L’inviato speciale Steve Witkoff parte per la Svizzera per colloqui con l’Iran, con l’obiettivo di riallineare i negoziati tecnici rinviati dopo le violenze in Libano di venerdì.
La missione è stata confermata da un funzionario statunitense, che ha precisato che anche Jared Kushner è atteso ai lavori. Il viaggio riprende dopo lo stop che aveva bloccato la partenza del vicepresidente JD Vance.
Perché il processo si è fermato
Il rinvio è arrivato a seguito di un aumento delle ostilità in Libano, con scambi di attacchi tra l’esercito israeliano e Hezbollah. In una giornata di combattimenti l’esercito israeliano ha ucciso almeno 47 persone, mentre Hezbollah ha ucciso quattro soldati israeliani. La dinamica sul terreno ha messo in difficoltà il canale negoziale, costringendo a ricalibrare tempi e percorso tecnico.
Chi partecipa e dove si riuniscono
Witkoff è in viaggio verso la Svizzera e Kushner è atteso alla riunione, che secondo fonti del processo dovrebbe svolgersi al resort di Bürgenstock. Il ministero degli Esteri svizzero ha reso noto che «i lavori preparatori rilevanti a Bürgenstock sono in corso», segnale che la macchina organizzativa è stata riattivata in vista dell’incontro.
Obiettivi tecnici e scadenze
I negoziatori operano con una finestra definita: è previsto un periodo di 60 giorni per arrivare a un accordo finale. Il tracciato di lavoro punta a rimettere i colloqui su binari praticabili e a chiudere i nodi tecnici che avevano portato al rinvio. Le autorità statunitensi hanno comunicato di seguire da vicino l’andamento della tregua fra Israele e Hezbollah, considerata centrale per garantire uno spazio negoziale non esposto a nuove fiammate di violenza che ne comprometterebbero l’avanzamento.
Il segnale politico e la cornice regionale
La ripresa dei colloqui arriva mentre lo scontro tra Israele e Hezbollah ha già inciso sui tempi della diplomazia. In questo quadro, il presidente Donald Trump ha detto in un’intervista televisiva di avere stima per il premier israeliano e ha aggiunto: «Sono sempre andato d’accordo con Bibi. A volte bisogna calmarsi e usare la testa». Le parole riflettono l’attenzione politica sul dossier, mentre il tavolo tecnico prova a isolare il negoziato dalle oscillazioni dei fronti locali.
Nelle prossime ore l’attenzione resterà puntata sulla conferma logistica di Bürgenstock e sulla reale tenuta della tregua in Libano, due elementi che possono incidere sul ritmo e sull’agenda delle sessioni. Al netto delle variabili regionali, il traguardo formale dei negoziatori resta invariato: chiudere il negoziato entro 60 giorni.
