La corsa di Giovanni Malagò alla presidenza della Federcalcio (Figc) compie un passo decisivo. L’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) ha infatti espresso un parere favorevole sulla possibilità per l’ex presidente del Coni di candidarsi alla guida della Figc, escludendo che nel suo caso trovi applicazione la normativa sul cosiddetto pantouflage, il meccanismo che limita il passaggio di dirigenti pubblici verso enti o soggetti sui quali abbiano esercitato attività di controllo.
Si tratta del parere richiesto dal ministro per lo Sport Andrea Abodi, che nelle scorse settimane aveva sollevato dubbi sulla legittimità della candidatura di Malagò alla luce delle norme introdotte per prevenire possibili conflitti di interesse nelle cariche apicali del sistema sportivo.
Il parere dell’Anac sulla presidenza Figc di Malagò
Nella nota diffusa dall’Autorità, il punto centrale riguarda l’interpretazione della norma richiamata dal decreto-legge n. 25 del 2025.
Secondo l’Anac, la disciplina delle incompatibilità successive si applica soltanto quando, terminato l’incarico pubblico, venga instaurato un rapporto di collaborazione, consulenza o impiego presso il soggetto interessato.
L’eventuale incarico di presidente della Figc, però, non rientrerebbe in nessuna di queste categorie.
«Gli incarichi di presidente o di membro di organi collegiali degli enti privati in destinazione non sono riconducibili ad alcuna delle suddette categorie», spiega l’Autorità.
Per questo motivo, conclude l’Anac, manca uno dei presupposti necessari per applicare la disciplina del pantouflage e non è quindi necessario verificare gli altri requisiti previsti dalla legge.
Alla luce del parere dell’Anac, la disciplina richiamata non risulta applicabile al caso di specie.
Il nodo del pantouflage
La questione era emersa nelle ultime settimane perché Malagò ha guidato il Coni fino a circa un anno fa. L’ex numero uno dello sport italiano è considerato il favorito nella corsa alla presidenza della Figc contro Giancarlo Abete. Secondo quanto riportato da Repubblica, la sua candidatura è sostenuta dalla Lega Serie A, dagli allenatori, dai calciatori e dalla Serie B, tanto da essere indicato come il principale candidato alla successione federale.
Da settimane però un’ombra si era allungata sulla sua candidatura: la norma contro il pantouflage, inserita nella cosiddetta Legge Severino. La disposizione prevede il divieto per un dipendente pubblico che abbia esercitato attività di controllo per conto della pubblica amministrazione su un soggetto privato di svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto, attività lavorativa o professionale presso quel soggetto.
Proprio per questo era stato ipotizzato che il ruolo ricoperto da Malagò al Coni potesse essere interpretato come una funzione di controllo nei confronti della Figc.
L’interpretazione dell’Anac, tuttavia, distingue chiaramente tra un rapporto di lavoro o consulenza e l’assunzione di una carica elettiva all’interno di un organo collegiale come la presidenza federale.
Il precedente del Collegio di Garanzia
Prima del pronunciamento dell’Anac, anche il Collegio di Garanzia dello Sport era stato chiamato a esprimersi sulla vicenda. L’organismo, tuttavia, aveva scelto di non entrare nel merito della questione.
Il Collegio aveva spiegato che una pronuncia preliminare sulla candidabilità di Malagò sarebbe potuta risultare incompatibile con il suo eventuale ruolo futuro di giudice di ultima istanza in caso di ricorsi contro l’ammissione o il diniego delle candidature.
Per questo motivo aveva ritenuto che una verifica preventiva sulla legittimità della candidatura esorbitasse dalle proprie competenze.
Il parere dell’Anac arriva dunque in una fase cruciale della corsa alla presidenza della Federcalcio e fornisce un chiarimento sul tema che nelle ultime settimane aveva alimentato il dibattito attorno alla candidatura dell’ex presidente del Coni.
Potrebbe interessarti anche: De Laurentiis: “Malagò figura ideale per guidare FIGC. Abete non adatto”
