I carabinieri del comando provinciale di Salerno hanno fermato il presunto autore dell’omicidio del giornalista Luca Esposito, 53 anni. L’uomo è stato rintracciato mentre si nascondeva in un casolare abbandonato nella zona sud della provincia. L’arresto è maturato dopo riscontri su messaggi, telefoni e immagini riprese da una telecamera privata.
La svolta investigativa
Alle attività hanno contribuito il Ros e lo squadrone Cacciatori di Puglia, chiamati a supportare la ricerca del ricercato e l’analisi tecnica dei materiali. La linea d’indagine si è concentrata sui dispositivi elettronici, rivelatisi decisivi per comporre il percorso seguito dal sospettato e collegarlo alla vittima.
Telecamere e tracciati digitali
Gli investigatori hanno esaminato il computer in uso a Esposito e le chat del telefono principale del giornalista, incrociando i risultati con i filmati di videosorveglianza installati in una proprietà privata di un’azienda agricola in località Cioffi. L’incastro tra dati digitali e immagini ha fornito elementi utili a stringere il cerchio fino al casolare dove il sospettato si era nascosto.
Sequestri a Lancusi di Fisciano
Nell’abitazione dell’indagato, a Lancusi di Fisciano, i carabinieri hanno sequestrato un computer e diversi telefoni cellulari. Molti apparecchi, vecchi modelli custoditi in un cassetto, erano privi di sim e non consentivano l’accesso immediato ai dati. Sono in corso accertamenti forensi per provare a recuperare informazioni ritenute potenzialmente utili alla ricostruzione dei contatti e degli spostamenti.
Verifiche sulle dichiarazioni del giornalista
Parallelamente, le indagini hanno evidenziato profili della vita privata di Esposito in contrasto con alcune affermazioni rese in pubblico. Gli accertamenti hanno smentito le identità e le professioni che il giornalista avrebbe dichiarato: non risulta confermato un ruolo di funzionario della Regione dal 2002, così come non trovano riscontro un impiego presso Arpac e la qualifica di biologo.
È stata inoltre ricostruita la vicenda della presunta unione con una donna indicata come Simona, farmacista casertana: il segno materiale della relazione, una fede, non rimanda a un matrimonio effettivo. Secondo la ricostruzione della procura, l’anello apparteneva a uno dei genitori defunti del giornalista.
