14 luglio 2026 – La scelta del prossimo commissario tecnico della Nazionale italiana entra nella fase decisiva. Da oggi Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo inizieranno il confronto finale che porterà all’individuazione dell’uomo chiamato a guidare gli Azzurri nel nuovo corso federale.
Ma la vera notizia non è soltanto il nome che uscirà vincitore da questa corsa. È il metodo.
Per la prima volta nella storia recente della Figc, la scelta del Ct non appare come una decisione esclusivamente presidenziale. Malagò, eletto alla guida della Federazione dopo mesi di dibattito sul futuro del calcio italiano, ha scelto di affidarsi a due figure simboliche come Maldini e Leonardo, chiamati a ricoprire rispettivamente i ruoli di direttore tecnico-presidente del Club Italia e advisor.
Una struttura che ricorda più quella di un grande club che quella di una federazione.
Una Nazionale sempre più simile a un club
La sensazione è che la nuova Figc stia cercando di cambiare approccio non solo sul campo, ma anche nella governance.
Maldini e Leonardo non sono stati chiamati soltanto per il loro prestigio internazionale. La loro presenza suggerisce la volontà di costruire una visione tecnica condivisa, capace di andare oltre l’urgenza del risultato immediato.
In questo scenario il Ct diventa il primo tassello di un progetto più ampio. Non una scelta isolata, ma una decisione che dovrà essere coerente con l’identità che la Federazione vuole costruire nei prossimi anni.
Per questo motivo i nomi sul tavolo raccontano molto più di una semplice successione in panchina.
Mancini, Conte, Guardiola e Pirlo: quattro idee diverse di futuro
Ogni candidato rappresenta infatti una diversa interpretazione del rilancio del calcio italiano.
Roberto Mancini è il volto del passato recente più vincente. Con lui l’Italia ha conquistato l’Europeo del 2021 e ritrovato entusiasmo dopo anni difficili. Un suo ritorno significherebbe puntare sulla continuità e su una figura che conosce già ambiente, giocatori e pressioni della maglia azzurra.
Antonio Conte rappresenta invece la scelta dell’impatto immediato. Le sue squadre sono spesso sinonimo di organizzazione, intensità e risultati rapidi. Sarebbe il profilo ideale per una Nazionale che vuole tornare competitiva nel minor tempo possibile.
Poi c’è il sogno chiamato Pep Guardiola. Più che un allenatore, una rivoluzione culturale. Il tecnico spagnolo porterebbe in Italia un’idea di calcio che ha influenzato un’intera generazione di allenatori. Resta però una pista complessa sia sul piano economico sia su quello della reale fattibilità.
Infine c’è Andrea Pirlo, il nome che più di tutti sta attirando l’attenzione nelle ultime ore.
Perché Pirlo è la vera sorpresa
Secondo le indiscrezioni, l’ex regista azzurro sarebbe particolarmente apprezzato da Maldini e Leonardo.
Non ha l’esperienza internazionale di Guardiola né il curriculum di Conte o Mancini, ma incarna perfettamente il concetto di nuovo corso. Campione del mondo nel 2006, simbolo di una delle generazioni più vincenti della storia del calcio italiano, Pirlo rappresenta una scelta identitaria e progettuale.
Sarebbe una scommessa. Ma anche un messaggio.
Affidargli la Nazionale significherebbe puntare su una figura moderna, ancora giovane, capace di crescere insieme al progetto federale. Una decisione che guarderebbe più ai prossimi dieci anni che alle prossime dieci partite.
Nei prossimi giorni arriverà la scelta definitiva. Ma qualunque sarà il nome, la sensazione è che la vera novità sia già emersa: la Figc sta provando a cambiare il modo in cui costruisce il proprio futuro. E la nomina del nuovo Ct sarà il primo banco di prova della rivoluzione firmata Malagò, Maldini e Leonardo.
