Giovanni Malagò è stato eletto presidente della Figc al Rome Cavalieri – A Waldorf Astoria Hotel con il 68,58% dei voti. Lo sfidante Abete si è fermato al 29,17% e l’assemblea ha registrato la presenza di 245 delegati su 273 appartenenti alle sei componenti federali. Malagò guiderà la Federcalcio per il prossimo quadriennio, nel solco del passaggio di consegne seguito alle dimissioni di Gabriele Gravina dopo la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali.
La cornice del cambiamento alla Figc
La votazione arriva dopo la fine della gestione di Gabriele Gravina, dimessosi il 3 aprile in seguito alla sconfitta ai play-off a Zenica, in Bosnia. Gravina aveva guidato il calcio italiano dal 2018 e ha spiegato la scelta in una nota definendo la decisione “convinta, meditata e, non di meno, molto sofferta”, aggiungendo che si è trattato “di una scelta di dignità personale e di responsabilità istituzionale”. Nella stessa dichiarazione ha criticato chi “ha cercato la strada dell’emotività popolare per forzare cambi di persone, evidentemente non allineate e poco gradite, senza un supporto di tangibili motivazioni rinvenibili nel nostro sistema” e ha sottolineato il dovere di impedire che la Federazione fosse “trascinata in un vortice che l’avrebbe fortemente provata e divisa”.
Prima della votazione, Malagò aveva rivolto un appello all’assemblea. “Non sono un Papa nero, mi sento fratello di tutti voi”, ha dichiarato, definendosi “figlio della Figc”. L’ex presidente del Coni ha insistito sulla necessità di una svolta dopo la crisi attraversata dal calcio italiano: “Se è successo quello che è successo, è necessario cambiare. Altrimenti ci prendiamo in giro. Cambiare vuol dire innovare, una nuova mentalità”. Nel suo intervento ha inoltre sottolineato la necessità di recuperare credibilità e di ricostruire un dialogo con le istituzioni politiche, definendo la Figc “la più grande istituzione sociale del Paese”
Priorità sul tavolo di Malagò
Il contesto che la nuova presidenza eredita è stato delineato prima del voto con una serie di nodi strutturali. Il calcio italiano è stato descritto come privo di riforme incisive, con circa 100 squadre professionistiche in difficoltà di sopravvivenza, impianti datati e un indebitamento complessivo superiore a 5 miliardi. Questi elementi sono indicati come priorità immediate per la governance federale nel rapporto con le componenti e con i club professionistici.
L’appello dopo l’elezione
Subito dopo la proclamazione, Malagò ha scelto di rivolgersi all’assemblea con un messaggio improntato alla collaborazione. “Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto”, ha dichiarato tra gli applausi dei delegati presenti.
Le sue prime parole da presidente hanno confermato la linea già espressa durante la campagna elettorale: nessuna contrapposizione tra le diverse anime del calcio italiano e la volontà di costruire un percorso condiviso per affrontare le criticità del sistema e rilanciare il movimento nei prossimi quattro anni.
Gli organi: consiglio federale confermato
L’assetto operativo che affiancherà la presidenza parte dalla conferma in blocco dei consiglieri federali. Per la Lega Serie A restano in carica Stefano Campoccia, Giuseppe Marotta e Giorgio Chiellini; per la Serie B è stato confermato Antonio Gozzi; per la Serie C Giulio Gallazzi. Nell’area dei Dilettanti sono stati confermati Ilaria Bazzerla, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini, Giacomo Fantazzini e Giuliano Tambaro.
La rappresentanza dell’Associazione Calciatori comprende Davide Biondini, Sara Gama, Valerio Bernardi e Umberto Calcagno. Per la componente Allenatori sono stati confermati Giancarlo Camolese e Silvia Città. La conferma complessiva del consiglio offre continuità istituzionale nella fase di avvio del mandato.
Le uscite legate al ciclo precedente
Il cambio al vertice si accompagna ad altri addii maturati dopo la mancata qualificazione. Insieme a Gravina hanno lasciato i rispettivi incarichi anche Gianluigi Buffon, capo delegazione della Nazionale, e Gennaro Gattuso, che ha rassegnato le dimissioni da commissario tecnico pochi giorni dopo. Il nuovo ciclo presidenziale si apre dunque con una squadra dirigenziale confermata e con un settore gravato da un debito superiore a 5 miliardi.
La protesta dei tifosi davanti all’assemblea
Mentre all’interno del Rome Cavalieri si svolgevano le operazioni di voto per eleggere il nuovo presidente federale, all’esterno una cinquantina di tifosi in rappresentanza di diverse curve hanno organizzato una manifestazione per chiedere un cambiamento nel rapporto tra calcio e sostenitori. Al centro della protesta lo striscione “Per un calcio giusto e popolare”, accompagnato da cori e richieste rivolte alle istituzioni sportive.
L’iniziativa si collega a una petizione presentata al Senato, attraverso la quale i tifosi chiedono interventi su diversi temi: dalla riduzione del costo dei biglietti a calendari e orari delle partite considerati più compatibili con le esigenze dei lavoratori, fino a una revisione delle norme che regolano l’emissione dei Daspo. Tra gli slogan scanditi durante il presidio anche quello a favore delle “trasferte libere”.
La manifestazione si è svolta in contemporanea con l’assemblea chiamata a scegliere il successore di Gabriele Gravina, diventando uno dei segnali delle aspettative che una parte della tifoseria organizzata ripone nel nuovo corso della Federazione. Pur restando separata dalle dinamiche elettorali interne, la protesta ha riportato al centro del dibattito alcune delle questioni che da tempo animano il confronto tra istituzioni calcistiche e sostenitori.
