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Gattuso si presenta alla Lazio: “C’è da mettere l’elmetto e lavorare”

Nella conferenza di presentazione il nuovo tecnico biancoceleste non nasconde le difficoltà del momento: “Sapevo le problematiche del club”. Poi l’appello all’unità e il messaggio a Lotito: “Serve parlare con chiarezza”

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Gennaro Gattuso, allenatore, indica con il dito in campo di sera.

EPA/NIDAL SALJIC - alanews

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

La nuova Lazio di Gennaro Gattuso nasce da una parola che sintetizza meglio di qualsiasi altra il momento che sta vivendo il club biancoceleste: “elmetto”.

Nella conferenza stampa di presentazione, il nuovo allenatore non ha cercato scorciatoie né promesse facili. Anzi, ha riconosciuto apertamente le difficoltà che attendono squadra e società, spiegando di aver accettato l’incarico proprio perché attratto da una situazione complessa da affrontare.

“Sono orgoglioso di essere arrivato in questo club, ho buonissime sensazioni”, ha dichiarato Gattuso. Un approdo che, come lui stesso ha ricordato, era stato sfiorato più volte in passato. Questa volta, però, il contesto è diverso. “Sapevo già le problematiche che c’erano, so bene che c’è da mettere l’elmetto e da lavorare”, ha aggiunto, indicando nella dedizione quotidiana la strada per rilanciare la squadra.

La promessa di Gattuso ai tifosi della Lazio

Più che di obiettivi di classifica, Gattuso ha parlato di identità. Il tecnico calabrese ha spiegato di voler costruire una squadra capace di rappresentare i valori storici del club e di ristabilire un legame forte con l’ambiente.

“Il mio obiettivo è mettere in campo una squadra che suderà per la maglia e che rispetti la storia e la tradizione di questo club”, ha detto. L’idea è quella di creare un gruppo compatto, unito e riconoscibile, in grado di coinvolgere i tifosi anche nei momenti più complicati.

“L’obiettivo è creare un clima familiare, di avere una squadra che diverta la gente e che renda orgogliosi i nostri tifosi”, ha aggiunto, sottolineando l’importanza dell’unità per affrontare una stagione che si preannuncia delicata.

Nessun alibi sull’ambiente

Uno dei temi più discussi attorno alla Lazio riguarda il rapporto tra squadra e tifoseria in una fase particolarmente complessa per il club. Gattuso ha scelto una linea chiara: evitare qualsiasi giustificazione preventiva.

“Se io oggi parlo dei tifosi creo solo un alibi”, ha affermato. Secondo il tecnico, il gruppo dovrà concentrarsi esclusivamente sul lavoro quotidiano senza lasciarsi condizionare dal clima esterno.

Pur riconoscendo che “l’ambiente in questo momento non è ideale”, l’allenatore ha invitato tutti a isolarsi dalle tensioni e a concentrarsi sul campo. La speranza, ha spiegato, è che i risultati possano contribuire a cambiare gradualmente il clima attorno alla squadra.

Il rapporto con Lotito

Non è mancato un passaggio sul presidente Claudio Lotito, figura centrale in una fase di transizione per il club. Gattuso ha descritto il loro rapporto come diretto e trasparente.

“Con il presidente ho un rapporto franco”, ha spiegato, rivelando di aver già chiesto alcuni interventi per migliorare la situazione della squadra. Un confronto che, nelle intenzioni del tecnico, dovrà essere continuo e basato sulla chiarezza.

“Se ha qualcosa da dire viene e ne parla con me e con la squadra”, ha concluso Gattuso, ribadendo la necessità di un dialogo aperto tra società e gruppo.

Per la Lazio, insomma, la nuova era comincia senza proclami. Con un allenatore che sa bene di arrivare in un momento complicato e che ha scelto di raccontarlo senza filtri. L’immagine dell’elmetto, più di qualsiasi slogan, è già diventata il simbolo della sua missione.

La ferita dell’Italia e la voglia di ripartire

Nel corso della conferenza, Gattuso è tornato anche sulla delusione per la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale, una ferita che, ha ammesso, è ancora aperta. “Posso solo ringraziare tutti i ragazzi che ho allenato perché mi hanno dato tutto. Nel calcio ci sono gli episodi, da giocatore un po’ di fortuna l’ho avuta, da allenatore qualche mazzata l’ho presa”, ha spiegato.

L’ex commissario tecnico azzurro non nasconde l’amarezza per un’esperienza conclusa nel modo più doloroso, ma guarda avanti: “Sto seminando per raccogliere, la delusione è stata tanta, la ferita che ho addosso rimarrà fino alla fine, ma la vita è questa e si va avanti”.

Gattuso ha poi rivendicato il lavoro svolto e la convinzione nelle proprie idee calcistiche. “Il calcio è una brutta bestia, nessuno si ricorda di quel poco di buono che avevamo costruito”, ha detto, sottolineando come quella battuta d’arresto non abbia intaccato la sua determinazione. “Ho ancora più rabbia, credo fortemente in quello che propongo altrimenti non sarei stato qui”.

Infine, il tecnico ha spiegato quanto le esperienze all’estero abbiano contribuito alla sua crescita professionale. “Quando si va all’estero si migliora, noi italiani pensiamo di essere sempre i migliori ma il calcio cambia a una velocità incredibile”, ha osservato. Un percorso che lo ha portato ad arricchire il proprio bagaglio prima di accettare la chiamata della Lazio: “Volevo andare a prendere qualcosina all’estero e completarmi, quest’anno è arrivata la chiamata della Lazio e mi hanno convinto”.

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