13 luglio 2026 – Gli Stati Uniti potrebbero assumere la gestione dello Stretto di Hormuz e ricevere un compenso per sorvegliarlo. È l’ipotesi avanzata da Donald Trump, mentre lo scontro con l’Iran torna ad allargarsi attorno a uno dei passaggi più strategici al mondo.
Stretto di Hormuz, Trump: “Verremo pagati per sorvegliarlo”
Probabilmente saranno gli Stati Uniti a gestire lo Stretto. Se saremo noi a gestirlo, verremo rimborsati. Diventeremo i custodi dello Stretto e verremo pagati per sorvegliarlo” ha dichiarato il presidente americano a Fox. Trump ha aggiunto che Washington sta “prendendo il controllo” del passaggio e che gli Stati Uniti diventeranno i suoi “custodi”, arrivando a definirli gli “angeli custodi dello Stretto”.
Le parole rilanciano una posizione già espressa nelle scorse settimane. A giugno Trump aveva sostenuto che nessun Paese avrebbe dovuto imporre pedaggi alle navi, salvo quelli richiesti dagli Stati Uniti per recuperare i costi della protezione della rotta.
Non è chiaro, però, attraverso quale accordo Washington potrebbe amministrare il passaggio. Lo Stretto si trova tra Iran e Oman e il sistema di separazione del traffico è gestito congiuntamente dai due Paesi dal 1968. Il diritto internazionale riconosce alle navi il diritto di transito e, secondo l’Organizzazione marittima internazionale, non esiste una base legale per imporre pedaggi negli stretti internazionali.
Perché il controllo dello Stretto è decisivo
Attraverso Hormuz transita circa un quinto del petrolio consumato a livello globale. Una chiusura, anche parziale, può rallentare le esportazioni dei Paesi del Golfo e far salire rapidamente i prezzi dell’energia.
La dichiarazione arriva dopo una nuova escalation tra Stati Uniti e Iran. Washington ha colpito obiettivi militari iraniani lungo la costa, mentre Teheran ha rivendicato attacchi contro installazioni americane in diversi Paesi della regione. Il traffico commerciale si è ridotto drasticamente, nonostante Trump continui a sostenere che il passaggio sia aperto.
L’ipotesi americana presenta Washington come garante della libertà di navigazione, ma apre un nuovo fronte politico e giuridico: quello della legittimità di trasformare la protezione militare di una rotta internazionale in una gestione a pagamento.
