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Omicidio Sako a Taranto, il quindicenne confessa: ho agito per difendere gli amici

Un'aggressione brutale a Taranto riaccende il dibattito sulla violenza giovanile. Un quindicenne confessa di aver accoltellato Bakari Sako per difendere gli amici. Indagini in corso

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Bakari Sako | @cgiltaranto.it

Vittorio De Bellaro di Vittorio De Bellaro

Giornalista e autore per Alanews.it, si occupa di attualità, politica, economia e società con particolare attenzione all’analisi dei fatti e alla verifica delle fonti. Il suo lavoro si concentra sulla cronaca e sull’approfondimento dei temi che influenzano il dibattito pubblico, con uno stile chiaro, rigoroso e orientato alla comprensione dei fenomeni contemporanei. Attraverso articoli, analisi e contenuti multimediali contribuisce alla produzione editoriale di Alanews, seguendo i principali eventi nazionali e internazionali e raccontandoli con un approccio informativo indipendente e basato sui principi del giornalismo professionale.

Era quasi l’alba a Taranto quando Bakari Sako, 35 anni, è morto dopo un’aggressione brutale. Quel sabato notte, un gruppo di ragazzi – quattro di loro minorenni – si è scagliato contro di lui senza un motivo evidente. Pugni, calci, poi i coltellate che si sono rivelate fatali. Tra gli accusati c’è un quindicenne che ha confessato: ha detto di aver colpito per difendere i suoi amici. Parole che aprono una ferita nuova, e profonda, nel già acceso dibattito sulla violenza giovanile.

Era ancora buio quando a Taranto è scattata la tragedia. Bakari Sako, bracciante agricolo di 35 anni, stava andando al lavoro in bicicletta quando un gruppo di ragazzi, alcuni minorenni, lo ha preso di mira. Due di loro, in scooter, si sono avvicinati fingendo di puntargli una pistola per costringerlo a fermarsi. Poco dopo, gli altri si sono uniti all’aggressione. Secondo gli inquirenti, uno dei sedicenni ha sferrato un pugno al volto di Sako, dando inizio a un pestaggio feroce.

L’uomo ha cercato rifugio nel bar Fontana, poco distante, ma il branco lo ha seguito dentro il locale. Le telecamere di sorveglianza hanno catturato tutta la scena: il cerchio che si chiude, le botte, e infine le coltellate all’addome, inflitte da un ragazzo di 15 anni, che hanno causato la morte. Tra i maggiorenni coinvolti, c’è Cosimo Colucci, 22 anni, ripreso mentre partecipava all’aggressione seduto ai tavoli del bar, colpendo direttamente la vittima.

Omicidio Sako a Taranto

Giovedì mattina, davanti al gip del Tribunale per i minorenni di Taranto, si è svolta l’udienza per convalidare il fermo dei quattro minorenni coinvolti, tutti tra i 15 e i 16 anni. Pur scegliendo in gran parte di non rispondere, hanno rilasciato alcune dichiarazioni spontanee. Il 15enne accusato di aver inferto le coltellate ha ammesso le sue responsabilità, spiegando di aver agito per paura che i suoi amici potessero essere aggrediti.

Gli altri tre minorenni hanno invece detto di non essersi accorti delle coltellate e di non aver capito la gravità delle ferite di Sako. La giudice Paola Morelli ha preso tempo per decidere sulla convalida dei fermi e sulle eventuali misure cautelari. Fuori dal tribunale si sono vissuti momenti di forte tensione: i parenti della vittima hanno incrociato lo sguardo dei giovani accusati, in un silenzio carico di dolore.

Due maggiorenni fermati, indagini ancora aperte

Le indagini della Procura di Taranto hanno portato anche al fermo di due maggiorenni, Fabio Sale, 20 anni, e Cosimo Colucci, 22, entrambi accusati di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Sale ha parlato davanti al gip, dicendo di non aver avuto un ruolo diretto nell’omicidio e di essere arrivato quando Sako era già stato accoltellato.

Nei prossimi giorni proseguiranno gli interrogatori degli altri indagati. L’autopsia sul corpo di Bakari, fissata per il 19 maggio, sarà decisiva per chiarire le dinamiche e le cause della morte. Nel frattempo, l’episodio ha riacceso il dibattito sulla violenza giovanile e sulla tensione che si respira in alcune zone della città. Taranto resta ferita, in attesa di verità e giustizia.

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