È successo di nuovo. Ieri, durante il Pride di Berlino, un furgone ha travolto la folla, seminando feriti e vittime: un copione drammaticamente già scritto, che torna a ripetersi in Germania, dove negli ultimi dieci anni gli attacchi con veicoli sono diventati una triste costante. Dal 2016, auto e furgoni sono stati usati come armi, lanciati contro passanti in luoghi affollati e pubblici. Dietro ogni gesto, motivazioni diverse: dalla radicalizzazione a problemi mentali, spesso intrecciati. Ma il risultato non cambia mai. La paura si insinua nelle strade e nelle città che ancora oggi portano cicatrici profonde, difficili da cancellare.
Dal 2016 a oggi: i precedenti degli attacchi con veicoli sulla folla in Germania
Negli ultimi dodici mesi la Germania ha visto diversi episodi in cui le auto sono state usate per colpire la folla. A maggio 2026, nel centro pedonale di Lipsia, un’auto ha travolto i passanti, provocando due morti e tre feriti gravi. La polizia ha fermato un uomo di 33 anni, tedesco, che sembra soffrire di disturbi mentali. Qualche mese prima, a marzo 2025, a Mannheim un quarantenne ha lanciato la sua auto contro un gruppo di persone, uccidendo due persone e ferendone undici. Le autorità sospettano che l’azione fosse voluta, ma senza motivazioni politiche o religiose: alla base, probabilmente, problemi psichici.
A Monaco di Baviera, a febbraio 2025, un giovane afghano di 24 anni ha puntato la macchina contro una manifestazione sindacale, uccidendo una donna e la sua bambina di due anni e ferendo decine di altri partecipanti. L’indagine federale parla di estremismo islamista, e il processo è ancora in corso.
Questi casi mostrano come il pericolo non venga solo dal terrorismo classico, ma anche da drammi personali e problemi mentali che trasformano un veicolo in un’arma micidiale. Le città colpite, dalla Sassonia alla Baviera, sono grandi centri urbani con zone pedonali molto frequentate e manifestazioni pubbliche, luoghi dove la folla diventa un bersaglio facile.
Gli episodi più gravi tra mercatini e vie dello shopping
Nel dicembre 2024, a Magdeburgo, un’auto si è lanciata contro un mercatino di Natale, lasciando sei morti e più di 200 feriti. L’autore, un cittadino saudita, è stato condannato all’ergastolo nel giugno 2026. Secondo gli inquirenti, dietro il gesto ci sarebbe stata una frustrazione legata a questioni personali, ma con sfumature di odio anti-islamico e simpatie per l’estrema destra. Un caso che conferma quanto siano intrecciate le motivazioni ideologiche e personali dietro queste tragedie.
Nel 2022, sempre a Berlino, in una zona commerciale molto frequentata, un uomo di 29 anni di origine tedesco-armena ha investito con la sua auto una folla sul marciapiede, uccidendo una insegnante e ferendo diversi studenti. La polizia ha poi trovato nella sua abitazione segni di schizofrenia paranoide, facendo ipotizzare una crisi mentale come causa scatenante.
Nel 2020, a Trier, città dell’ovest della Germania, un uomo di 51 anni, in stato di ebbrezza, ha attraversato con la macchina una zona pedonale investendo cinque persone, tra cui un neonato di appena nove settimane, e ferendone fino a 15. In questo caso si è trattato di una tragedia causata da guida irresponsabile, senza intenti criminali.
Sempre nel 2020, a Volkmarsen, un uomo ha puntato la propria auto contro una sfilata di carnevale, ferendo decine di persone, molti dei quali bambini. Il tribunale ha stabilito che l’atto fosse volontario, condannando l’uomo all’ergastolo.
2016, la ferita che ha cambiato il volto di Berlino
L’attacco al mercatino di Natale di Breitscheidplatz, a Berlino, nel dicembre 2016, resta uno degli episodi più dolorosi e simbolici. Anis Amri, un tunisino con la richiesta d’asilo respinta e legami con ambienti estremisti islamici, ha dirottato un camion, ucciso l’autista e si è scagliato contro la folla, provocando 11 morti e decine di feriti. Qui l’intento omicida era chiaro e premeditato: un attacco rapido e letale che ha segnato l’inizio di una nuova fase negli attentati con veicoli.
Amri è stato rintracciato e ucciso quattro giorni dopo in Italia dalla polizia. Quel fatto ha lasciato un segno profondo, non solo per la sicurezza in Germania, ma anche per l’Europa tutta, cambiando il modo di affrontare e prevenire questo tipo di minacce.
