Gli inquirenti hanno sequestrato a Pietracatella, in Molise, 70 alimenti nell’inchiesta sui decessi di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara avvenuti nei giorni del Natale scorso.
I prodotti, indicati negli atti come cibo fatto in casa e confezionato di varie marche, erano conservati nei freezer delle abitazioni finite sotto sigillo; l’obiettivo è verificare con esami chimico‑tossicologici la presenza o l’assenza di tracce riconducibili alla ricina sui singoli lotti.
Cosa è stato sequestrato e come procedono le analisi
Dagli atti dell’inchiesta risulta che i 70 pezzi posti sotto sequestro comprendono vasetti, barattoli e confezioni rinvenuti nei congelatori delle abitazioni coinvolte. Gli investigatori descrivono l’accesso ai freezer come uno dei passaggi del sopralluogo e il prelievo dei campioni come fase preliminare alle verifiche di laboratorio.
Una prima tornata di campioni era già stata inviata a gennaio all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise per accertamenti. Ora la procura ha ammesso nuovi consulenti italiani e tedeschi, chiamati a eseguire analisi più approfondite sui materiali sequestrati. Ai periti è stato affidato il compito di verificare, con metodologie chimico‑tossicologiche, l’eventuale presenza di componenti riconducibili alla ricina e di attribuire gli esiti ai singoli alimenti e lotti esaminati.
Negli atti non vengono specificati i tipi di preparazioni coinvolte né le marche presenti tra i prodotti sequestrati. Viene invece richiamata l’esigenza di una tracciabilità puntuale: ogni campione dovrà essere collegato al proprio contenitore e al punto di rinvenimento per consentire confronti coerenti tra risultati e scenari ricostruttivi.
Consulenze tecniche e prossimi passi dell’indagine
La procura ha ammesso periti con competenze specialistiche, anche estere. Non sono stati resi noti i nomi dei consulenti né i dettagli delle tecniche che verranno utilizzate; negli atti si precisa però che il coinvolgimento di esperti tedeschi serve a confrontare risultati e protocolli e a garantire un livello di verifica indipendente rispetto agli accertamenti già attivati presso l’Istituto Zooprofilattico.
I consulenti dovranno analizzare i 70 alimenti sequestrati, ricondurre gli esiti a ciascun campione e riferire ai magistrati. Dalle conclusioni dei periti dipenderanno gli sviluppi investigativi: qualora emergessero tracce di ricina, le risultanze tecniche costituiranno base per ulteriori accertamenti giudiziari mirati; in assenza di riscontri, gli investigatori valuteranno piste alternative coerenti con gli elementi raccolti sul territorio.
Le relazioni dei periti saranno depositate agli atti del procedimento al termine delle analisi.
