Il 30 luglio è l’Earth Overshoot Day 2026, il giorno simbolico in cui l’umanità esaurisce tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare nell’arco di un anno. Da oggi, e fino al 31 dicembre, il consumo globale di materie prime, energia, suolo e foreste avverrà a un ritmo superiore rispetto alla capacità del pianeta di rinnovarle, entrando in quello che gli esperti definiscono un “deficit ecologico”.
L’Earth Overshoot Day viene calcolato ogni anno dal Global Footprint Network, che mette a confronto l’impronta ecologica dell’umanità con la biocapacità della Terra. Per il 2026 la data cade sei giorni più tardi rispetto allo scorso anno, ma il rinvio è dovuto soprattutto all’aggiornamento dei dati scientifici sulla capacità degli oceani di assorbire carbonio e non a una reale diminuzione dei consumi. Secondo gli esperti, infatti, la pressione esercitata dalle attività umane sugli ecosistemi continua ad aumentare.
Consumiamo come se avessimo quasi due pianeti a disposizione
Secondo le stime del Global Footprint Network, l’umanità utilizza oggi risorse naturali a un ritmo pari a 1,73 pianeti Terra. In altre parole, consumiamo circa il 73% in più di quanto gli ecosistemi riescano a rigenerare nello stesso periodo, accumulando un debito ecologico che si traduce in perdita di biodiversità, deforestazione, impoverimento dei suoli e aumento delle emissioni di gas serra.
Il superamento della soglia non rappresenta un esaurimento immediato delle risorse disponibili, ma un indicatore della distanza tra i consumi dell’umanità e la capacità rigenerativa del pianeta. Gli esperti sottolineano che invertire questa tendenza richiede interventi su più fronti, dalla transizione energetica all’economia circolare, fino a modelli di produzione e consumo più sostenibili. L’obiettivo è quello di spostare progressivamente l’Earth Overshoot Day sempre più avanti nel calendario, riducendo il peso del nostro impatto ambientale sulle generazioni future.
