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Corte penale internazionale, l’Ue a Rubio: “Minacce inaccettabili”

Bruxelles difende l’indipendenza della Corte dopo la campagna degli Stati Uniti per isolarla. Washington valuta sanzioni e pressioni sugli alleati.

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Corte Penale Internazionale

La corte penale internazionale | User Hanhil from the Nederlandstalige Wikipedia — CC BY-SA 3.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1471438)

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

14 luglio 2026 – L’Unione europea alza un muro in difesa della Corte penale internazionale. La Commissione ha risposto alle minacce del segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha annunciato una campagna per “smantellare” quella che Washington considera una minaccia alla sovranità degli Stati Uniti. “Come Unione europea, confermiamo il nostro sostegno alla Corte penale internazionale e ai principi sanciti dallo Statuto di Roma“, ha dichiarato un portavoce della Commissione durante il briefing quotidiano con la stampa. Bruxelles ha ribadito di rispettare “l’indipendenza e l’imparzialità” della Corte e ha definito “semplicemente inaccettabili” gli attacchi o le minacce contro i suoi funzionari e il personale.

Lo scontro tra Ue e Stati Uniti

La presa di posizione europea arriva dopo l’annuncio con cui Rubio ha accusato la Cpi di essere diventata un’istituzione “radicale ed estrema”. Secondo il segretario di Stato, il tribunale potrebbe arrivare a colpire militari, funzionari e rappresentanti politici americani per attività condotte nell’interesse nazionale.

Il dipartimento di Stato ha fatto sapere che nessuna opzione diplomatica sarà esclusa. Tra le misure allo studio ci sono nuovi divieti di viaggio, revoche dei visti, ulteriori sanzioni economiche contro la Corte e le organizzazioni collegate, ma anche pressioni sugli altri Paesi affinché ne respingano l’autorità. Gli Stati che beneficiano dell’assistenza, della presenza militare o della protezione americana potrebbero essere sottoposti a un controllo più severo qualora decidessero di non seguire Washington.

Per Bruxelles, però, l’argomento della sovranità non regge. “La Cpi non prende di mira gli Stati, né costituisce una minaccia alla loro sovranità”, ha precisato il portavoce della Commissione, ricordando l’impegno europeo nella giustizia penale internazionale e nella lotta contro l’impunità.

Perché Washington attacca la Corte penale internazionale

La Corte penale internazionale, con sede all’Aia, è stata istituita dallo Statuto di Roma ed è operativa dal 2002. Si occupa dei crimini internazionali più gravi: genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e aggressione e interviene secondo il principio di complementarità, quindi quando le autorità nazionali non possono o non vogliono condurre procedimenti autentici.

Gli Stati Uniti non hanno mai ratificato lo Statuto di Roma. Questo, tuttavia, non esclude in assoluto la competenza della Corte: la Cpi può esercitare la propria giurisdizione anche nei confronti dei cittadini di Paesi non aderenti quando i presunti crimini sono stati commessi nel territorio di uno Stato membro.

Da ricordare che il conflitto tra Washington e il tribunale dell’Aia non nasce con queste ultime dichiarazioni: nel 2020 la procura della Cpi aveva aperto un’indagine sull’Afghanistan che comprendeva anche possibili crimini commessi da militari statunitensi, sebbene dal 2021 quel filone sia stato ridimensionato. Le tensioni sono poi cresciute dopo i mandati di arresto emessi nel 2024 contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant.

L’amministrazione Trump ha già colpito giudici e funzionari della Corte con sanzioni, ma la nuova campagna annunciata da Rubio punta oltre i singoli provvedimenti: l’obiettivo dichiarato è isolare diplomaticamente la Cpi. La risposta dell’Unione europea mostra che, almeno per ora, Bruxelles non intende seguirla.

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