L’Ucraina e i suoi principali partner internazionali starebbero lavorando a una possibile soluzione per fermare la guerra, con un’ipotesi che comprende un cessate il fuoco, la creazione di una zona economica franca e il ritiro delle forze militari. A riferirlo è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante un incontro con i giornalisti, secondo quanto riportato da Ukrinform.
Il piano discusso con Stati Uniti, Europa e Russia
Zelensky ha spiegato che l’impostazione sarebbe stata elaborata attraverso i colloqui tra Kiev, Washington e Mosca e che le sue linee principali sarebbero condivise anche dai Paesi europei. Secondo il presidente ucraino, dunque, non si tratterebbe soltanto di una proposta statunitense, ma del risultato di una serie di confronti già avvenuti tra le diverse parti.
Il primo elemento del piano riguarda il cessate il fuoco, indicato da Zelensky come il punto centrale dell’intero percorso negoziale. Il secondo prevede invece una particolare forma di zona economica franca, mentre il terzo riguarda il ruolo che l’Unione europea e la Nato sarebbero disposte ad assumere e gli impegni che, parallelamente, dovrebbe prendere l’Ucraina.
Zelensky parla della proposta della zona cuscinetto
Entrando maggiormente nel dettaglio, Zelensky ha raccontato di aver raggiunto un’intesa con Jared Kushner e Steve Witkoff, riassumendo insieme a loro le discussioni sulla possibilità concreta di arrivare alla fine del conflitto. Il presidente ucraino ha spiegato che gli Stati Uniti intendono mantenere il confronto sia con Kiev sia con Mosca.
La seconda componente del progetto americano consisterebbe nella creazione di una zona economica franca. L’ipotesi, ancora da definire nei dettagli, prevederebbe che Ucraina e Russia compiano passi indietro simmetrici, lasciando spazio a una sorta di area cuscinetto sottoposta a una forma di supervisione da parte di un soggetto terzo. Restano però da stabilire sia le modalità operative sia l’identità di questo eventuale garante.
Zelensky ha definito l’impostazione in parte realistica, pur sottolineando che Washington avrebbe elaborato anche ulteriori proposte. Gli americani, ha spiegato, intendono presentarle nel momento che riterranno più opportuno e Kiev è in attesa di conoscere questi ulteriori elementi.
La finestra per i negoziati fino all’estate 2027
Secondo Zelensky, inoltre, potrebbe aprirsi una fase particolarmente favorevole per la diplomazia internazionale. La finestra individuata dal presidente ucraino partirebbe dal vertice del G20 previsto a Miami, negli Stati Uniti, il 14 e 15 dicembre, e arriverebbe fino alla fine dell’estate del 2027.
La ragione di questa scadenza è legata al calendario politico americano: dopo l’estate del prossimo anno inizieranno infatti le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Per Zelensky, il periodo compreso tra il G20 e l’avvio della nuova stagione elettorale potrebbe quindi rappresentare la fase più intensa e produttiva per cercare di chiudere il conflitto.
Il presidente ucraino ritiene che questa possibilità riguardi sia gli ultimi mesi del 2026 sia il periodo successivo, fino alla fine dell’estate 2027. L’obiettivo sarebbe sfruttare questa fase per trasformare i contatti diplomatici in un accordo capace di mettere fine alla guerra.
Zelensky difende la propria posizione sull’anticorruzione
Durante lo stesso incontro con i giornalisti, Zelensky ha affrontato anche le polemiche legate alle recenti vicende interne all’apparato ucraino e alle decisioni adottate nei confronti di alcuni funzionari. Il presidente ha sostenuto che i vertici delle agenzie anticorruzione non avrebbero contestazioni da rivolgergli e che comprenderebbero il suo comportamento nella gestione di queste vicende.
Il caso Iryna Mudra e la decisione sulla rimozione
In particolare, Zelensky ha spiegato di aver ricevuto dalla Nabu, il National Accountability Bureau of Investigation, elementi che a suo giudizio erano già sufficienti per intervenire nei confronti di Iryna Mudra, vicedirettrice dell’Ufficio anticorruzione.
Il presidente ha precisato di non conoscere dettagli ulteriori rispetto a quelli già emersi, ma ha sostenuto che quanto comunicato dagli investigatori dopo le perquisizioni fosse abbastanza grave da giustificare una decisione immediata. Per questo, secondo Zelensky, esistevano fin dal primo giorno elementi sufficienti per procedere alla sua destituzione.
Il capo dello Stato ha infine respinto l’idea di essere sottoposto a pressioni o contestazioni da parte dei responsabili delle strutture anticorruzione. “Non mi pongono alcuna domanda”, ha affermato, aggiungendo che, a suo giudizio, i vertici di queste agenzie comprendono perfettamente che lui non compie azioni di questo tipo. Una precisazione che Zelensky ha definito importante nel quadro delle accuse e delle tensioni politiche che stanno accompagnando le ultime decisioni di Kiev.
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