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Grandine sempre più grande e distruttiva in Italia: perché il caldo sta alimentando tempeste più violente

i. Negli ultimi vent'anni, secondo i dati dell'European Severe Weather Database, le segnalazioni di episodi di grandine distruttiva sono triplicate, trasformando soprattutto il Nord Italia in una delle aree più esposte in Europa ai fenomeni più intensi

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Della grandine

Della grandine | ANSA/Ufficio Stampa Confagricoltura - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Non è soltanto una sensazione legata alle immagini impressionanti che circolano sui social: in Italia le grandinate estreme stanno diventando più frequenti e i chicchi raggiungono dimensioni sempre maggiori. Negli ultimi vent’anni, secondo i dati dell’European Severe Weather Database, le segnalazioni di episodi di grandine distruttiva sono triplicate, trasformando soprattutto il Nord Italia in una delle aree più esposte in Europa ai fenomeni più intensi.

Dietro questo aumento non c’è un unico fattore, ma una combinazione di elementi: temperature più elevate, maggiore quantità di umidità disponibile nell’atmosfera, mari più caldi e una particolare conformazione geografica del territorio italiano. La Pianura Padana, stretta tra Alpi e Appennini, è diventata una sorta di serbatoio di energia pronto ad alimentare temporali sempre più violenti.

La grandine è sempre esistita, ma oggi i fenomeni estremi aumentano

Le grandinate fanno parte da sempre della dinamica atmosferica e non rappresentano un fenomeno nuovo. Ciò che sta cambiando è la frequenza con cui si verificano gli episodi più intensi e soprattutto la dimensione dei chicchi.

I dati raccolti dall’European Severe Weather Database mostrano che negli ultimi due decenni le grandinate classificate come distruttive sono aumentate in modo significativo in Italia, con un incremento particolarmente evidente rispetto al passato. Secondo le analisi dell’European Severe Storm Laboratory, inoltre, la probabilità di assistere a grandinate con chicchi definiti “molto grandi”, cioè superiori ai 5 centimetri di diametro, è oggi circa tre volte superiore rispetto agli anni Cinquanta.

Il nostro Paese è tra quelli europei che hanno registrato il maggiore aumento delle temperature, con un incremento vicino ai 2 gradi rispetto ai valori storici. Un riscaldamento che non significa necessariamente più giorni di pioggia, ma che rende l’atmosfera più ricca di energia e quindi più predisposta a fenomeni estremi.

Come nasce un chicco di grandine gigante

Per capire perché oggi possano cadere veri e propri blocchi di ghiaccio bisogna entrare all’interno delle nubi temporalesche, in particolare dei cumulonembi. Queste enormi strutture verticali possono svilupparsi fino a 12-15 chilometri di altezza e al loro interno convivono correnti d’aria molto diverse: una ascendente, calda e umida, che sale dal basso verso l’alto, e una discendente, più fredda, che si muove verso il suolo.

Il processo di formazione della grandine inizia con una piccola goccia d’acqua o un minuscolo cristallo di ghiaccio. Se la corrente ascensionale è abbastanza intensa, il chicco viene sollevato verso le zone più fredde della nube, dove può incontrare acqua sopraffusa, cioè ancora allo stato liquido nonostante temperature molto basse.

Queste gocce congelano attorno al nucleo iniziale creando nuovi strati di ghiaccio. Il chicco può poi ricadere verso il basso, ma se incontra nuovamente una corrente ascensionale sufficientemente potente viene riportato verso l’alto, ripetendo il processo più volte. Più la spinta verso l’alto è forte, più a lungo il chicco resta sospeso nella nube e più strati riesce ad accumulare. Alla fine, quando il suo peso supera la forza delle correnti, precipita al suolo.

Il caldo fornisce il “carburante” ai temporali più violenti

Il meccanismo di formazione della grandine è sempre lo stesso, ma ciò che è cambiato è l’intensità delle condizioni che lo alimentano. Un’atmosfera più calda contiene infatti una quantità maggiore di vapore acqueo: in media, per ogni grado di aumento della temperatura, l’aria può trattenere circa il 7% in più di umidità. Questo significa che l’atmosfera funziona come una grande riserva di energia pronta a essere liberata quando arriva un elemento in grado di innescare il temporale, come l’ingresso di aria più fresca in quota.

I meteorologi misurano questa energia attraverso il parametro CAPE (Convective Available Potential Energy), che indica quanta energia potenziale è disponibile per alimentare i moti convettivi. Quando i valori sono elevati, basta un piccolo cambiamento nelle condizioni atmosferiche per favorire lo sviluppo di celle temporalesche molto intense.

Perché la Pianura Padana è una delle zone più colpite

L’Italia settentrionale rappresenta uno degli ambienti più favorevoli alla formazione di grandinate estreme. La Pianura Padana, infatti, è un’area chiusa tra le montagne che tende ad accumulare calore e umidità. In questa zona si incontrano frequentemente masse d’aria differenti: da una parte quelle più fredde provenienti dal Nord Europa, dall’altra quelle calde che risalgono dalle latitudini meridionali. Lo scontro tra queste correnti genera forti variazioni di direzione e velocità del vento, il cosiddetto wind shear, un elemento fondamentale per la nascita dei temporali più organizzati.

In alcune aree si formano vere e proprie zone di convergenza nei bassi strati atmosferici, dove l’aria viene costretta a salire rapidamente verso l’alto. È proprio questa combinazione di calore, umidità e dinamiche dei venti a rendere alcune zone particolarmente vulnerabili.

Tra i territori più esposti ci sono il Vercellese, in Piemonte, e il Pordenonese, in Friuli-Venezia Giulia. Proprio ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, il 24 luglio 2023 è stato registrato il più grande chicco di grandine mai documentato in Europa: un blocco di ghiaccio dal diametro di 19 centimetri.

Anche il Mediterraneo più caldo alimenta le supercelle

Non è soltanto la terraferma a giocare un ruolo. Anche il Mar Mediterraneo sta contribuendo al cambiamento del quadro meteorologico: il bacino si sta riscaldando a una velocità superiore rispetto alla media globale e in alcune fasi raggiunge temperature tipiche di zone molto più meridionali.

Un mare più caldo significa maggiore evaporazione e quindi maggiore quantità di umidità disponibile negli strati bassi dell’atmosfera. Quando queste masse d’aria calde incontrano le montagne, vengono spinte verso l’alto favorendo la formazione di temporali particolarmente intensi.

Negli ultimi anni sono aumentate anche le supercelle di origine marittima, fenomeni un tempo molto meno frequenti lungo le coste italiane. Un esempio è la Liguria, dove dal 2022 si sono verificati diversi episodi di questo tipo.

Tra i casi più significativi c’è quello di Sestri Levante nell’agosto 2022, quando una supercella provocò grandine con chicchi fino a 5 centimetri di diametro e raffiche di vento fino a 115 chilometri orari. L’evento anticipò inoltre l’arrivo di un potente derecho, una tempesta organizzata capace di provocare danni anche in Corsica, Toscana settentrionale e Triveneto.

I danni della grandine sono sempre più ingenti

Le grandinate estreme non rappresentano più soltanto un problema meteorologico, ma un rischio concreto per territori e attività economiche. In pochi minuti possono distruggere interi raccolti, danneggiare automobili, perforare coperture e pannelli solari, compromettere strutture e provocare feriti.

Negli ultimi anni diversi episodi hanno mostrato la vulnerabilità delle aree urbane e degli eventi all’aperto. A Milano, ad esempio, una violenta grandinata ha colpito anche il pubblico presente al concerto dell’artista portoricano Bad Bunny all’Ippodromo La Maura, causando feriti e costringendo a sospendere lo spettacolo.

Situazioni simili stanno spingendo a rivedere anche le strategie di sicurezza per manifestazioni e grandi eventi organizzati durante la stagione estiva.

Cosa potrebbe accadere in futuro

Prevedere con precisione l’evoluzione delle grandinate è complesso, perché la variabilità naturale dell’atmosfera resta sempre un elemento decisivo. Tuttavia, il trend generale del riscaldamento globale è ormai consolidato. Un’atmosfera più calda non significa automaticamente più precipitazioni, ma mette a disposizione dei temporali una quantità maggiore di energia. Di conseguenza aumenta la possibilità che un normale temporale estivo possa trasformarsi in una supercella capace di produrre grandine di grandi dimensioni.

Il record europeo di Azzano Decimo, con un chicco da 19 centimetri, testimonia fino a dove possono arrivare questi fenomeni. Il primato mondiale appartiene invece agli Stati Uniti: nel 2010, nella località di Vivian, in South Dakota, fu registrato un blocco di ghiaccio dal diametro di 20,3 centimetri.

Per approfondire: Caldo, siccità e poi grandine: perché l’estate 2026 sta devastando l’agricoltura italiana

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