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La CPI conferma il processo a Duterte per crimini contro l’umanità nelle Filippine

La Corte penale internazionale ha respinto il ricorso della difesa, confermando la propria giurisdizione sui presunti crimini commessi durante la guerra alla droga filippina

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Rodrigo Duterte

Rodrigo Duterte | Photo by KING RODRIGUEZ/Presidential - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Bruxelles, 23 aprile 2026 – La Corte penale internazionale (CPI) ha confermato la propria giurisdizione nel procedimento penale a carico dell’ex presidente filippino Rodrigo Roa Duterte, aprendo formalmente la strada al suo processo per presunti crimini contro l’umanità connessi alla cosiddetta “guerra alla droga” condotta durante il suo mandato.

La decisione della CPI

La Camera d’appello della CPI, con una decisione presa a maggioranza, ha respinto integralmente il ricorso presentato dalla difesa di Duterte, ratificando così la decisione preliminare emessa il 23 ottobre 2025. Secondo il giudizio dei magistrati, la Corte può esercitare la propria giurisdizione sui presunti crimini commessi nel territorio delle Filippine nel periodo in cui il Paese era parte dello Statuto di Roma, ossia tra il 1° novembre 2011 e il 6 marzo 2019.

La Corte ha inoltre evidenziato come consentire a uno Stato di sottrarsi alle proprie responsabilità dopo l’avvio delle indagini sarebbe “incompatibile” con l’obiettivo dello Statuto, che mira a “porre fine all’impunità per i responsabili dei crimini più gravi di rilevanza internazionale”. La decisione sottolinea un equilibrio tra il diritto degli Stati di ritirarsi dal trattato e le responsabilità assunte con la ratifica.

Le accuse contro Duterte

Rodrigo Duterte, che ha guidato le Filippine dal 2016 al 2022, è accusato di omicidio e tentato omicidio configurati come crimini contro l’umanità, in relazione a un presunto attacco “diffuso e sistematico” contro la popolazione civile durante la cosiddetta campagna antidroga nazionale. Nel marzo 2025, Duterte è stato arrestato a Manila in esecuzione di un mandato emesso dalla CPI e trasferito alla Corte con l’accusa di aver orchestrato violenze di massa che hanno causato migliaia di morti extragiudiziali.

La Corte penale internazionale, con sede all’Aia, è un tribunale internazionale indipendente istituito nel 2002 per giudicare i crimini più gravi – tra cui genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra – commessi sul territorio degli Stati aderenti allo Statuto di Roma o da loro cittadini, quando gli ordinamenti nazionali non sono in grado o non vogliono agire.

L’arresto e il processo di Duterte rappresentano un momento cruciale per la giustizia internazionale, volto a garantire responsabilità e risarcimento alle vittime della campagna antidroga che ha segnato profondamente la storia recente delle Filippine.

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