L’Organizzazione Meteorologica Mondiale lancia un segnale di allerta gravissimo: c’è un 80% di probabilità che, entro settembre, si manifesti un El Niño mai visto prima. Non parliamo di un semplice fenomeno climatico, ma di un evento che potrebbe spingere le temperature globali a livelli record e scatenare piogge torrenziali. Le conseguenze si faranno sentire già nel 2026, con impatti che rischiano di cambiare il volto di molte regioni.
El Niño è un fenomeno naturale legato ai cambiamenti di temperatura nel Pacifico tropicale, ma stavolta si annuncia più forte del solito. Adam Scaife, capo delle previsioni al Met Office britannico, parla di “un evento da record”. Anche se non dovesse raggiungere il livello di “super”, gli effetti saranno comunque pesanti, soprattutto in un mondo che si sta già scaldando per colpa del cambiamento climatico. Nel 2024, l’ultimo El Niño ha portato temperature globali senza precedenti, e diversi climatologi ricordano che quello del 1998, all’epoca considerato estremo, oggi apparirebbe quasi “mite” rispetto agli ultimi vent’anni.
A lanciare l’allarme è anche il segretario generale dell’Onu, António Guterres, che invita la comunità internazionale a prendere sul serio questo segnale di emergenza climatica. Intanto, si notano già anomalie nelle temperature degli oceani profondi del Pacifico, con punte di oltre 6 gradi sopra la media: un segno chiaro che il riscaldamento delle acque superficiali e dell’aria sopra di esse è alle porte.
Che cos’è El Niño e cosa comporta per il mondo e per l’Europa
El Niño è una vera e propria perturbazione nella circolazione di aria e acqua: le acque calde del Pacifico centrale e orientale si spostano dalla loro zona abituale vicino all’Asia verso le coste americane. Questo cambiamento altera i venti e le piogge, scatenando effetti a catena. Nelle zone come il Golfo e il sud-est degli Stati Uniti, le piogge diventano più forti, spesso provocando alluvioni.
Serena Giacomin, direttrice scientifica di Italian Climate Network, definisce questo meccanismo “una macchina termodinamica” che agisce anche sull’Europa. Pur non coinvolta direttamente nelle anomalie oceaniche, l’Europa può subire “colpi di frusta climatici”: lunghi periodi di siccità seguiti da piogge intense, che complicano la gestione delle risorse idriche e mettono sotto pressione l’agricoltura.
Le misurazioni satellitari e delle boe mostrano che il calore si sta accumulando a centinaia di metri sotto la superficie del Pacifico, pronto a risalire. Giacomin avverte che il 2027 potrebbe essere un anno particolarmente caldo, con fenomeni meteorologici sempre più estremi, alimentati dall’energia accumulata nell’atmosfera.
Il monitoraggio resta fondamentale. Anche se non si può dire con certezza quanto durerà o quanto sarà intenso questo El Niño, la storia ci insegna a prepararci a sfide meteorologiche più dure. Per l’Europa, gli effetti, seppur indiretti, potrebbero pesare su agricoltura, gestione dell’acqua e prevenzione di disastri ambientali.
