nelle stazioni e negli aeroporti. Le autorità hanno indicato che il sospetto era un cittadino tedesco con origini libanesi, già noto alle forze dell’ordine e legato ad ambienti islamisti radicali, descritto nelle prime ricostruzioni come simpatizzante dell’Isis.

Rilasciato un secondo sospettato

Rilasciato a Berlino un secondo sospettato di aver partecipato all’attacco contro il Gay Pride. I sospetti a suo carico non si sono concretizzati. Parla allo Spiegel, intanto, il padre del 21enne Abdoul Ballout, tedesco di origini libanesi, indicato come l’autore della aggressione ispirata dal terrorismo islamista: “Siamo sciiti, non sosteniamo l’Isis. Ma mio figlio amava i sunniti – ha detto Tawfik, 64 anni – Riteneva cattivo il gruppo terroristico islamico“. Ma Abdoul avrebbe litigato con il padre che non gli permetteva di portare la barba lunga: “Mi spiego solo in un modo quello che è successo: gli hanno fatto il lavaggio del cervello“, ha aggiunto.

Indagini e possibili legami

Le indagini si concentrano sul movente e su eventuali complici. Bild ha riferito che sono state fermate tre persone, di cui due successivamente rilasciate; proseguono le verifiche sui contatti del sospetto, sui possibili canali di radicalizzazione e su collegamenti internazionali. Gli inquirenti stanno incrociando le informazioni raccolte nel parco con quelle ottenute dopo l’intervento di Spandau per ricostruire con precisione la sequenza dei fatti e il perimetro delle responsabilità.

Reazioni istituzionali e della città

Il cancelliere Friedrich Merz si è recato sul luogo dell’attacco e ha chiesto unità: “Non lasciamoci intimidire, siamo più forti“, ha affermato, riparato da un ombrello, prima di prendere parte a una commemorazione. Il ministro degli Interni Alexander Dobrindt ha definito l’episodio “un attentato terroristico islamista” e ha avvertito del rischio di azioni simili in futuro.

Nella capitale sono comparsi mazzi di fiori e candele vicino alla Porta di Brandeburgo. Le iniziative di solidarietà si sono moltiplicate e la commemorazione ha visto la partecipazione delle autorità cittadine e di membri del governo, che hanno deposto fiori sul luogo dell’attacco.

Le autorità locali hanno intensificato i controlli di sicurezza e annunciato verifiche sulle procedure di prevenzione della radicalizzazione. A livello politico il fatto ha riaperto il dibattito su immigrazione e sicurezza, già presenti nell’agenda pubblica.

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