La giornata diplomatica del 21 giugno si apre con uno scenario internazionale ad altissima tensione, tra minacce dell’Iran legate allo Stretto di Hormuz e nuovi tentativi di mediazione in corso in Svizzera. Sullo sfondo, la crisi in Libano continua a influenzare equilibri regionali e negoziati che coinvolgono attori globali.
La minaccia dell’Iran su Hormuz
Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Tasnim, lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto al traffico navale fino a quando non sarà rispettato il cessate il fuoco in Libano. La fonte citata dall’emittente, vicina al team negoziale iraniano, ha inoltre precisato che la riapertura dipenderebbe anche dal via libera alle deroghe necessarie per la vendita del petrolio iraniano.
Una posizione che lega direttamente la sicurezza della principale rotta energetica mondiale agli sviluppi del conflitto in Medio Oriente e alle condizioni poste da Teheran sul piano economico e diplomatico.
La posizione del quartier generale militare dell’Iran
A rafforzare il messaggio è intervenuto anche il quartier generale militare iraniano di Khatam al-Anbiya, citato dall’agenzia Fars. In un comunicato particolarmente duro, la struttura ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz al transito delle navi, motivandola con presunte violazioni degli accordi di cessate il fuoco da parte di Stati Uniti e Israele.
Nel testo viene sottolineato come la decisione rappresenti solo il primo passo di una risposta più ampia, lasciando intendere che ulteriori misure potrebbero seguire nel caso di una prosecuzione delle ostilità e del mancato rispetto degli impegni internazionali.
I negoziati a Lucerna con mediazione del Qatar
Mentre sul fronte iraniano si alza il livello dello scontro retorico, sul piano diplomatico si registra l’avvio di nuovi colloqui a Lucerna. L’incontro coinvolge Iran, Stati Uniti e Qatar, con quest’ultimo nel ruolo di mediatore, e ha come tema centrale proprio la situazione in Libano e la questione dei fondi iraniani congelati.
La televisione di Stato iraniana ha confermato l’apertura dei negoziati presso una struttura alberghiera nella Svizzera centrale, dove si stanno discutendo anche le prospettive di un cessate il fuoco più ampio e le condizioni economiche legate agli asset bloccati.
Un tavolo tripartito tra crisi e intese possibili
Ulteriori dettagli indicano che all’interno dei colloqui è in corso un incontro tripartito tra Iran, Stati Uniti e Qatar. Le discussioni si concentrano su un possibile cessate il fuoco globale in Libano e sul destino dei beni iraniani congelati all’estero, in un contesto definito come successivo a un recente memorandum d’intesa tra le parti.
Secondo le informazioni circolate, l’obiettivo del negoziato sarebbe quello di definire una nuova cornice di accordi che possa includere anche la vendita del petrolio iraniano e ingenti investimenti per la ricostruzione del Paese.
Le condizioni poste dall’Iran
Il portavoce iraniano Baghaei ha però smentito l’ipotesi di una nuova firma del memorandum già esistente, chiarendo che non ci sarà alcuna duplicazione dell’accordo. La posizione di Teheran resta quella di un approccio basato sulla reciprocità, sintetizzato nella formula “impegno per impegno”.
Tra i punti al centro della trattativa figurano la fine completa del conflitto, lo sblocco di circa 12 miliardi di dollari di asset congelati e un piano di investimenti fino a 300 miliardi per la ricostruzione dell’Iran, insieme alla possibilità di riattivare la vendita del petrolio. Baghaei ha inoltre ribadito la sfiducia verso il passato negoziale con Washington, accusata di non aver rispettato gli accordi presi.
Il primo confronto tra delegazioni a Lucerna
Sempre in Svizzera si è svolto l’avvio formale dei colloqui presso il Bürgenstock Resort, dove si sono incontrate le principali delegazioni coinvolte. Il vicepresidente statunitense JD Vance, insieme agli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, ha ricevuto i mediatori pakistani rappresentati dal premier Shehbaz Sharif e dal capo di stato maggiore Asim Munir.
L’incontro si è svolto in un clima cordiale, con strette di mano e brevi scambi davanti ai giornalisti, presenti solo per pochi istanti nella sala negoziale. Vance ha annunciato che ulteriori confronti sarebbero proseguiti più tardi, senza però rispondere alle domande sulle azioni militari in Libano e sul messaggio destinato al premier israeliano.
