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Napoli, caldo e bollette: bar e ristoranti perdono il 30% degli incassi diurni

Confcommercio lancia l'allarme: desertificazione diurna in centro, con bollette e climatizzatori che erodono i margini.

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Federico Perrone di Federico Perrone

Bar, ristoranti e B&B di Napoli hanno registrato nelle ultime settimane di giugno e luglio un calo degli incassi fino al 30%. L’ondata di caldo e l’aumento delle bollette hanno svuotato le ore centrali e reso inutilizzabili molti dehors. La perdita di fatturato si concentra tra le 12 e le 17, con un parziale recupero serale legato alle prenotazioni ma accompagnato da turni più lunghi e uso intensivo della climatizzazione.

Nel centro storico i passaggi diurni si sono assottigliati. «Su c’è fresco, abbiamo la sala climatizzata», ha detto un cameriere in via Toledo, «ma abbiamo un crollo del 30 per cento, così siamo rovinati». La valutazione coincide con il quadro segnalato da Confcommercio: Massimo Di Porzio ha spiegato che «in centro c’è una desertificazione dalle 12 alle 17» che penalizza «fortemente negozi e ristoranti». Gli operatori collegano il calo allo spostamento dei turisti verso le spiagge e alle difficoltà di mantenere i servizi con costi sostenibili.

Presenze diurne in calo e dehors vuoti

L’impatto è visibile anche sui prodotti tipici della stagione. Gli esercenti hanno rilevato un calo fino al 20% nelle vendite di gelato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre una parte della domanda si è spostata verso le fasce orarie più fresche. La sera copre una parte del buco, ma non basta a riequilibrare i conti quando l’arco operativo si allunga e i costi fissi crescono.

Nei B&B la flessione è più contenuta ma resta significativa. Agostino Ingenito, che rappresenta i titolari nell’associazione Abbac, ha commentato che «abbiamo un calo del 10 per cento e dovremmo alzare i prezzi, visto l’aumento delle bollette». Il ricorso continuativo ai climatizzatori è descritto da diversi gestori come «un costo di produzione insostenibile», con bollette su livelli considerati tra i più alti degli ultimi anni. L’effetto combinato—minori incassi nelle ore calde e maggiori spese per raffrescare sale e cucine—spinge i margini verso il basso.

Strategie dei locali e costi in aumento

Per contenere l’impatto, alcuni esercizi hanno rivisto l’orario: apertura ritardata al pomeriggio, chiusura più avanti, servizi concentrati quando la temperatura scende e le prenotazioni aumentano. Altri stanno modulando i turni per ridurre il numero di addetti nelle ore morte e rafforzare la squadra a ridosso della cena. In diversi casi la ripresa serale resta legata alle prenotazioni, ma la dilatazione dei tempi di lavoro e l’uso continuo degli impianti incidono sul costo del personale e sull’energia.

Le scelte commerciali cambiano anche a menu e listini: dove i dehors risultano inutilizzabili nel picco di calore, si punta a sale interne più piccole ma climatizzate, con rotazioni rapide e piatti pensati per adattarsi ai ritmi serali. Non tutti, però, possono trasferire questi costi ai clienti senza ripercussioni sulla domanda; diversi operatori parlano di promozioni mirate o pacchetti “early dinner” per anticipare i flussi nelle ore ancora gestibili.

Musei, elettronica e immobili: effetti differenziati

Nel settore culturale il quadro è diverso. Il direttore del Museo Archeologico Nazionale, Francesco Sirano, ha assicurato che «non abbiamo registrato una flessione del numero di visitatori rispetto alla media stagionale». La priorità, ha aggiunto, è la tutela delle opere: la climatizzazione diventa un presidio tecnico e gestionale. «La sezione Villa dei Papiri sarà completamente climatizzata», ha annunciato, indicando interventi in corso per ridurre gli sbalzi termici nelle sale espositive.

All’estremo opposto della filiera del comfort, l’elettronica di consumo beneficia della domanda. Giuseppe Piscopo, dello store Expert nel quartiere Chiaia, ha spiegato che «le vendite sono cresciute del 20 per cento nel solo mese di giugno», con preferenza per ventilatori e condizionatori portatili facili da installare. È un aumento che non compensa, a livello cittadino, la perdita di spesa nella ristorazione e nel commercio di vicinato, ma indica come il caldo stia riallocando il budget delle famiglie.

Il mercato immobiliare recepisce il cambiamento delle esigenze: secondo gli operatori citati dagli esercenti, la metà degli annunci di case in vendita o in affitto evidenzia la presenza di almeno un condizionatore. L’informazione pesa sulla valutazione degli immobili e orienta le scelte di acquirenti e inquilini, soprattutto nei quartieri con minore ventilazione naturale.

La ripartizione temporale dei consumi resta il nodo da monitorare: il giorno perde domanda, la sera ne assorbe una parte. Intanto i costi operativi crescono per raffrescamento, energia e turni estesi. I numeri fissano il perimetro: nei punti vendita di elettronica Expert le vendite di apparecchi per il raffrescamento sono salite del 20% in giugno, mentre bar e ristoranti del centro dichiarano cali fino al 30% nelle stesse settimane di luglio.

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