22 luglio 2026 – Volodymyr Zelensky ha rimosso a Kiev ieri sera Oleksandr Syrsky dalla carica di comandante in capo delle forze armate. Al suo posto il presidente ha nominato Mykhajlo Drapatyi, 45 anni e già comandante delle forze di terra. La presidenza ha motivato la decisione con la necessità di accelerare le riforme sul reclutamento e di contrastare la corruzione nell’esercito, mentre nelle piazze resta la richiesta di riportare al governo l’ex ministro Mychajlo Fedorov.
In un comunicato, il Palazzo Marinskiy ha ringraziato “Syrsky per le solide posizioni di prima linea conquistate finora”. Nelle stesse ore in centro a Kiev i manifestanti hanno scandito “rivogliamo Fedorov” e hanno chiesto scelte più nette su droni, robotica e un minore impiego di fanteria in trincea.
La selezione di Drapatyi viene ricondotta al dossier reclutamento: secondo i suoi sostenitori, avrebbe messo a punto un sistema che aggira i canali corruttivi tradizionali e punta a premiare l’efficacia delle unità. La priorità dichiarata resta uniformare le pratiche di chiamata alle armi e ridurre le aree opache dove si annidano abusi.
Le richieste della piazza e il nodo reclutamento
Le mobilitazioni che hanno attraversato Kiev negli ultimi giorni chiedono misure concrete: maggiore impiego di droni e sistemi automatizzati, stipendi più alti per i combattenti e la possibilità di ricorrere a contractor stranieri. Alla spinta esterna si somma una critica interna: parti dell’establishment militare non hanno condiviso l’approccio “startup” associato a Fedorov e alla sua rete di innovazione digitale.
Proprio Fedorov, da poco allontanato dall’incarico ministeriale, aveva indicato in Syrsky “il principale ostacolo” alle riforme tecnologiche e organizzative. “Non sono mai riuscito nemmeno a parlarci — aveva detto Fedorov —, questo generale pensa a come dividerci fra di noi, invece di ragionare su come vincere la guerra”. A Kiev quelle parole sono state lette come sintesi del conflitto tra l’ondata digital-tech promossa dall’ex ministro e la cultura degli alti comandi tradizionali.
Chi è Oleksandr Syrsky
Moscovita, classe 1965 e di scuola militare sovietica, Syrsky aveva consolidato popolarità per la gestione di diverse difese e fronti, con un picco dopo alcune battaglie a Est. Nel tempo è cresciuto però il fronte critico, in particolare per la gestione di Bakhmut, definita da diversi strateghi e commentatori “una carneficina senza ritorni strategici”. Quel passaggio ha inciso sia sul giudizio pubblico sia sulla tenuta del suo comando, fino alla rimozione decisa dal presidente.
Zelensky tra innovazione e calcolo politico
Il presidente ucraino guarda con favore alle innovazioni spinte da figure come Fedorov e al rapporto con le Big Tech, ma calibra le scelte anche sul piano politico. La nomina di Drapatyi è arrivata dopo un fine settimana di valutazioni, chiuso dalla firma sul decreto di avvicendamento ai vertici delle forze armate. Nel perimetro politico-militare resta una figura di riferimento Valery Zaluzhny, predecessore di Syrsky: a febbraio 2024 ha lasciato il comando e oggi è a Londra come ambasciatore, indicato da più parti come possibile alternativa politica.
Il cambio non chiude la partita. Drapatyi eredita il compito di tradurre sul campo le riforme del reclutamento, facendo avanzare i meccanismi di selezione e di incentivo che premiano l’efficacia delle unità e riducono le sacche di corruzione. Dovrà anche gestire le frizioni tra chi spinge per l’innovazione e chi chiede di preservare metodi più tradizionali, mentre la pressione pubblica per l’aumento dell’uso di droni e sistemi automatizzati si fa sentire nelle strade e nel dibattito politico.
Nel frattempo, Zelensky ha già rimosso Fedorov dai ranghi di governo nei giorni scorsi e gli ha offerto una consulenza. L’ex ministro, diventato per una parte della società il simbolo dell’innovazione tecnologica in guerra, ha fatto sapere di voler tornare al suo ministero. Il prossimo passaggio atteso riguarda l’agenda operativa di Drapatyi su reclutamento e anticorruzione, indicata come prioritaria dalla presidenza.
