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Indagini sulle morti da ricina a Pietracatella, sotto esame chat online e dispositivi digitali

Gli investigatori analizzano dispositivi e forum digitali per ricostruire i movimenti delle vittime e individuare possibili legami tra le chat sospette e l’avvelenamento

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La pianta che contiene la ricina

La pianta che contiene la ricina | Unsplash @Naoki Suzuki - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Campobasso, 12 maggio 2026 – Proseguono senza sosta le indagini della Squadra Mobile di Campobasso sul caso delle morti sospette avvenute a Pietracatella, dove mamma e figlia sono state avvelenate con la ricina, una sostanza altamente tossica e difficile da reperire. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Larino, si arricchisce di nuovi sviluppi che ruotano attorno all’analisi di dispositivi elettronici e all’approfondimento di conversazioni online.

Accertamenti sulle chat online

Gli investigatori hanno concentrato la loro attenzione su decine di chat e forum online in cui, da mesi, due utenti con nickname ricorrenti discutevano dettagliatamente della ricina. Questi dialoghi includevano domande inquietanti come “come avvelenare un insegnante” e richieste di informazioni su sostanze capaci di colpire il sistema nervoso centrale senza far emettere un grido, attribuite a un sedicente scrittore che giustificava le ricerche come parte di una trama letteraria. Le indagini puntano a chiarire eventuali collegamenti tra questi utenti e i fatti di Pietracatella, oltre a verificare la tracciabilità dell’acquisto online di semi di ricino da parte di privati.

Parallelamente, il 28 aprile scorso è stato posto sotto sequestro il cellulare di Alice Di Vita, la figlia maggiore della famiglia, per effettuare accertamenti tecnici irripetibili. Nel corso di un sopralluogo durato quasi tre ore nell’abitazione di Pietracatella, la Polizia Scientifica ha inoltre recuperato cinque telefoni, un tablet, un computer e un router, che saranno esaminati dagli esperti per estrarre chat, mail, conversazioni social, appunti e ricerche online, soprattutto relative ai giorni intorno al 23 e 24 dicembre, quando presumibilmente è avvenuto l’avvelenamento.

Indagini sull’avvelenamento da ricina

Dalle analisi tossicologiche condotte dal centro antiveleni Maugeri di Pavia è emersa una grave intossicazione da ricina nelle vittime Antonella Di Ielsi e la figlia Sara, mentre nel sangue del padre Gianni Di Vita la sostanza non è stata rilevata, nonostante egli abbia manifestato sintomi lievi e sia stato monitorato in ospedale. Gli inquirenti stanno ascoltando numerosi testimoni, tra cui parenti e amici, per ricostruire la dinamica dei fatti e valutare eventuali responsabilità mediche, dal momento che l’iniziale ipotesi di omicidio colposo si è evoluta verso il duplice omicidio premeditato.

Un ulteriore filone investigativo riguarda la possibile origine della ricina: nonostante si fosse ipotizzato il dark web, gli accertamenti si sono estesi a negozi di prodotti agricoli e all’istituto agrario di Riccia, dove risulterebbero ricerche sul ricino effettuate su un computer scolastico mesi prima dei fatti. L’attenzione degli inquirenti si concentra dunque anche su eventuali conoscenze e contatti della famiglia, che potrebbero aver favorito l’accesso alla tossina.

Per approfondire: Cos’è la ricina e perché è uno dei veleni più pericolosi al mondo

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